Randall Cole ha portato a Torino il suo film “388 Arletta Avenue” in occasione del Torino Film Festival. Questo film, manifesto del voyeurismo digitale, racconta il graduale disfacimento di una coppia sposata e felice, la cui vita è sconvolta da una presenza sconosciuta che si aggira in casa loro quando loro non ci sono e sembra avere occhi e orecchie in ogni posto dove essi  vivono e lavorano. Il titolo 388 Arletta Avenue è proprio l’indirizzo della casa di James ed Amy Deakin, una coppia sposata da poco che un giorno comincia a notare qualcosa di strano, come spostamenti di oggetti, modifiche sul computer dello studio, cd aggiunti nella loro autoradio e l’incubo si forma piano piano per poi assumere dimensioni corpose ed inquietanti, come la testa del gatto nella buca delle lettere. Tutto sembra essere un messaggio e una minaccia da parte di un maniaco o di qualcuno che per qualche motivo è adirato con loro due. Poi Amy scompare, lasciando solo un breve biglietto poco chiaro e James, da quel momento in poi, intraprende una rapida discesa verso la follia, la paranoia e il terrore.

Girato per lo più con lo stile di ripresa tipico delle videocamere handycam, “388 Arletta Avenue” cerca di ricreare la ripresa delle telecamere nascoste, posizionate in mille punti diversi e il punto di vista del killer è prevalentemente in soggettiva, come se i suoi occhi fossero quelli delle numerose telecamere sistemate in tutta la casa della famiglia Deakin. Cole riesce a creare curiosità e agitazione con una trama ben costruita, che non cade nel banale anche quando le occasioni si presentano su un piatto d’argento. La tensione si insinua piano piano nella struttura narrativa e il personaggio di James, interpretato in maniera convincente da Nick Stahl, è interessante e curioso con le sue diverse sfaccettature caratteriali che corrono vorticosamente tra la follia e la razionalità. In lui c’è una continua lotta tra l’amore per la moglie, la rabbia di non capire cosa succede e il tremendo desiderio di catturare il colpevole e fargliela pagare.

In un bel gioco di vedo – non vedo, il pubblico partecipa alla ricerca del maniaco a fianco a James, cercando di dare un volto al responsabile della sua disperazione, anche se forse il volto di quest’ultimo potrebbe essere uno qualunque, uno qualsiasi di noi che decide di iniziare un gioco pericoloso e macabro, prendendo di mira ogni volta una casa e una famiglia diversa. Infatti Randall Cole con questo film sembra voler sottolineare la funzione della privacy oggi , in un tempo in cui i dati di ogni persona sono visibili praticamente ovunque e ottenere indiscrezione è veramente un
privilegio destinato a pochi. “388 Arletta Avenue” è un thriller con al centro il desiderio di voyeurismo più autentico, che nella nostra era tecnologica e digitale non avviene tanto attraverso l’occhio umano, quanto attraverso un obiettivo.

Mi divertiva l’idea di girare un film su qualcuno senza che la persona interessata ne fosse a conoscenza. Ero affascinato dal concetto delle videocamere nascoste, così come dal giocare con la vita di qualcuno, mettendola sottosopra. Pensavo a qualcosa di più semplice di The Truman Show di Peter Weir, qualcosa che chiunque con una piccola videocamera e un bel po’ di tempo a disposizione possa fare” ha dichiarato Randall Cole. Riprendendo lo stile di film come “Paranormal Activity”, “Cloverfield” e “The Truman Show”, questo film presentato al 29° TFF convince ed è piacevole da guardare, poiché riesce a mixare bene pathos e azione con ritmo dinamico e tendente al brivido puro e semplice.