Un ponte lungo chilometri che collega il Galles all’Indonesia. Un film “caso” del 29° Torino Film Festival, che  irrompe nella kermesse del Concorso Ufficiale, pur non essendo, per genere e stile, un lungometraggio in linea con le notorie scelte dei selezionatori di Festival internazionali come Torino, che invece con pellicole come questa ed Attack The Block, ha scelto di andare in controtendenza. Serbuan Maut (The Raid in inglese) è la terza opera del regista gallese, Gareth Evans, emigrato in Indonesia per realizzare questo esplosivo concentrato di arti marziali ed adrenalina.

Ci troviamo a Giacarta, un palazzo inespugnabile per la polizia è un vero e proprio covo dove si nascondono ladri, assassini e spacciatori. Una squadra di agenti speciali, deve irrompere nell’edificio per arrestarne il proprietario, Tama (Ray Sehetapy), noto e potente signore della droga.  Muovendosi alle prime luci dell’alba, riescono a entrare nel palazzo, ma, quando la loro copertura salta, si ritrovano intrappolati e assediati, con tutte le uscite bloccate e l’intero edificio contro di loro. La loro missione diventa così una lotta per la sopravvivenza, stanza dopo stanza, piano dopo piano. È un suicidio, colpa anche di un capitano corrotto, ma per il senza paura, Rama (Iko Uwais che aveva già lavorato con il regista nel suo precedente lavoro “Merantau”) la speranza è l’ultima a morire. Protagonista indiscusso della pellicola, il giovane agente non ha veramente nulla da invidiare ad illustri colleghi come Steve Seagal o Bruce Lee, riesce ad essere magnetico nelle interminabili sequenze di combattimento, che per quanto estremamente lunghe, da spettatore non vorresti che finissero mai. Eleganza nel menare duro insomma, con alcune scene al limite del genere splatter alla Tarantino, per niente forzate o fuori posto però.

The Raid è intrattenimento allo stato puro fin dalle prime scene. Passano solo tre minuti, il tempo necessario ad introdurre il protagonista, intento a salutare la moglie incinta di suo figlio e già ci ritroviamo a bordo della camionetta a seguire le direttive del capo degli swat che introduce la sua squadra alla missione che dovranno compiere a breve.  Passano altri 10, forse 15 modestissimi minuti ed inizia a salire l’adrenalina. Il blitz prende il via e per lo spettatore la restante ora e un quarto si esaurirà in un secondo. Al di là della bravura degli attori, preparatissimi anche a livello atletico, alla quale viene affidata la maggior parte delle scene, a Gareth Evans dobbiamo riconoscere oltre che il merito di una regia non convenzionale, che non lascia veramente nulla al caso, anche la sceneggiatura, forse la parte meno di spicco in un film dalla trama abbastanza ricorrente ed in ultimo il montaggio delle sequenze, probabilmente la parte di lavoro fondamentale all’interno di un film dal ritmo così serrato. Insomma, l’approccio all’ambito sociologico, ai temi della corruzione della polizia e della malavita di un paese come l’Indonesia è pari a zero. Non è  del tutto assente, ma fa da contorno in un film nel quale il regista si è voluto semplicemente divertire o come ha voluto definirlo lui stesso in sala, prima della proiezione, un mirabolante giro sulle montagne russe. Da non sottovalutare inoltre le musiche, composte tra gli altri anche da Mike Shinoda, membro della band americana dei Linkin Park.

Probabilmente non arriverà ad ottenere il lustro di qualche premio da una Giuria magari ancora non del tutto rodata a film di questo tipo ma già il fatto di essere arrivato in Concorso in un Festival dalla grande storia e prestigio come quello di Torino, fa capire come il cinema riesca finalmente ad apprezzare anche film d’autore come questo, seppur di genere. Il pubblico già se ne è accorto, premiandolo alla scorsa edizione del Film Festival di Toronto, staremo a vedere se a Torino potrà ricevere ulteriori sorprese.

 

 Il trailer in HD (alcune immagini contengono scene particolarmente violente)