Berlinale 2016: Emma Thompson nel dramma Alone in Berlin
2.7Overall Score
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Non è mai facile trasporre un libro per il grande schermo. Sono pochi i film che ricreano le stesse emozioni della carta stampata e si contano sulle dita di una mano le opere cinematografiche migliori di quelli letterarie. Eppure Vincent Perez rischia portando al cinema il capolavoro di Hans Fallada, definito dalla stessa Berlinale “un’autentica testimonianza della vita di tutti i giorni nella Berlino nazista». Alone in Berlin racconta la storia vera di una coppia della classe operaia che, dopo aver perso il figlio durante la seconda guerra mondiale, iniziò una folle impresa per liberare la Germania dal nazismo. Stiamo parlando di Otto (Brendan Gleeson) ed Anna Quangel (Emma Thompson) che scrissero negli anni ’40 oltre duecento biglietti contro Hitler e diventarono uno dei simboli più rappresentativi dell’antinazismo.

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Una emozionante storia vera, un cast composto da Emma Thompson, Brendan Gleeson e Daniel Bruhl e un libro cult non sono bastati a Vincent Perez per costruire il capolavoro che ci saremmo aspettati. Alone in Berlin é infatti la prima delusione della 66° edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Innanzitutto l’approccio freddo e distaccato di Perez impedisce allo spettatore di emozionarsi attraverso le tragiche vicende di Otto e Anna. I dialoghi in inglese germanizzati negli accenti fanno perdere autenticità all’opera e il ritmo debole e ripetitivo finisce più volte con l’annoiare. Fortunatamente l’eccellente cast compensa in parte queste fragilità: Brendan Gleeson è impeccabile nei panni di un uomo rassegnato e ribelle ed Emma Thompson è eccezionale in quelli di una madre addolorata e una donna disposta a tutto per cambiare le cose. Tiene testa alle due star inglesi, perfette nella rappresentazione di una coppia sposata da lungo tempo, anche il bravo Daniel Bruhl che costruisce un personaggio ricco di sfumature ed efficace dal primo all’ultimo minuto. Il tris di attori colpisce lo spettatore elevando un’opera a cui neanche la musica di Alexandre Desplat riesce a dare un po’ di colore. Alone in Berlin è così un film tecnicamente perfetto ma monocorde, povero di emozioni e lontano anni luce dal romanzo di Fallada.