Alessandro Blasetti girò 1860 nel 1934 in pieno regime fascista, riscuotendo un considerevole successo da parte della critica, ma essendo completamente ignorato dal pubblico dell’epoca che non riusciva a trovare un protagonista in cui identificarsi e che poco conosceva il tema risorgimentale. Settantasei anni dopo, nel 2010, Mario Martone ha portato sullo schermo una storia liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Anna Banti, Noi credevamo. È su questi due poli che si articola la mostra dedicata al Risorgimento italiano nel Foyer Sala Petrassi all’Auditorium Parco della Musica, fino al 5 novembre, Viva l’Italia! Il Risorgimento sul set.

Curata da Antonio Maraldi, l’esposizione, il cui titolo cita il film di Roberto Rossellini del 1961 in cui venivano narrate le gesta eroiche dei Mille durante la spedizione, si muove tra la storia e la narrazione, proponendo gli scatti dai set e dei fuori scena che hanno raccontato l’Italia dell’Unità e del Risorgimento. A far vanto alla mostra gli scatti inediti, sviluppati direttamente dai negativi originali, de La pattuglia sperduta, film storico del 1952, diretto da Piero Nelli, che racconta di quel marzo 1849, quando Carlo Alberto stava per riprendere la guerra contro gli austriaci. Oltre a questo eccezionale repertorio, si aggiungono film di tutti i registri: dal melodrammatico Senso di Luchino Visconti del 1954, con Alida Valli e Farley Granger nel ruolo di protagonisti, nel film ispirato all’omonima novella di Camillo Boito, alla commedia farsesca di Luigi Magni, fino all’encomiastico Camicie rosse di Goffredo Alessandrini, concluso da Luchino Visconti, con interpreti d’eccezione la Magnani nel ruolo di una veemente e appassionata Anita Garibaldi e Raf Vallone da applausi nei panni di Garibaldi.

Le foto, acquisite dall’Archivio Storico del Cinema/AFE, da Franco Bellomo, dal Centro Cinema Città di Cesena, dalla Cineteca di Bologna, dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e dai Reporters Associati, sono una sintesi tra finzione e realtà della finzione, mescolando stili e livelli discordanti, eppure raccontando un’Italia che molto spesso abbiamo ignorato nelle vesti degli scolaretti, ma così appassionante e avvincente nelle rappresentazioni cinematografiche, che diventano quadri da appendere negli scatti di questa mostra. L’Unità d’Italia non passa solo per i banchi di scuola, ma può, e deve, passare soprattutto attraverso il racconto di registi, narratori del passato e interpreti della storia.