Alla faccia della crisi. In questi giorni in cui l’argomento principe sui nostri giornali e telegiornali è la difficoltà economica che imperversa su tutte le borse europee, la Sotheby’s mette a segno un colpo da campione.  40,4 milioni di dollari, questa è la cifra a cui è stato venduto Litzlberg am Attersee, capolavoro di Gustav Klimt, a fronte della stima iniziale che si aggirava intorno ai 25 milioni di dollari. A contendersi l’ambita tela cinque collezionisti che si sono sfidati a suon di milioni di dollari, ma la contesa è stata vinta da David Lachenmann, gallerista di Zurigo, che avrebbe comperato il dipinto per un anonimo cliente.

Che l’opera sia un unicum eccezionale lo racconta anche la sua storia. Realizzato nel 1915, il quadro, in cui viene rappresentato uno scorcio di un lago dell’Austria occidentale, è un autentico capolavoro dell’artista austriaco, protagonista della Secessione Viennese. La tela, originariamente nelle mani del magnate Victor Zuckerknadl, venne ereditato da Amalie Redlich, la sorella di Victor, che però fu deportata in Polonia dai nazisti nel 1941. Il dipinto passò così nelle mani della Gestapo per poi essere esposto nel Museo d’arte moderna di Salisburgo. Successivamente il nipote di Amalie, George Jorisch, riuscì a riavere l’opera come erede naturale della Redlich. Ormai ottantatreenne Jorisch ha deciso di mettere all’asta questo spettacolo della pittura. Il due novembre, quindi, Sotheby’s ha battuto il pezzo ad una cifra esorbitante, che rappresenta circa un quinto dell’introito totale dell’asta di 199,8 milioni di dollari. Il secondo pezzo, in ordine di dollari, è L’Aubade di Picasso, opera tarda dell’artista spagnolo.  Stimato tra i 18 e i 25 milioni di dollari, il dipinto è stato venduto per 23 milioni di dollari.

Una volta si investiva sul mattone, ora, visti i tempi di magra, i ricchi investitori preferiscono i dipinti dei grandi maestri. Opere immortali e investimenti duraturi che perdurano al passare dei tempi e delle crisi economiche.