Non ci si abitua mai a gesti di follia, soprattutto quando a pagarne le conseguenze sono oggetti o persone che non hanno nessuna responsabilità per questo stato d’animo. Nonostante ciò, siamo sempre più avvezzi ad ascoltare e leggere notizie che riportano fatti di cronaca in cui a subire la pena più pesante sono proprio le opere d’arte. L’indignazione, in questi casi, non è mai troppa: osservare capolavori deturpati da gesti sconsiderati ed immotivati è fonte di evidente rabbia da parte di chi considera le opere d’arte un elemento di crescita, di elevazione non solo intellettuale ma anche spirituale. Eppure anche oggi ci ritroviamo a dare notizia di un nuovo scempio contro una delle chiese simbolo della cristianità romana, Santa Maria Maggiore. La basilica è una delle quattro basiliche papali; la sua nascita si deve a Papa Sisto III che la fece costruire tra il 432 e il 440, dedicandola al culto mariano.

Evidentemente il trentaduenne rumeno, senza fissa dimora, che, alle 4 del mattino di lunedì, ha scatenato tutta la sua rabbia contro questo capolavoro architettonico, unica tra le basiliche ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana, non si è curato dell’imponenza del monumento contro cui stava agendo. Il vandalo ha superato la cancellata ed ha danneggiato la Porta Santa della Basilica, armato con una pietra, rovinando ben nove pannelli in bronzo, raffiguranti le scene dell’Annunciazione, scardinandoli dalla Porta. L’uomo è stato colto in flagranza di reato da una pattuglia di Polizia, che lo ha immediatamente arrestato. La Polizia, inoltre, ha reperito gli altorilievi ornamentali staccati dal vandalo, che, peraltro, ne teneva ancora in mano uno all’arrivo dei poliziotti. Non contento dell’ingente danno alle cose, si è anche scagliato contro un agente nel tentativo di scappare, ma è stato fermato ed arrestato per danneggiamento aggravato. “Volevo fare qualche danno, volevo rompere qualcosa”: è stata la motivazione di  questo gesto inaudito. Ogni volta mi sorge una domanda. Mi chiedo perché scagliarsi contro i beni comuni, soprattutto oggetti che rappresentano l’enorme bellezza di cui è capace l’uomo. Oggetti che non parlano eppure sanno raccontare e raccontarci.