“Fino a quando il colore della pelle sarà più importante del colore degli occhi ci sarà sempre la guerra” sosteneva Bob Marley, il “profeta musicale” come lo definiscono i suoi compatrioti nel documentario Shashamane diretto da Giulia Amati e presentato in anteprima mondiale al Biografilm Festival 2016. La scena si apre con un mare delicato e sinuoso che ci porta nel cuore dell’Africa, in Etiopia, in particolare in una piccola comunità di circa 300 persone a 250 km da Addis Abeba. Nel 1948 l’imperatore Haile Selassiè aveva donato questa terra agli africani dispersi nel mondo per offrire loro una possibilità di ricostruirsi una vita nel loro paese, dopo che la schiavitù li aveva strappati dalle loro origini e tradizioni.

Dopo circa trent’anni di lavoro, la regista racconta con delicatezza ed attenzione la realtà di questi uomini e donne che hanno abbandonato l’Occidente per ritrovare una dimensione familiare in Africa, in questa specie di terra promessa come la definiva Bob Marley nel suo album Exodus. In un’epoca in cui il problema degli immigrati è sempre al centro dell’attenzione, colpisce la voglia di un popolo di tornare nella propria terra invece di abbandonarla. “Siamo noi i veri rivoluzionari. Dopo tanto tempo tornare in Africa è una grande sfida. Ma ogni rosa ha le sue spine” sottolinea uno dei protagonisti intervistati. La schiavitù infatti li ha costretti a lasciare quei colori, quei profumi, e la natura che regna incontaminata nonostante le varie difficoltà, ma dopo tanti anni trascorsi negli Stati Uniti, in Jamaica, ai Caraibi o in Giappone, ci vuole coraggio e pazienza per ritrovare la propria dimensione in Etiopia. Testimonianze e filmati di repertorio ripercorrono la storia di questi nomadi della speranza che scelgono di fuggire il consumismo e il capitalismo occidentale per riscoprire una vita semplice, in cui basta avere da mangiare tutti i giorni ed emozionarsi davanti ad un regalo inaspettato o ad una foto scattata qualche anno prima. Alcuni ricordano quando Bob Marley finanziò uno dei viaggi di alcuni pionieri negli anni ’70 e la sua visita nel 1978, qualche tempo prima di ammalarsi per poi morire l’11 Maggio 1981. Questo artista della musica e delle parole, ma anche araldo della fratellanza ha dato ispirazione al suo popolo che vive secondo le sue verità, inseguendo il bisogno di identità con una forza d’animo potente e una connessione spirituale particolare con l’altro e con il paesaggio che li circonda.

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Il documentario poetico ed evocativo Shashamane permette di conoscere un mondo che non si limita alle note di “No Woman No Cry” sullo sfondo di murales e bandiere in cui dominano il giallo, il verde e il rosso, ma racchiude un cuore ferito che crede in un futuro diverso ed è alimentato da una voglia di riscatto di un popolo che ha vissuto troppo tempo in un limbo sociale e culturale.

TRAILER SHASHAMANE