Nella sezione Focus irrompe il magnifico e scioccante Tyrannosaur, opera prima di Paddy ConsidineTyrannosaur  racconta il tentativo di riabilitazione di un alcolista (Joseph) e della sua amicizia (e possibile amore) con una donna (Hannah) maltrattata dal marito, e lo fa’ in maniera dura, secca e spietata; un pugno nello stomaco in cui niente è nascosto alla vista dello spettatore. Nel corso della storia niente è scontato. Ogni scena si sviluppa sulle azioni e gli scatti d’ira imprevedibili dei suoi protagonisti, in un meccanismo perfetto di continua tensione e consapevolezza che qualcosa di storto è sempre dietro l’angolo. Così come le azioni anche i dialoghi risultanto altrettanto efficaci, taglienti, amari e ironici.

Le interpretazioni sono magnifiche. Da un lato Peter Mullan che riesce a far emergere in maniera disarmante il lato più primitivo, oscuro e celato dell’animo umano, in un continuo conflitto con se stessi e con l’altro, sia questo amico, nemico o soconsciuto. La bontà è riservata solo a chi gli offre un sorriso; dall’altro Olivia Colman, splendida e commevente nei panni di una donna all’apparenza fragile e devota ma che nasconde anche lei una parte più aggressiva e profonda. Tyrannosaur vuole essere l’emblema di questo malessere, di una società perfetta solo in superficie ma che in realtà cela ben altro…. così come i suoi personaggi che alla fine risultano essere più vicini agli animali di quanto si possa pensare, attraverso un fil rouge che percorre tutto il film: <<Un cane può sopportare tutta una serie di punizioni, ma alla fine scatta e si ribella>>.

L’unico difetto del film? Peccato che non sia in concorso al festival