Cannes 2016: la denuncia di Ken Loach con I, Daniel Blake
2.5Overall Score
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Schermo nero, la voce fuori campo inizia a fare domande a caso a Daniel Blake (Dave Johns), un falegname di 59 anni costretto a ricorrere all’aiuto sociale per un attacco di cuore. Questo è l’inizio di I, Daniel Blake, il film di Ken Loach in concorso alla 69° edizione del Festival di Cannes. Scritto da Paul Laverty, I, Daniel Blake racconta la tragica storia di un uomo che, considerato malato per lavorare ma sano per ottenere l’indennità di disoccupazione, cerca di sbarcare il lunario. Nello stesso limbo si trova Katie (Hayley Squires), una madre single che trova in Daniel un compagno di sventure e un padre affettuoso per i suoi due bambini. Tra Banche Alimentari, moduli da compilare e sanzioni da pagare, sopravvivere non sarà facile per Daniel e Katie, due lavoratori impossibilitati dal Welfare inglese a sfuggire dalla loro misera condizione.

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Dopo l’annunciato addio alle scene con Jimmy’s Hall – Una storia d’amore e libertà, il regista di Piovono pietre torna dietro la macchina da presa per raccontare una storia tragicamente attuale. Il cinema di Ken Loach è un atto politico contro la burocrazia della Gran Bretagna e I, Daniel Blake non fa eccezione. Il film cela un’aspra e dolorosa accusa contro quelle disfunzionalità del Welfare inglese che impossibilitano i poveri a non essere tali; un punto di vista coraggioso che svela la tragica realtà di un uomo disposto a perdere la faccia per ottenere un impiego: “Sono Daniel Blake, esigo un appuntamento d’appello per non morire di fame”; parole che non arrivano al cuore dello spettatore a causa dell’eccessiva freddezza e staticità dell’opera. L’assenza di suoni unita al montaggio inesistente creano un distacco tra noi e il protagonista, un uomo che si disperde nell’inconfondibile grigiore londinese. Tra i passanti che applaudono il suo atto di ribellione contro l’Agenzia per l’Impiego ci sono tanti, troppi Daniel; un epilogo essenziale ma poco coinvolgente che trova nella debole sceneggiatura di Laverty e nel fiacco Dave Johns i problemi principali del film. La brava Hayley Squires regala invece un personaggio ricco di sfumature e alcuni dei momenti più riusciti di I, Daniel Blake; un’opera da ricordare per il coraggio di Loach di denunciare una realtà dolorosamente insostenibile.