Un tempo c’erano i Tenenbaum di Wes Anderson. Oggi ci sono i Meyerowitz di Noah Baumbach. Due famiglie legate dallo stile unico di due degli autori più interessanti del cinema contemporaneo. Dopo Giovani si diventa e Mistress America, Baumbach riporta le sue nevrosi in The Meyerowitz Stories, il secondo film Netflix in concorso alla settantesima edizione del Festival di Cannes.

The Meyerowitz Stories è la storia di Harold Meyerowitz (Dustin Hoffman), un artista che ha avuto tre figli da matrimoni differenti. Egoista, capriccioso, prepotente e invidioso, Meyerowitz contamina le vite dei suoi figli che, in un modo o in un altro, si sentono irrisolti. Danny (Adam Sandler) ha un divorzio in atto ed è senza lavoro, Matthew (Ben Stiller) è un manager di successo ma è incapace di amare e Jean (Elizabeth Marvel) custodisce un segreto che contamina la sua stabilità. Separati da rabbie e malumori, i fratellastri uniranno le forze per superare l’improvviso malore del padre.

the meyerowitz stories

Ben Stiller, Adam Sandler ed Elizabeth Marvel interpretano i figli di Harold Meyerowitz nel film di Baumbach

Il talento dei Meyerowitz

Come insegna il cinema di Wes Anderson, anche la più stramba delle famiglie ha il suo fascino quando ha nel cast grandi personalità del cinema mondiale. Guidati dal patriarca dispotico e arrogante interpretato da Dustin Hoffman (straordinaria la capacità del premio Oscar per Rain Man di incarnare l’invidia di un artista che non ha avuto successo), i Meyerowitz conquistano attraverso la goffaggine di Danny, la repressione di Matthew e la stravaganza di Jean.

Oltre al talento di Adam Sandler e Ben Stiller che, per la prima volta, uniscono le forze in un film lontano dalle loro commedie goliardiche, The Meyerowitz Stories conta sulle brillanti partecipazioni di Emma Thompson (la stralunata moglie di Harold con problemi di alcolismo), Candice Bergen, Adam Driver e il cameo di Sigourney Weaver.

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Tra malumori e rivalità, i Meyerowitz di Baumbach sono la famiglia siamese dei Tenembaum di Wes Anderson

Una commedia alternativa

Non è facile classificare i film di Noah Baumbach. Non si tratta di commedie indie né di drammi strappalacrime ma di universi alternativi. Pellicole che riportano sullo schermo famiglie caratterizzate da isterismi, rivalità e crisi emotive. Il primo riferimento cinematografico è l’intramontabile Woody Allen ma Baumbach è il gemello siamese di Anderson seppur con una minore impronta visiva e un maggiore legame con la realtà.

Come spesso accade tra fratelli, Baumbach è il meno brillante dei due. L’autore di Giovani si diventa convince nella caratterizzazione dei personaggi ma non dà unicità a una storia di cui restano solo frammenti di umanità.

Ammirevole è l’ambizione di dare vita a una famiglia di artisti falliti. Abituati a un entertainment ricattatorio in cui i protagonisti dei film raggiungono i loro sogni, restiamo incantati dalle note stonate, i cortometraggi improbabili e le vite imperfette dei Meyerowitz. Gli anti-eroi di una pellicola che resta confinata in guizzi di straordinaria sincerità e ironia.