Ormai parlare della Gioconda è come parlare di calcio il lunedì mattina dopo il posticipo domenicale. Ed infatti altri due studiosi si sono occupati di teorizzare nuove proposte sulla identità della donna, o presunta tale, ritratta da Leonardo da Vinci tra il 1503 e il 1514, oggi ammirabile al Museo del Louvre di Parigi.

Si è sempre fatto un gran disquisire sulla vera identità della Monna Lisa, eppure era stata comunemente individuata come Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, tesi avvalorata dal fatto che l’artista stesso risiedeva all’epoca nelle case accanto a Palazzo Gondi a Firenze, allora di proprietà di Ser Giocondo. Fu un pilastro della storia della letteratura artistica italiana come Giorgio Vasari a scrivere nel terzo volume de Le Vite: “Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie; et quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanbleo . . . Et in questo di Leonardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più  divina che umana a vederlo, Et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti“. Quindi a tutti gli effetti si è sempre ritenuta la Gioconda come un’opera su committenza realizzata da Leonardo per  il mercante fiorentino. Ma le cose sono andate realmente così? A detta della ricercatrice francese Sophie Herfort assolutamente no. Nel suo libro, uscito di recente in Francia, Le Jocond (Il Giocondo), frutto di quattro anni di ricerche, la Herfort sostiene che il sorriso enigmatico, lo sguardo penetrante, le mani delicatamente poggiate, sarebbero di Salai, ossia Gian Giacomo Caprotti, allievo di Leonardo. A sostenere l’ipotesi di Salai come modello del dipinto già ci aveva pensato lo studioso italiano Silvano Vinceti, ma la ricercatrice francese va oltre, affermando che l’allievo fosse addirittura il soggetto prescelto per il dipinto, ritraendolo in abiti femminili. Successivamente Leonardo avrebbe ulteriormente femminilizzato il dipinto per evitare la censura, e di conseguenza il rogo, nel caso si fosse scoperta la vera identità del rapporto tra maestro e allievo. Accanto a questa congettura affiora lo studio, questa volta condotto in Italia, dello storico romano Roberto Zapperi, il quale sostiene che la donna ritratta nel dipinto sia Pacifica Brandani da Urbino, donna seducente in grado di far innamorare Giuliano de’ Medici a cui diede un figlio illegittimo. Inoltre le due studiose di paesaggio Olivia Nesci e Rosetta Borchia sostengono che il paesaggio che si intravede sullo sfondo rappresenti  il Montefeltro.

Insomma La Gioconda ha rappresentato nei secoli un’icona di mistero, di impenetrabilità. Ha saputo parlare ad una moltitudine di turisti che quotidianamente accalca le sale del Louvre, giungendo sin lì solo per mirare la tela di piccole dimensioni del genio toscano, osservando indifferenti i capolavori che rivestono la sala “della Gioconda”. Dopo cinquecento anni, ancora gli studiosi si arrovellano per svelare un segreto che, in fondo, nessun visitatore vuole conoscere, perché è proprio quel distacco, quell’alone di oscurità ad arricchire di fascino questo ritratto. Nonostante questo, tra gli studiosi vale la teoria del “purché se ne parli”.