Sono le 12.30 di pomeriggio e la sala stampa all’interno del Casinò del Lido è già gremita di gente, sta per arrivare il cast di Carnage, l’ultimo film di Roman Polanski, ad eccezione di una delle due protagoniste femminili, Jodie Foster e del regista, non presente a Venezia a causa dei suoi guai giudiziari. NewsCinema ha seguito la Conferenza Stampa in diretta.

Dopo un primo intervento della co-sceneggiatrice del film, Yasmina Reza, volto a chiarire l’intento del finale di Carnage, che per l’intera durata  mantiene un tratto fortemente cinico, mentre chiude con un finale dal sapore diverso, le domande dei giornalisti si sono interamente rivolte ai tre protagonisti presenti in sala, Kate Winslet, John C. Reilly e Christoph Waltz.

Com’è stato lavorare con Roman Polanski in un riadattamento di una piece teatrale così prestigiosa?

K. Winslet: è stata un’emozione essere contattati da Polanski, specialmente venendo a sapere che il ruolo sarebbe provenuto da una piece teatrale di questo livello, è stata una bella sensazione.

–          J. C. Reilly: Come ha già detto Kate, quando Polansky chiama ci si sente tre metri sopra il suolo, si vola. Questa è una storia preziosa, è stato un lavoro intensissimo in queste sei settimane chiusi nell’appartamento insieme, non contando l’estenuante preparazione dei giorni precedenti ma ne è valsa la pena

–          C. Waltz: Certo è emozionante ricevere una telefonata da R. P., per di più se ti chiama per interpretare una piece scritta da Reza, ma finita l’eccitazione del primo giorno e mezzo ci siamo dedicati interamente al nostro lavoro ed è stato lì che è realmente iniziato il film.

 

Come è stato lavorare con un cast di grandi attori, è più facile confrontarsi con qualcuno che è altrettanto bravo rispetto a voi o è più difficile?

–          K. Winslet: c’è una cosa che vorrei dire e che so che Roman direbbe se fosse qua, cioè, che noi tre e jody che manca oggi qui, siamo andati d’accordo insieme fin dal primo giorno delle prove, perché tutti abbiamo avuto un senso di trepidazione particolare fin dall’inizio del progetto, proprio perché dietro la convocazione c’era Polanski. La paura di lavorare con altri grandi attori è stata livellata proprio dalla collaborazione costante che c’è stata tra di noi e Roman stesso ha confermato la cosa, dicendo che non ha mai incontrato un gruppo di attori che non fosse cementato da uno spirito di collaborazione.

–          C. Waltz: abbiamo lavorato insieme ma con ruoli diversi, avevamo quindi approcci diversi e quando ho visto il film c’è stato un aspetto in particolare che mi ha emozionato, abbiamo mantenuto il nostro stile personale di recitazione e questo era chiaro pur essendoci cimentati in una prova comune, eravamo sul palcoscenico (durante le prove) ma abbiamo comunque mantenuto il nostro modo di agire ed abbiamo tirato fuori il nostro stile. Io non mi occupo della metodologia ma recito!

–          J. C. Reilly: non mi sono fatto domande sul mio valore rispetto agli altri attori, ho iniziato subito con qualche ansia ma ho continuato a lavorare e giorno dopo giorno mi sono solamente concentrato sul compito assegnato. E continuavo a bere espresso per reggere i giorni di lavoro mentre Roman, il più anziano sul set, era comunque il più attivo di tutti anche alla fine delle riprese.

 

Una domanda particolare per Kate Winslet, “come ha affrontato la scena del film in cui ha dovuto vomitare, con le funzioni intestinali che prevalgono su tutto il resto?”

–          K. Winslet: per quanto riguarda al libero sfogo delle mie funzioni intestinali, mi rivolgo alle donne che hanno sostenuto un parto, sicuramente mi capiranno. Comunque è la seconda volta che ho dovuto affrontare una scena simile, anche in Mildred Pierce ho dovuto tenere in bocca gran quantità di vomito e come immagina non è stato piacevole, indossavo questa tuta blu ed il giorno della scena è rimasto nella memoria di tutti noi, perché qualsiasi cosa si era impregnata di quello sgradevole odore.

–           e C. Waltz ironizza:  Il vomito era stato preparato su ricetta segreta di Polanski.

Una domanda diretta a John C. Reilly, “come è stato per lei avere il personaggio dai tratti più marcatamente comici all’interno del film?”

–          J. C. Reilly: onestamente devo dire che non ho mai pensato di avere una voce più comica o leggera rispetto agli altri, la storia è molto divertente anche se vuole essere comunque legata alla realtà, ho cercato di essere in linea col personaggio che è divertente e che sicuramente rispecchia la realtà, quindi non ho forzato nulla.

Per la Winslet: “Come è stato sostenere un ruolo molto forte come quello?”

–          K. Winslet: Sia Jody che io siamo state grate della rilevanza del ruolo e del personaggio da interpretare, certamente io non cercavo di imitare nessun modello di recitazione, piuttosto abbiamo cercato di rendere onore, alla maniera nostra, a questi splendidi personaggi.

Per la Winslet:  “Come si è preparata per questo personaggio?”

–          K. Winslet : Io non ho una formula nel prepararmi per un lavoro e se l’avessi, la metà del tempo lo passerei a girarci intorno ed a trovare alternative, la storia sembra semplice ma in realtà non lo è, è dettagliata, contiene la complessità dei rapporti umani e la mia principale preoccupazione è stata – sarò più divertente di hope davis che ha recitato nella piece teatrale!?, ma una volta che sono riuscita ad andare al di là di quel punto e capire che la versione cinematografica ha tono e ritmo completamente diversi, separandomi dalle ansie iniziali, allora tutto ha preso ritmo.

Un ultima domanda ai tre attori: “vi siete ispirati ai personaggi della piece ed agli spazi ed ai tempi teatrali?”

–          C. Waltz: il film è stato pensato e fatto in modo molte preciso e dettagliato, nel dettaglio però, diverso dalla piece, con un’attenzione microscopica a tutto, ci siamo dovuti attenere a questo, certo, seguendo l’idea originaria della piece che abbiamo visto, rimanendo impressionati tutti e quattro.

–          K. Winslet: siamo arrivati il primo giorno delle prove e non avevamo idea su come dovesse funzionare, se fosse in stile cinematografico o teatrale, cosa volesse Roman, effettivamente abbiamo fatto delle prove come in una piece poi ci ha mandati a casa e la seconda settimana, abbiamo imparato a memoria tutto ed è cambiato il modo di approcciare, ogni dettaglio è stato mappato e questa è un’altra somiglianza col teatro, certo così è stato buono per avere a mente tutto quanto

–          J. C. Reilly: certo, potrebbe essere stata un’arma a doppio taglio, questa maniacalità, i movimenti hanno rispecchiato i personaggi, gli spazi ed i tempi teatrali anche se riadattati in versione cinematografica ma sotto la maestria indiscutibile di Roman questo è risultato come un pregio per il film.

 

Photo: Aureliano Verità