Ieri, presso la Sala Petrassi dell’Auditorium di Roma, all’interno della sezione L’Altro Cinema/Extra si è svolto il Duetto tra Sergio Rubini e Riccardo Scamarcio, due professionisti del cinema italiano che hanno raccontato le loro esperienze lavorative dal loro primo incontro ad oggi. L’incontro ha avuto inizio con la proiezione del cortometraggio “Sergio Rubini, un attore-regista” e il documentario “Io non sono io. Romeo, Giulietta e gli altri“; il primo interessante ritratto di Rubini con video datati e più recenti del suo lavoro come attore e come regista alle prese con provini e con il padre che ha recitato per lui nel film “L’amore ritorna“. Il secondo, interessante documentario del backstage e la lavorazione del famoso spettacolo teatrale “Romeo e Giulietta” che ha riscosso un notevole successo per la regia di Valerio Bignasco e la partecipazione di Riccardo Scamarcio nel ruolo di Romeo.

Dopo la proiezione ha avuto inizio il vero e proprio confronto tra i due attori che hanno raccontato diversi aneddoti ed esperienze interessanti della loro carriera. Sergio Rubini ha iniziato dichiarando di avere un’idea iniziale su Riccardo Scamarcio soltanto derivante dal suo volto, e poi vedendo i suoi film ha pensato che lui è un attore ricchissimo ma deve avere dei ruoli appositamente scritti per lui, poiché ogni attore non è adatto a qualsiasi ruolo. “La nostra tradizione è la commedia dell’arte. Recitare è un imbroglio, è avere una maschera sul volto e al di sotto di questa l’attore può pensare ciò che vuole. Infatti Eduardo diceva che non c’è bisogno di piangere sulla scena, ma basta che un attore rivolga le spalle al pubblico e le scuotesse un po’ mentre magari con il viso fa l’occhiolino al macchinista e altro” afferma Rubini. Racconta poi della differenza di recitazione tra l’attore italiano e gli americani, fan del metodo Stanislavski, ricordando con affetto Federico Fellini e Mastroianni che prendevano spesso in giro gli americani proprio per questa loro eccessiva immedesimazione.

Jim Caviezel quando stava girando The Passion, girava per Matera benedicendo bambini e cercando di moltiplicare pane e pesci” racconta, mentre il pubblico in sala è divertito, per spiegare che i personaggi interpretati alla fine ti rimangono addosso ed è normale. “Ogni attore ha difficoltà nel trovare la propria identità e tanti attori si completano in scena. Quando si trova un personaggio trova ‘un cavallo da montare’ , ovvero un personaggio a cui attaccarsi perché ti può dare qualcosa che ti manca. Tu non sai chi sei prima e il personaggio è qualcuno che ti può risolvere o ingigantire i tuoi dubbi” afferma Rubini e Scamarcio continua sottolineando che non esiste un’analisi razionale su se stesso e  i personaggi, perché mentre tutto questo accade l’attore non ne è consapevole completamente e il gioco della recitazione è perdersi e per farlo ci sono due modi. “Il palcoscenico, come diceva Carmelo bene, è un luogo metafisico dove l’attore si perde e il suo Io è distrutto , è un medium di qualcosa di impalpabile. Per esempio, il documentario che avete visto su Romeo e Giulietta è una mia fotografia intima. Io, per esempio , quando lavoro al cinema ho una sorta di schizofrenia, cioè sono distratto e mi concentro di più, le scene sono solo il prolungamento della vita normale, mentre a teatro è diverso. Al cinema ti abbandoni al regista, mentre a teatro c’è il pubblico“.

Alle dichiarazione di Rubini e Scamarcio sono state alternate alcune proiezioni di clip dei loro film, come “Il Talento di Mr Ripley”, “Intervista” di  Fellini 1988, “Maledetto imbroglio” di Germi 1959 per il primo, e “L’uomo perfetto”, “Romanzo Criminale” e “Mio fratello è figlio unico” per il secondo. Sergio Rubini  ha concluso poi parlando più approfonditamente della sua idea di Scamarcio affermando: “Il cinema commerciale in fondo ha scoperto Riccardo e lui non è un conflitto con la sua bellezza. Molti belli si preoccupano di essere solo quello, mentre lui è consapevole senza resistenze. Riempie senza fare molto, mentre lui vuole sempre strafare e improvvisare…è un meridionale con il trolley”.