Il Roma Fiction Fest ha dedicato un omaggio ad una serie tv che ha appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo alcuni anni fa. Presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Frank Spotniz, uno degli autori di quest’ultima ha incontrato il pubblico durante la masterclass “Omaggio X Files vent’anni dopo” per ricordare il suo lavoro e svelare alcune curiosità sulle origini e lo sviluppo della serie creata da Chris Carter in bilico perenne tra la fantascienza e il poliziesco. Fox Mulder ( David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson) sono due agenti dell’FBI che indagano su casi irrisolti, che spesso si affacciano al mondo del paranormale e non sono facilmente spiegabili attraverso la scienza e la razionalità. Alieni, rapimenti da parte degli UFO, cospirazioni governative, omicidi, sentimenti, sono solo alcuni dei numerosi ingredienti che hanno segnato il successo di X Files.

taglioAlta_0013-640x337Frank Spotniz è attualmente impegnato con una nuova serie tv prodotto in Gran Bretagna e intitolata Hunted. Presentata alla scorsa edizione del Roma Fiction Festival, questa serie di azione e dramma vede Melissa George nei panni di Samantha, un’agente fuoriclasse della Byzantium Agency, un’agenzia che si occupa di intelligence nel settore privato. In seguito ad un attentato alla sua vita, la donna si mette a caccia del possibile traditore che l’ha vendita al nemico ma, durante le sue indagini, scopre che forse tutto è collegato ad un evento della sua infanzia. Per ricordare X Files, sono stati proiettati due episodi significativi, il primo in cui Scully scopre di avere il cancro al cervello , causa probabilmente del suo rapimento alieno qualche tempo prima, e il secondo con un killer scrittore che riporta in vita una losca figura che asporta il cuore alle sue vittime, con il solo uso delle mani nude. “Seguendo vari suggerimenti dai blog e da internet, ho selezionato questi due episodi per oggi. Il secondo è molto personale poiché parla di uno scrittore. Ho passato così tanto tempo ad immaginare i personaggi di X Files, mettendo da parte anche la mia vita privata. Ho dedicato oltre quattro anni a questo lavoro. Quando poi X Files è diventato un prodotto di successo, mi sono reso conto del suo impatto su di me, sulla mia immaginazione” ha dichiarato Spotniz in apertura. Da ragazzo sognava di far parte dell’industria cinematografica, ma su consiglio dei genitori aveva messo un po’ da parte questo sogno iniziando a studiare all’università. Ha lavorato sette anni come giornalista e poi si è reso conto che amava troppo il lavoro dello scrittore e ha cominciato a frequentare l’ istituto di cinematografia a Los Angeles; dopo un paio di anni si è imbattuto in X Files. “Ho pensato che questa serie fosse qualcosa che io avrei visto da ragazzo e Carter mi ha sostenuto. Penso che Carter abbia creato un ottimo format di narrazione, tra un personaggio scettico e un altro che crede a tutto con un aspetto sentimentale che emerge sempre di più andando avanti nella storia. C’è una serie infinita di plot narrativi che si possono sviluppare. Abbiamo avuto molti collaboratori e la serie si è sviluppata in tante direzioni diverse. Mulder e Scully non potevano cambiare molto la loro natura. Una stagione intera per esempio è dedicata alla mancanza di fede di Mulder“.

Tempus_Fugit_Écrasement_Mulder_ScullySiamo cresciuti tenendo il passo con internet. All’inizio di X Files non c’erano ancora i gruppi social e altre cose del genere, poi si sono sviluppati e verso il 1996 c’erano forum e una grande risposta dal pubblico. Io ero molto curioso della risposta del pubblico, soprattutto riguardo agli episodi mitologici. Sui forum vedevo che il pubblico seguiva con attenzione l’evoluzione della trama. Ci ha incoraggiato questo senso di competitività con noi stessi e ci ha spronato a migliorare sempre. Abbiamo cercato di lavorare per un tipo di televisione che le persone avrebbero rivisto dopo anni (vedi Twilight Zone) . X Files alla fine si rifà ad una sorta di procedura poliziesca, ma nel soprannaturale. Normalmente non si vede qualcosa del genere, ma il modo di portare queste storie al pubblico lo ha reso comprensibile. Scully era un po’ come noi, avvicinando le persone che non amano la fantascienza alla serie. Non è stato facile ma ci siamo riusciti” ha raccontato l’autore. X Files rappresenta un’ innovazione e una serie tv pionieristica per molti versi e, anche oggi, molti prodotti televisivi si ispirano ad essa, basti pensare a Fringe, ma, mentre il primo film al cinema è stato un grande successo, dal 2001 al 2007 Chris Carter si è scontrato con gli studios per un sequel. Il primo film ha avuto un certo successo. Gli studios volevamo rinnovare per altre quattro stagioni e un altro film. Poi è iniziata una grossa disputa tra gli studios e Carter che è andata avanti fino al 2007. La ricerca di mercato aveva mostrato tuttavia l’attesa e l’interesse per il nuovo film. “Non mi piace per niente il business cinematografico. Con X Files ero sulla scia dei tv movie, ma il cinema è un ambiente molto deprimente per gli autori. Grossi profitti ma gli autori sono trattati come miserabili per le idee che riescono a realizzare. La tv è aperta all’ innovazione e alla sperimentazione, ci si può esprimere. Vorrei scrivere e fare molte serie tv, seguire tutte le idee ma sono molto impegnato” ha concluso Spotniz, conquistando numerosi applausi dal pubblico in sala, contento di aver ricordato una serie storica e soprattutto di averla vista sul grande schermo.