Dalla collina dei papaveri (titolo in inglese : From Up On Poppy Hill e in Giapponese Kokurikozaka kara ), è un capolavoro di tenerezza. Il figlio del celebre produttore, sceneggiatore e regista Hayao Miyazaki (La città incantata, Porco Rosso), Goro Miyazaki, è al suo secondo lungometraggio, dopo I racconti di Terramare del 2006 e si conferma come un cineasta davvero promettente. Dalla collina dei papaveri è stato accolto molto bene in Giappone, debuttando al terzo posto del Box office dopo l’ultimo Harry Potter e un anime sui Pokèmon e oggi è stato presentato al Festival internazionale del film di Roma. La sua forza sta non solo nell’animazione ma anche nei caratteri meravigliosi dei due protagonisti : Umi e Shun, che sembrano così reali. Siamo nel 1964, nell’anno delle Olimpiadi a Tokyo. Lei è una ragazza senza padre e con la madre momentaneamente in America, ha sedici anni e manda avanti la casa con l’aiuto di una domestica : cucina, lava e sistema i letti…una vera e propria donnetta di casa.

Lui è un ragazzo impegnato nel giornalino scolastico e si batte insieme ai suoi amici per non far abbattere l’edificio dove lui e gli altri ragazzi si riuniscono per scrivere il giornale e per discutere di varie discipline come la chimica, l’archeologia e la poesia. I due apparentemente sono molto differenti, Umi infatti sembra inizialmente molto timida e riservata, mentre Shun è popolare a scuola, si mette sempre in mostra e le ragazze lo adorano, ma in realtà sono legati intimamente dal passato. Un amore tormentato e ben poco adolescenziale, si respira infatti aria di maturità, una storia dolce e a tratti commovente…un film da vedere e da amare. Umi ogni mattina quando si alza issa due bandiere, è un’usanza che le ha tramandato suo padre, un marinaio morto tra le acque che tanto amava, beh è la cosa che più colpisce.

Colpisce la nostalgia provata dalla ragazza, il suo strabiliante legame con i sentimenti e l’infanzia e il suo sembrare già una donna. Se fosse stata un’attrice la sua interpretazione sarebbe stata da oscar. Uno dei film più meritevoli dell’anno.