Dove si trova il centro del  mondo? Là dove sono io, là dove si trovano coloro che amo? Die Mitte der Welt, il film di Jacob Erwa tratto dall’omonimo bestseller di Andreas Seinhofel, in concorso al GFF nella sezione Generator +18, cerca una risposta attraverso una storia di passioni e di famiglia, di segreti e di scoperte, e  di un amore omosessuale che sboccia nell’adolescenza.

Phil (Louis Hofmann),  giovane studente, rientra dalle vacanze estive e scopre che a casa molte cose sono cambiate: la sua gemella Dianne (Ada Philine Stappenbeck) e la madre Glass (Sabine Timoteo) inspiegabilmente  non si rivolgono più la parola. Questo mistero si aggiunge al segreto che da sempre incombe sulla loro famiglia, perché Glass, una donna anticonformista e libera, che dagli Stati Uniti si è trasferita nella campagna tedesca con i figli, non ha mai voluto rivelare l’identità del loro padre.  Il ragazzo trascorre giornate spensierate  con Kat, la sua amica del cuore, fino a che arriva a scuola l’affascinante Nicholas (Jannik Schumann): Phil si innamora perdutamente di lui, ed iniziano una relazione appassionata, ma non si potrà sottrarre dall’affrontare i segreti che legano la sua famiglia. Cosa ha diviso la madre dalla figlia, e reso estranei  i due gemelli, che erano l’uno per l’altra un porto sicuro? Chi era il loro padre?  Phil, dall’indole dolce e insicura, dovrà trovare la chiave per affrontare le sue più  antiche paure e aprirsi al viaggio della vita.

center of my world film

Tenerezza, gioia, paure e misteri, piccole follie e giochi di ragazzi si intrecciano ai tradimenti, ed un senso di suspence avvince fino alla fine del film. Erwa conduce con mano sicura una storia complessa, calibrando il ritmo del racconto con uno sguardo sensibile ed indulgente su ogni personaggio, sorretto da una sceneggiatura davvero felice, di cui è l’autore. “Ho letto il libro quando avevo vent’anni,” racconta il regista trentacinquenne. “Mi ha subito affascinato, perché è una storia dove c’è già  in partenza una totale accettazione dell’essere gay da parte del protagonista e anche della sua famiglia, dunque  l’omosessualità non è il tema centrale del romanzo. Ci sono voluti otto anni per ottenere i diritti, poi finalmente la produzione ha trovato il denaro per partire, e a quel punto ho iniziato a scrivere. Ho impiegato due anni, ma l’ho fatto in maniera istintiva e senza controllo da parte della produzione, perché volevo assolutamente mantenere un approccio personale.”

Girando con uno sguardo poetico e delicatissimo, luci morbide e inquadrature pittoriche,  il regista indugia sulle scene d’amore e di passione tra i due ragazzi, con voluta naturalezza. “Siamo abituati a vedere ovunque scene di sesso etero, anche molto forti,” ha spiegato ai giurati che si confrontavano sul film, “e volevo dimostrare che si possono vedere senza turbamenti anche scene di sesso omosessuale, senza cadere negli stereotipi del genere.  Anche perché questa è soprattutto una storia sulla famiglia, non volevo centrarla esclusivamente sull’aspetto passionale. Gli attori poi erano molto giovani, Louis diciottenne e Jannik ventenne, e anche per professionisti adulti è sempre dura trovarsi nudi sul set. Così, prima del film ci siamo ritrovati per un periodo insieme come se fosse una vacanza, abbiamo imparato a conoscerci, scherzato, giocato, li ho preparati, e alla fine la confidenza era tale che si poteva anche girare nudi per casa! Credo che anche questo abbia contribuito a creare l’alchimia che si respira nel film.”

Davvero convincente tutto il cast, in effetti, dominato dall’interpretazione sensibile e piena di sfumature di  Louis Hofmann, giovanissimo attore di cinema e tv già vincitore di diversi premi in Germania che con la sua bellezza, così come il collega Jannik Schumann, conquisterà molti cuori. Splendida la fotografia di Ngo The Chau, dalla luminosità virata, e ottima la colonna sonora, curata da Paul Gallister.  Accolto con grande  entusiasmo dalla maggior parte dei  giovani spettatori, il film trova certamente la sua forza in una rappresentazione sincera e lontana dagli stereotipi, dove la ricerca del centro di sé passa attraverso il riconoscimento dei  più profondi legami d’amore e d’affetto,  al di fuori di ogni convenzione.