La graffiante voce di Nick Cave e un morbido piano sequenza ci invitano ad esplorare il paesaggio polveroso e desolato nella prima scena di Hell or High Water, il moderno western diretto da David Mackenzie che, dopo essere stato presentato in anteprima nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2016, lascia il segno tra i film in concorso per l’11° edizione della Festa del Cinema di Roma.

La sceneggiatura firmata da Taylor Sheridan, che lo scorso anno ha conquistato pubblico e critica con Sicario di Denis Villeneuve, riesce a portare sullo schermo una storia coinvolgente e ruvida, immersa in una complessa attualità tra i piccoli villaggi sperduti nello Stato del Texas. Non sembrano molto lontani i tempi in cui quelle highway, che attraversano anche oggi praterie sconfinate, assistevano al passaggio di cavalli e carrozze, nell’attesa di qualcosa o qualcuno che cambiasse il corso degli eventi, in quelle giornate sempre più simili le une alle altre. Mackenzie mantiene le tradizioni di un cinema del passato in un contesto rurale fuori dal tempo, contaminandolo con dettagli moderni che contribuiscono a ridefinire il rapporto tra un folle guidato dall’istinto e un padre razionale che deve farei conti con le responsabilità.

Chris Pine e Ben foster in una scena di Hell or High Water

Chris Pine e Ben foster in una scena di Hell or High Water

Chris Pine e Ben Foster sono due fratelli molto legati che non riescono, o meglio non vogliono, guadagnarsi da vivere onestamente. Nelle prime ore del mattino organizzano una serie di rapine presso le varie banche della zona, per salvare il ranch di famiglia dopo la morte della madre malata da tempo. Molto diversi tra loro, i due hanno molti progetti per il futuro anche se la paura di non capire quando fermarsi è sempre dietro l’angolo. Jeff Bridges interpreta un texas ranger vicino alla pensione, che non si risparmia su battute razziste pur lavorando con un partner di origini indiane, e vuole risolvere questo caso per dire addio all’uniforme con dignità e soddisfazione.

Guardia e ladri nelle aree remote del West Texas

Il triangolo di attori coinvolti per i ruoli principali del film è sicuramente una delle scelte promosse del regista che, fin dalla prima inquadratura, denuncia uno stile indipendente e intrigante, che sfrutta il realismo per una visione della storia sospesa e terrena allo stesso tempo. Il legame fraterno al centro della sceneggiatura è ricco di sfumature e respira del talento e del carisma di Pine e Foster che funzionano molto bene insieme. Il ruolo di Bridges, tuttavia, aggiunge una pungente ironia che permette allo spettatore anche di divertirsi pur vivendo il dramma principale in cui la violenza sembra l’unico modo per sopravvivere alla spietata economia americana.

hell or high water

Un’anima western in un corpo moderno

Hell or High Water ha ottenuto risultati impressionanti al box office americano e non è difficile immaginare il perchè. Gli ampi spazi del West Texas e i villaggi spettrali e desolati che i protagonisti esplorano per compiere ogni volta i loro crimini ricorda le aree remote dell’outback australiano, mentre la fotografia bruciata dal sole e attenta ai dettagli della luce sottolinea un’estetica polverosa e accattivante che ricorda pellicole come Dillinger o Gang di Robert Altman. Il ritmo pulsante e dinamico di Hell or High Water travolge il pubblico con il vortice di emozioni dei due “comanche” protagonisti, gli antieroi nemici di tutti che sfidano il mondo e la società, non per fare “la cosa giusta” ma per il fascino del pericolo e il sogno di poter cambiare vita una volta per tutte.

I numerosi tentativi di resuscitare il genere western sul grande schermo negli ultimi anni, non possono competere con l’opera di David Mackenzie che stupisce, diverte ed emoziona, sostituendo gli amati cavalli con veloci pick up, anche se il cappello da cowboy non può mancare.

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