“A dodici anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”. Forse basterebbe questa affermazione di Pablo Picasso per capirne la genialità. Ma per far apprezzare ulteriormente l’estro e la creatività dell’artista di Malaga verranno esposte a BLU, Palazzo d’Arte e di Cultura, di Pisa  circa duecento opere di ogni genere, dai dipinti, alle ceramiche, ai libri, ai disegni, alle litografie. Curata da Claudia Beltramo Ceppi, promossa dalla Fondazione Palazzo BLU, realizzata con la collaborazione del Museo Picasso di Barcellona, insieme al Museo Picasso di Malaga e al Museo Picasso di Antibes, la mostra Ho voluto essere un pittore e sono diventato Picasso sin dal titolo promette di svelare il genio creativo di un artista che non può essere definito semplicemente pittore.

Dal 15 ottobre al 29 gennaio, l’esposizione ruota intorno ad una collezione unica di cinquantanove linogravure del Museo Picasso di Barcellona, in un percorso espositivo che ripercorre la carriera di Picasso dal 1901, quando il pittore aveva vent’anni, al 1970, tre anni prima della sua morte. Sin dal 2009, la Fondazione Palazzo BLU di Pisa ha organizzato già due esposizioni di grandi rilievo che hanno contato centosettantamila visitatori: la prima dedicata a Marc Chagall, pittore russo naturalizzato francese d’origine ebraica; la seconda ha reso omaggio a Joan Mirò, “poeta” del colore e celebre esponente del surrealismo.

Picasso ha dato vita ad una nuova concezione dell’arte. Ripercorrere la sua attività artistica significa andare su sentieri opposti eppure paralleli. Inizialmente devoto al realismo, lo osservò attraverso il simbolismo, assemblando paesaggi dipinti con le tonalità innaturali di violetto e verde.  Fu tra il 1907 e il 1909 che il suo modo di concepire la pittura cambiò radicalmente. Osservando l’arte africana, Picasso rimase affascinato dalle maschere nere e fu proprio in quel periodo che con Les Demoseilles d’Avignon del 1907 tutto cambiò. L’opera ritrae cinque prostitute in un bordello di Avignon, a Barcellona, e venne dipinta dall’artista come una sorta di scongiuro temendo di aver contratto la sifilide durante uno degli incontri occasionali nel bordello. Lo spazio non esiste più. Abolito! L’immagine viene scomposta in piani per essere indagata, analizzata, frantumata. Ha avvio così il cubismo analitico, che lo vede impegnato in una costante sfida scherzosa con Braque. Negli anni della prima guerra mondiale, Picasso sente l’esigenza di ritornare all’ordine e, quindi, al classicismo, per poi rinnegarsi di nuovo, allineandosi al surrealismo.

Variazione non significa evoluzione. Se un artista varia la sua espressione, questo significa soltanto che ha cambiato il suo modo di pensare e questo può essere per il meglio come per il peggio … Io non ho fatto esperimenti ne prove. Quando ho qualcosa da dire, lo dico nel modo che mi sembra più naturale. Motivi differenti, inevitabilmente richiedono differenti metodi di espressione. Questo non implica evoluzione o progresso ma adattamento dell’idea che uno vuole esprimere ai modi per quest’idea”. È l’artista stesso a parlare.

Artista poliedrico, simbolo di un cambiamento epocale ed universale. Pensare a Picasso non significa pensare ad un artista o ad un pittore. Significa semplicemente pensare a Picasso, perché mai nome è stato più evocativo del suo nell’arte del Novecento.