Voglio una vita spericolata”, ma di certo nessuno di quanti hanno affollato (è proprio il caso di dirlo) lo stadio Olimpico di Roma, avrebbero pensato di viverla per davvero. Vasco Rossi a Roma con il suo Kom Tour 2011, doppia data, 1 e 2 luglio. Sold out da tempo, ma la sensazione che ha lasciato nelle orecchie, nelle ginocchia e nel sistema nervoso del pubblico è di stordimento. Ma non di quello gaio che di solito accompagna chi ha appena assistito ad un concerto rock, quanto di quello fastidioso, deludente e vagamente depresso di chi invece abita sopra la piazza principale di un paesino durante la festa patronale. Che ci fosse qualcosa che non andava, in tutto il contesto, lo si poteva notare di primo acchito: la scenografia e il palco, monumentali per carità, schiacciati sulla curva Sud. Inevitabile farsi due conti e rendersi conto che i malaugurati possessori di tagliandi in curva Nord sedevano a circa 130 metri di distanza.

Ma non solo, purtroppo: come nelle peggiori compagnie aree low cost che si rispettino, anche per il mega evento del rocker emiliano si è dato vita ad un overbooking (sovra prenotazioni) da far tremare le vene dei polsi. Cosicché sulle gradinate si è dovuto assistere a scene di ordinaria follia, in barba a qualsiasi norma di sicurezza. Persone stipate sui gradini (ricordiamo espressamente vietato per legge, perché rappresentano le uniche vie di fuga in caso di pericolo), due persone sullo stesso seggiolino per far fronte a chi, indebitamente, aveva occupato un posto. Il tutto, condito dalla sorprendente assenza di personale di sicurezza. Né uno steward, né un addetto, nessuno. Inutile sottolineare come fossero potute entrare sostanze e bevande di ogni tipo, ma non vogliamo fare i facili moralisti e i bacchettoni di primo pelo. “Vabbé, ma è Vasco”, e si chiude un occhio (magari un pezzettino anche dell’altro). Quindi, dopo aver faticosamente scavalcato una muraglia umana, e discusso animatamente con chi, nonostante l’evidenza dei fatti, continuava a tenere ben comode le proprie terga su un seggiolino che non gli apparteneva, ci si può preparare al concerto dell’anno.

Entra Vasco, la folla lo acclama, lo osanna, lo adora. Comincia la musica. Musica? Più che graziosi graffi disegnati su un pentagramma sembra lo sgradevole rumore che fuoriesce dalla televisione in “The Ring”. Soprattutto nei momenti in cui il Blasco parlava al pubblico tutti si guardavano intorno chiedendosi: “Ma cosa sta dicendo?”, non si capiva assolutamente nulla di quello che proferiva. Probabilmente l’impianto acustico nei distinti nord non funzionava a dovere. Ad un certo punto vorremmo andare via, ma volgiamo lo sguardo in basso: l’uscita del settore è venti file e cinquecento persone da scavalcare più giù. Ci risediamo, l’unica consolazione è che il concerto è durato un quarto d’ora in meno rispetto a quello del giorno precedente. Magra consolazione, perché il biglietto costava uguale. Auguriamo comunque al rocker di Zocca una pronta guarigione visto il recente ricovero in seguito ai continui dolori durante le tappe del tour dovuti, sembra, ad una frattura alla costola.

 

(Foto di Marco Rogolino)