Alle ore 18 del 7 Dicembre, come da tradizione, il sipario si è alzato sul palco del Teatro alla Scala di Milano, per la messa in scena del Don GiovanniDramma giocoso in due atti. Il direttore artistico della Scala, Stéphane Lissner, ha commissionato l’allestimento al regista Robert Carsen, che stasera ha stupito il pubblico con una direzione moderna, azzardando perfino un nudo in scena. Molto meno è piaciuta la direzione musicale del maestro Daniel Barenboim, che ha guadagnato un numero imprecisato di fischi. La scenografia, minimalista ma molto suggestiva, ha costituito uno dei punti forti dell’allestimento: uno specchio posto sul fondo della scena riflette la platea e i palchi, poi ancora una serie interminabile di quinte di cartone simula una scena infinita. Nel secondo atto lo specchio riflette l’immagine mortifera del Commendatore, affacciato sul palco reale che lo costringe ad avere a fianco il Presidente della Repubblica Napolitano e il premier Monti, calorosamente accolto all’ingresso del Teatro con lo slogan “Cambia l’Orchestra, la musica è sempre la stessa”.

La musica di Mozart segue perfettamente l’ambiguità del protagonista, uomo libertino, amante del vino e delle donne, si passa quindi, nelle scene e nella musica, dalla commedia alla tragedia, due registri indipendenti e che nel corso dell’opera si criticano a vicenda, fino a culminare nella scena finale. I personaggi in scena sono, sono: Don Giovanni (Peter Mattei), il Commendatore (Kwangchul Youn), Donna Anna (Anna Netrebko), Don Ottavio (Giuseppe Filianoti), Donna Elvira (Barbara Frittoli), Leporello (Bryn Terfel), Zerlina (Anna Prohaska) e Masetto (Stefan Kocán).

Il mito del Don Giovanni nasce nel 1615, quando in un dramma rappresentato ad Ingolstadt, si narrava la parabola del conte Leonzio, discepolo libertino di Machiavelli, che aveva osato rivolgere un invito a cena al teschio di un morto. Con Tirso de Molina, Don Giovanni acquista la caratteristica di seduttore e il suo machiavellismo viene trasferito all’ambito erotico. Nella sua terza opera italiana, su libretto di Lorenzo Da Ponte, Mozart  si è nutrito della precedente tradizione, ma soprattutto de Il convitato di pietra, atto unico andato in scena a Venezia il 5 Febbraio 1787, di Giovanni Bertati per la musica di Giuseppe Gazzaniga, qualche mese prima del Don Giovanni. La coppia MozartDa Ponte pone l’accento sull’atmosfera tragica, già evidente nella ouverture, in cui la tonalità (re minore) anticipa il finale, in cui il Commendatore entrerà in scena cantando l’aria Don Giovanni a cenar teco. Secondo Filippo Timi, intervistato da Rai 5 sul mito del Don Giovanni, ha dichiarato che il libertino è costretto ad amare ogni donna, perché in loro vede il segreto per superare la realtà, da lui vista come un cammino assurdo e illogico, il tempo e la morte. Come sapete Newscinema è sempre influenzato dalla settima arte e non può fare a meno di farvi tornare alla memoria Amadeus, film che Milos Forman girò nel 1984, nel quale si raccontava il difficile rapporto fra il compositore salisburghese e il padre Leopold. Quest’ultimo esortava il figlio ad abbandonare la vita libertina che conduceva a Vienna, per ritornare a Salisburgo. Alla morte del padre, pare che Mozart fosse ossessionato dal suo fantasma, tanto da farlo apparire sulla scena del Don Giovanni, non solo metafora dell’attore, come molti sostengono, ma dello stesso musicista.