L’ultima volta che Parigi realizzò una retrospettiva su Gino Severini era il 1967 al Musée National d’art modern, mentre in Italia era il 2001 quando, al Peggy Guggenheim Collection di Venezia, vennero esposte alcune sue opere in una mostra ristretta al tema della danza. Eppure Gino Severini fu uno dei più importanti artisti del panorama europeo nella prima metà del Novecento.

A dieci anni di distanza, il Mart di Rovereto, con la coproduzione dei Musées d’Orsay e dell’Orangerie di Parigi, dal 17 settembre fino all’8 gennaio, dedica una mostra monografica, Gino Severini: 1883-1966, all’artista cortonese che intrecciò la sua storia artistica con la Storia. Un primo assaggio di questa esposizione si è avuto al Musée dell’Orangerie dall’aprile al luglio 2011. Ma, a differenza dell’allestimento parigino, il Mart allarga gli orizzonti cronologici della produzione artistica del pittore. Severini muove i suoi primi passi artistici nello studio romano di Giacomo Balla, altro grande interprete della stagione futurista, dedicandosi alla tecnica divisionista. Nel 1906, però, decide di trasferirsi a Parigi, che era allora centro culturale e artistico senza rivali, e si accosta al pointillisme di Seurat. Il 20 febbraio del 1909, sul quotidiano francese Le Figarò, Filippo Tommaso Marinetti pubblica il Manifesto del Futurismo, dichiarando la fine del classicismo in nome della velocità, del dinamismo, del progresso. Severini, quell’anno, è a Parigi, ma subito aderisce alle nuove idee che vengono dall’Italia e nel 1910 firma il Manifesto dei Pittori Futuristi e il Manifesto tecnico.

Pur unendosi ai futuristi, Severini dà vita ad una pittura più contenuta, costituita dallo studio attento del movimento e della luce, avvicinandosi sempre più alla scomposizione figurativa cubista che, in quegli anni, era in pieno fermento grazie all’opera di Picasso e Braque. La prima guerra mondiale fa irruzione nelle vite degli artisti e nel 1915 assistiamo ad una netta inversione di rotta nell’opera di Severini che si accosta al cubismo. La  guerra è in pieno svolgimento e Severini rinuncia all’astrazione per ritornare ad un classicismo rassicurante, dipingendo una Maternità (1916, nella foto) che rimanda alle tele quattrocentesche. La sua influenza è così profonda che in tutta Europa, tra il 1919 e il 1920, vige il “ritorno all’ordine”. Una sezione dell’esposizione è dedicata agli anni Quaranta e Cinquanta, periodo poco studiato dell’artista ma che rivela un nuovo interesse per l’astrazione, rinnegando ogni legame con la riconoscibilità della realtà dipinta.

La mostra, curata da Gabriella Belli e Daniela Fonti, è l’occasione per presentare due nuove pubblicazioni  dell’Archivio del ‘900 del Mart: Fondo Severini. Inventario e Il carteggio Gino Severini – Jacques Maritain. Artista poliedrico, sperimentatore, teorico, ponte ideale tra l’arte italiana e francese, Gino Severini è l’elemento chiave per comprendere il fermento artistico degli anni più tristi della Storia, tuttavia più affascinanti dell’Arte.