Eccoci giunti al quinto giorno del Festival internazionale del Film di Roma, oggi si è tenuta la conferenza stampa con l’assoluta protagonista del film Babycall : Noomi Rapace, due dei produttori, il compositore della colonna sonora, l’interprete Kristoffer Joner e il regista Pål Sletaune. In particolare il regista ha parlato di come si è interessato ad una storia come quella dietro a Babycall, ha raccontato infatti di aver letto un articolo circa anni fa in cui un uomo raccontava di aver sentito rumori di un presunto abuso. Sletaune ha affermato che essenzialmente il lungometraggio parla di “una donna che ha reinventato il proprio mondo per poter sopravvivere, parla di amore e dei modi in cui le persone possono trasformare il proprio mondo sono per continuare a viverci“. Interessantissima la posizione di Noomi Rapace, qui nei panni di una madre che non riesce a proteggere suo figlio e non riesce nemmeno a salvaguardare se stessa.

La Rapace ha parlato dei suoi precedenti lavori, che l’hanno vista coinvolta in produzioni ben lontane dal cinema d’autore della Regione Scandinava (il film è girato tra Svezia, Germania e Norvegia), come il suo ruolo in Sherlock Holmes 2 di Guy Ritchie (il titolo italiano sarà : Sherlock Holmes – Gioco di ombre) accanto a Robert Downey Jr. , Noomi lì sarà una gitana, una nomade, e ha fatto anche l’esempio di Prometheus, film statunitense made in Hollywood ancora in produzione, diretto da Ridley Scott (Il Gladiatore, Nessuna Verità). Parlando della sua recitazione, l’attrice ha spiegato che per lei recitare non è : “indossare una maschera ma immergersi nella psiche del personaggio. Per interpretare Anna (la protagonista di Babycall ndr.), ho sofferto fisicamente, ho smesso di allenarmi come facevo ogni giorno, fino a provare male fisico, finito solo non appena abbiamo terminato le riprese del film“.

L’interprete sembra interessata solo a ruoli che siano profondi e non vuole assolutamente predere parte a commedie, secondo lei non è reale un personaggio troppo simpatico e sorridente. Il regista Sletaune ha specificato che questo film è stata la sua prima pellicola con una protagonista femminile e ha definito Babycall come un “puzzle di cui appena appena si riescono a congiungere i pezzi”, sono molte infatti le questioni che rimangono aperte nella sceneggiatura perché secondo il regista un film è davvero poetico se lascia aperto il suo finale.