D. Per la realizzazione di una colonna sonora, è indispensabile un lavoro a stretto contatto con il regista o , conoscendo la trama lei lavora in maniera indipendente?

R. Il regista è l’nventore del sogno. Ci sono altri autori che però danno un apporto creativo come il compositore. In realtà preferisco elaborare da solo anche perchè tecnicamente è un mestiere complesso e il viaggio tra la struttura e la godibilità delle musiche non sempre si può spiegare facilmente. A volte rimane misterioso anche a me :-) Non basta conoscere la trama. Raccontano di più il movimento della macchina la luce e la scelta cromatica.

 

D. Lei ha lavorato fino ad oggi in molte parti del mondo, ma in particolare, tra gli Stati uniti e l’Italia il lavoro cambia di molto le sue modalità?

R. Vivere in america è già di per se un’esperienza diversa. Tecnicamente non cambia tanto, sempre davanti a un pianoforte mi ritrovo. In Italia siamo artisticamente più liberi e il confronto è limitato al solo regista inoltre i film non sono schiavi del genere. Questo con una grande generazioni di registi come abbiamo avuto in passato ha portato prodotti bellissimi, capolavori. In America il contrario il film è sempre ben fatto regista o non regista. Direi che spesso lì il film è anche del produttore, che ha vari strumenti per coadiuvare il regista.

D. L’avvento del digitale e delle varie tecniche all’avanguardia nel campo della musica, sono un bene per lei o preferiva il metodo tradizionale di comporre e incidere i suoi brani?

R. Ci sono lati positivi e negativi. Quando posso usarla io per scrivere la tecnologia mi semplifica. Invece l’Avid ad esempio che è una stazione comodissima per montare i film consente anche la sperimentazione musicale a montatori e registi che spesso si rivela un’arma impropria. Le nuove tecnologie fanno sembrare che tutti possano fare tutto con un software. A me sembra invece che se devi operarti di appendicite ad esempio ti rivolgi ad un medico non a un fioraio. Adoro i fiorai ben inteso. Comunque succede anche nella musica pop con i DJ che sono diventati artisti.
D. Lei ha composto molte colonne sonore per film di grande successo, ma anche per fiction italiane…dalla televisione al cinema cambia qualcosa nella creazione della colonna sonora?

R. Tante cose , la televisione è il luogo della parola il cinema il luogo delle immagini. Il cinema ti sovrasta , un’occhio diventa un panorama simbolicamente cambia molto. Si potrebbe andare avanti parecchio.

D. C’è un cantante o un regista in particolare con cui sogna di lavorare un giorno?

R. Tanti registi, cantanti no. La canzone è un mondo a parte con regole diverse. Collaborare con i cantanti è molto complesso non è tra le cose che preferisco.

D. Solitamente lei, dopo aver saputo di cosa parla il film e quello che vuole trasmettere, compone vari brani e poi in un secondo momento li adatta a scene precise, oppure tale processo avviene in contemporanea con la visione del film?

R. Cerco di iniziare capendo cosa una scena e un film hanno bisogno per lievitare. Almeno quello è il tentativo. Inimmaginabile quanto la musica possa cambiare un film. Si possono prendere infinite direzioni su come guidare gli umori , fare innammorare I personaggi, insinuare dubbi e gelosie, evocare paure e tensioni, aggiungere intimismo o maestosita. Bellissimo.