In occasione dell’uscita nelle sale di “Sulla Strada di Casa”, il primo lungometraggio del regista Emiliano Corapi, abbiamo intervistato in esclusiva per NewsCinema il cineasta romano, che già da anni si era fatto conoscere nell’ambiente per svariati cortometraggi come “La Storia Chiusa”, “Marta con la A” e per “Raffinati”, puntata pilota per la serie tv del 2009 con Renato Marchetti e Sergio Fiorentini. In una conversazione a tutto tondo, abbiamo affrontato in particolare quest’opera prima, il thriller italiano che vede come protagonisti  Vinicio Marchioni e Daniele Liotti. Un progetto senza dubbio non facile da trovare nel panorama del cinema italiano, sicuramente di qualità, un prodotto trasversale che è uscito lo scorso tre 3 febbraio, in una ventina di copie nelle sale del Circuito Cinema.

Di seguito un breve estratto dell’intervista, per leggerla in versione integrale,

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Emiliano Corapi

Emiliano Corapi sul set del film "Sulla Strada di Casa"

  • Partendo dal fatto che “Sulla Strada di Casa” è un film a forte carattere indipendente, quali sono le difficoltà che avete incontrato nel girare questo lungometraggio e quanto è costato?

“Più che nel girare abbiamo avuto difficoltà nel mettere su il progetto: quando hai pochi soldi l’incognita è innanzitutto se si riuscirà mai a partire… Inoltre si trattava di un film che non si prestava facilmente alla via indipendente, visto soprattutto la quantità di location sparse in giro per l’Italia. Per quanto riguarda il set, è ovvio che si debbano fare delle rinunce, prima tra tutte quella del tempo, che per il regista è la risorsa principale. Ma questo era previsto sin dall’inizio. Il film è costato meno di 300 mila euro.”

  • Avete ricevuto il sostegno di Rai Cinema o del Ministero dei Beni culturali?

“No. Anche se entrambi avevano apprezzato il progetto.”

  • Come è nato questo progetto? Da cosa si è sviluppato il soggetto del film?

“Lo spunto che mi ha portato al copione nasce da un articolo di giornale in cui si spiegava come le grosse organizzazioni criminali preferissero impiegare soggetti incensurati come corrieri per il trasporto di carichi illeciti. Della notizia mi colpiva il fatto che, persone estranee all’abito criminale, fossero pronte a correre un rischio così grande, pur di guadagnare dei soldi extra.”