Negli ultimi quattro anni ha scritto e diretto cinque cortometraggi che hanno partecipato a festival nazionali e internazionali, ha vinto un David di Donatello e ha composto interessanti album musicali. Stiamo parlando di Enrico Iannaccone, il regista de La buona uscita, l’interessante commedia grottesca interpretata da Marco Cavalli e Gea Martire che segna il suo debutto sul grande schermo. Ambientato a Napoli, il film racconta la storia della giovane borghesia napoletana, un mondo spietato in cui ognuno pensa a se stesso. L’unica che sembra accorgersi della solitudine che la circonda è Lucrezia Sembiante (Gea Martire), una professoressa di sessant’anni che decide di cambiare le cose dopo l’ultimo incontro con lo spregiudicato imprenditore Marco Macaluso (Marco Cavalli); un universo malinconico di cui ci svela le origini e il disincanto Enrico Iannaccone nella nostra intervista esclusiva:

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Come è nato questo film e quali sono state le difficoltà produttive?

Dalla possibilità o meno di realizzare un film scrivo sempre le mie sceneggiature. Quando si può mettere in piedi qualcosa di produttivo provo in questo modo. Il film nasce dall’intento maldestro di fare una commedia lontana dal registro dei miei cortometraggi. Per quanto riguarda le difficoltà produttive sono le stesse di chi cerca lavoro. Ho avuto la fortuna di incontrare Luciano Stella con cui è nata una comunione di intenti.

Che cosa l’ha spinta a scegliere Marco Cavalli e Gea Martire?

Ho scritto il film per loro. Ho avuto l’onore di lavorare con Gea nello spettacolo teatrale Per Gentile Intercessione e nel mio quinto cortometraggio Gli Amori mentre ho diretto Marco Cavalli in tre cortometraggi. Non sono solo due ottimi attori ma anche due carissimi amici; un aspetto che mi ha permesso di girare il film in tre settimane di estenuante fatica.

Perché ha dato al film un’impostazione teatrale?

Il film affronta in modo disincantato la dimensione dei rapporti e della dialettica. Volevo che tutti i personaggi fossero delle marionette interessate solo al loro tornaconto; un discorso per cui ogni persona tende a soddisfare il proprio ego. Mi interessava l’ipocrisia insita nel dialogo, un aspetto che ho espresso nel montaggio con campi e controcampi ai limiti dell’asfissiante. Nei momenti di avvicinamento ai personaggi ho utilizzato invece piano sequenza lunghi con camera fissa.

Perché ha deciso di raccontare una realtà così cinica e feroce?

Il motivo è semplice. Ci sono momenti della giornata in cui non mi sembra ci sia altro. Questo mi rende esclusivista nei rapporti ma non per snobismo, per una mia debolezza. Non ho una visione particolarmente positiva della vita.

Quale sguardo ha voluto regalare a Napoli e quali sono le sue influenze cinematografiche?

L’intento era mostrare, senza presunzione, Napoli attraverso gli occhi di un napoletano che ama la sua città in modo totale. Volevo mostrare quei scorci che mi sono rimasti impressi nel cuore come passeggiatore. Per quanto riguarda poi le influenze cinematografiche Michael Haneke, Luis Buñuel, Marco Ferreri e Michelangelo Antonioni sono i miei registi preferiti.

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Oltre a essere regista e sceneggiatore, è anche musicista. Come ha lavorato alla colonna sonora del film?

Parallelamente alla regia e alla sceneggiatura mi occupo anche della composizione e del suono delle mie opere. Mi è venuto in mente un tango e l’ho utilizzato. Per quanto riguarda le musiche de La buona uscita ho utilizzato brani di Girolamo De Simone, Kouma e molti altri artisti stranieri che ho conosciuto viaggiando in giro per il mondo.

Perché ha deciso di intitolarlo La buona uscita?

Nel film ognuno ha la propria buona uscita. Il film va visto attraverso gli occhi occhi di Marco Macaluso. Marco e Lucrezia sono due personaggi molto più simili di quello che crediamo. Entrambi sono liberi e hanno gusto per il gusto non solo in ambito sessuale ma anche per il benessere in generale. Lucrezia sta andando incontro a una crisi che mina la sua impalcatura emotiva. Hanno la consapevolezza che i rapporti siano qualcosa di fasullo, teatrale.

Da spettatore è soddisfatto del suo film?

Tendo sempre a distruggere i miei lavori. Da spettatore però La buona uscita mi piace perché ritrovo quel disincanto che mi appartiene. È un film strano e difficile da incastrare in un genere preciso. Lo definirei una commedia strana.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Girerò il mio prossimo film a Milano. Voglio esplorare ambiti a livello narrativo/produttivo e girare in luoghi sempre diversi per trovare assonanze umane che prescindono dalle distanze. Il linguaggio sarà più netto, a tratti grottesco. I protagonisti saranno la piscia, la merda e il vomito. E non sto scherzando…

La buona uscita verrà distribuito da Microcinema in tutti i cinema italiani il 5 maggio 2016.