Ieri sera al Globe Theatre di Villa Borghese è andata in scena La Tempesta, penultima opera di William Shakespare, commedia in due atti, diretta da Daniele Salvo e tradotta da Agostino Lombardo. Prospero, interpretato da un infaticabile Giorgio Albertazzi, domina  la scena e, con l’aiuto del servile spirito Ariel (Melania Giglio), muove gli altri personaggi come pedine, in uno spazio-tempo non confinato  solamente al palcoscenico, ma esteso alla vita quotidiana.

Il gioco magico diventa un pretesto per la rappresentazione di una  realtà in degrado, dove le lotte per il potere la fanno da padrone. Prospero vuole azzerare tutto e per farlo si serve del suo fedele spiritello Ariel, mette in scena una tempesta e fa naufragare chi, consapevolmente o meno, lo aveva tradito.

La messa in scena  di Salvo predilige l’immagine, la cura del comportamento e del movimento, amalgamando con maestria lo sforzo degli attori a quello dei danzatori (Mirco Boscolo, Valeria Brambilla, Roberto Colombo, Eugenio Dura, Vasco Giovannelli, Freddy Regazzo). Suggestivo l’allestimento scenografico, soprattutto nel momento in cui Prospero rinuncia alla sua magia. Anche il sound design ricopre un ruolo importante, soprattutto attraverso il canto di Ariel. Testimonianza dello sforzo a cui sono stati sottoposti gli attori è sicuramente Gianluigi Fogacci, interprete del semidiavolo Caliban, una via di mezzo tra Joker e Quasimodo. Molto toccante e poetico il momento della liberazione dello spiritello Ariel, come un arrivederci di un figlio che lascia la casa paterna. Spezzavano bene la recitazione classica i siparietti in napoletano di Trinculo (Marco Simeoli) e Stefano(Marco Bonadei).

La Tempesta rimarrà in cartellone fino a domenica 17 luglio, per poi lasciare il palcoscenico a Pene d’amor perdute.