Il corto narra la vicenda di una bicicletta che viene acquistata in un mercatino dell’usato da una ragazza e tra le due, tra l’oggetto e la ragazza, nasce una storia di amicizia che rimarrà cristallizzata nel tempo. Il tutto è raccontato dal punto di vista della bicicletta con l’obiettivo, riuscito, di creare empatia tra lo spettatore e la bicicletta con una chiara ispirazione alle tecniche ed ai linguaggi tipici dei film della Pixar, che tanto fanno affezionare il proprio pubblico a qualsivoglia tipo di oggetto, rendendolo animato e con sentimenti propri. Nel film si respira un clima retrò, nel quale registi ed attori sono riusciti a dare chiaramente la prospettiva voluta, ossia fissare il punto di vista dagli occhi dell’oggetto inanimato che riesce ugualmente a raccontare la storia, divenendone protagonista indiscusso.

Il film è stato scritto e progettato in appena 3 giorni, una pre-produzione che ha avuto luogo tra Lampedusa e Linosa mentre le riprese sono durate complessivamente 7 giorni, nell’Agosto 2010. Montaggio, suono, musica, effetti speciali e color-correction, tutto quello che è stato affidato quindi alla post-produzione, ha preso complessivamente quattro settimane di lavoro. L’idea di girare un corto con iPhone4 è nata durante l’estate 2010 ed è stato realizzato interamente con hardware e software Apple. Sia il regista Giovanni Rotondo, che la moglie, Federica Savarese erano appassionati Apple da una vita e grazie proprio ai vari device ideati dal genio Steve Jobs, sono riusciti a creare il film che avevano in mente.

Nato praticamente per gioco, dall’idea di girare un filmino delle vacanze e notando che il risultato era talmente sorprendente i due registi in erba si sono convinti a girarne un cortometraggio. L’unico problema che si poneva, al quale l’iPhone non riusciva ad ovviare da solo erano le immagini troppo mosse con una ripresa manuale e per bypassare questo problema è stato fondamentale l’aiuto di un’amico della coppia, Lodovico Mustilli, che ha subito accettato la sfida progettando quello che si potrebbe definire in termine gergale, un sistema “SteadyPhone” ossia un apparecchio che ha consentito di fissare il telefono ad un normale cavalletto che ha permesso la riuscita di riprese più fluide e ferme.

Quello di Le Vélo è il primo esperimento come film-maker per il regista, che di professione è in realtà, compositore. Due mondi non troppo distanti quello del cinema e della musica che lo hanno portato anche a Los Angeles, patria del cinema, per un anno, dove ha avuto modo di formarsi anche un occhio cinematografico critico ritrovandosi in varie produzioni tra cui Spider-man 3 di Sam Raimi, in cui era assistente Music-Editor. L’esperienza acquisita in questi ambiti è visibile in un corto girato con un unico mezzo che per quanto completo non dà la possibilità di avere tutte le comodità di una normale troupe cinematografica, ma vedendo il prodotto finale, che nulla ha da invidiare a cortometraggi professionali, direi che il risultato è più che soddisfacente.

Il corto, in quanto in concorso in alcuni festival richiede lo status di inedito, quindi non è ancora visionabile su internet. Qui potete trovare la pagina fan su Facebook: Le Vèlo