L’Orchestra di Piazza Vittorio, collettivo diretto da Mario Tronco che riunisce musicisti di differenti provenienze geografiche, grazie alla collaborazione con la fondazione Musica per Roma, presenterà una rilettura de Il Flauto Magico di Wolfgang Amadeus Mozart. L’appuntamento è fissato per l’8 Febbraio prossimo, presso la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica (info: 06-80241281). Divenuta famosa per aver rotto tutti gli schemi della formazione musicale, della concezione orchestrale e dell’uniformità della formazione culturale, l’ Orchestra di Piazza ha una storia molto interessante, il cui evento più significativo è stato il salvataggio del Cinema Apollo di Roma da una sicura destinazione bingo, per trasformarlo in laboratorio internazionale di cinema, musica e scrittura. Proprio all’interno di questo laboratorio si sviluppa l’idea di un’orchestra composta da una ventina di musicisti provenienti da comunità e culture diverse, ognuno coi suoi strumenti e il suo bagaglio di musica popolare, in una fusione di culture e tradizioni, memorie, antiche e nuove sonorità, strumenti sconosciuti, melodie magicamente universali, voci del mondo.

Per capire meglio come sarà strutturato questo spettacolo, ci affidiamo alle parole di Mario Tronco:

Come è nato Il Flauto Magico dell’Orchestra di Piazza Vittorio?

Da una proposta di Daniele Abbado per la Notte Bianca di Reggio Emilia. Il progetto ci sembrava folle, poi abbiamo deciso di svilupparlo come se l’opera di Mozart facesse parte di tutte le culture che abitano Piazza Vittorio, come se fosse una favola tramandata in forma orale e giunta in modi diversi a ciascuno dei nostri musicisti. Come accade ogni volta che una storia viene trasmessa di bocca in bocca, le vicende e i personaggi si sono trasformati, e anche la musica si è allontanata dall’originale: è diventato Il Flauto Magico secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio.”

 Come sono state assegnate le parti?

I ruoli sono stati affidati ai musicisti in base a una somiglianza di carattere o per affinità con certe esperienze vissute: per esempio Tamino è Ernesto Lopez Maturell, un ragazzo di 22 anni che ha tutta l’esuberanza della sua giovane età. Più che dall’amore per Pamina, interpretata dalla folk singer anglo-americana Sylvie Lewis che è una persona dolce ma determinata, il nostro principe è mosso dal desiderio di avventura e dalla paura dell’ignoto, che a quell’età si trasforma in eccitazione. Il mago Sarastro è Carlos Paz, un artista con un rapporto molto forte con la politica e la religione, che ci racconta spesso dei riti sciamani del suo paese; lui stesso ha qualcosa dello sciamano. Quella della Regina della Notte è una delle poche parti occidentali, sarà interpretata da Maria Laura Martorana, una virtuosa di cui sono note la brillante tecnica di coloritura e le capacità interpretative con un repertorio molto ampio, sia drammatico che comico. E per diretta assonanza, El Hadji Yeri Samb, che gli amici chiamano Pap, è stato subito Papageno, una persona semplice e profonda con un carattere molto vicino al personaggio di Mozart. In questo senso abbiamo fatto nostra una suggestione presente nel Flauto di Ingmar Bergman (1975), in cui, durante l’ouverture si susseguono primi piani del pubblico, come a cercare il Flauto nella società, e i personaggi tra la gente comune.”

Avete mantenuto i riferimenti alla massoneria, così presenti nell’opera di Mozart?

Abbiamo preferito non considerare questo elemento che ha assunto un significato e delle connotazioni del tutto diverse da quelle dell’epoca mozartiana. Volevamo raccontare un Flauto contemporaneo, che si svolge in una società multirazziale di questi tempi, ed evitare qualsiasi fraintendimento.”

 Come è stata trattata la partitura?

Non si tratta dell’esecuzione integrale dell’opera di Mozart. Abbiamo lavorato molto liberamente utilizzando solo ciò che è plausibile per la OPV. Le melodie sono riconoscibili ma alcune sono solo tratteggiate, senza sviluppo e senza parti virtuosistiche, intrecciate a brani originali dell’Orchestra. Non dobbiamo dimenticare che non tutti i nostri musicisti sono in grado di leggere uno spartito; il nostro lavoro con la partitura è quindi necessariamente diverso da quello di un’orchestra “normale”. Dal reggae alla classica al pop e al jazz, la nostra musica è piena di riferimenti alle altre culture. I nostri musicisti hanno background molto distanti, non solo geograficamente. Per i recitativi abbiamo preso a prestito la tecnica del fotoromanzo: alcune scene sono accompagnate da una sorta di didascalie disegnate sui pannelli da Lino Fiorito. Tutta la scenografia creata da Lino è fatta da acquerelli che richiamano l’idea della favola.  Infine ci sono alcune “sorprese”, tra cui un mambo interpretato da Maria Laura Martorana come omaggio a un’altra Regina della Notte andina, Yma Sumac.”

Il Flauto di Mozart è ambientato in un Egitto fantastico. Il vostro?

In un luogo immaginario, senza riferimenti alla geografia reale.

 Ogni musicista ha portato nell’Opera la sua cultura: quante lingue ci sono in questo Flauto?

“Sette: arabo, inglese, spagnolo, tedesco, portoghese, wolof e italiano.