Si è tenuta questa mattina al cinema Fiamma la conferenza stampa de Il Caso Spotlight, l’interessante film diretto da Tom McCarthy e interpretato da Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber e Stanley Tucci che racconta la storia vera della squadra giornalistica del Boston Globe guidata da Marty Baron (Mark Ruffalo) nel 2001. Il team diede inizio a una indagine volta a svelare gli abusi sessuali di oltre 70 sacerdoti della Arcidiocesi di Boston ai danni dei minori. Consapevoli dei rischi di mettersi contro una istituzione potente come la Chiesa Cattolica, Marty Baron ed altri quattro coraggiosi giornalisti portarono a galla la verità vincendo così il Premio Pulitzer di pubblico servizio nel 2003. Nominato a ben sei premi Oscar tra cui miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior attore/attrice non protagonista, Il Caso Spotlight (qui la recensione) arriva in tutti i cinema italiani il prossimo 18 febbraio distribuito da Bim. In occasione della presentazione del film sono venuti a Roma Michael Keaton e il giornalista Walter Robinson (da lui interpretato nella pellicola) che ci hanno rilasciato tante interessanti dichiarazioni sul Caso Spotlight e sulla lavorazione del brillante film di Tom McCarthy:

keaton centro

Il Caso Spotlight è una celebrazione del giornalismo vecchia maniera. Che cosa ha significato per lei interpretare un giornalista di inchiesta?

Michael Keaton: Mi sento molto fortunato ad aver interpretato un giornalista. È un ruolo che ho già fatto tre volte nella mia carriera. Nutro un interesse profondo nei confronti del giornalismo ma non sempre riesco a seguirlo con la frequenza che vorrei. Ho amato il copione del film e anche il cast. Adoro i film di McCarthy, il tema del giornalismo contro gli abusi dei sacerdoti è la ragione che mi ha spinto ad accettare la parte.

In Italia il giornalismo da Pulitzer è finito da tempo. Sta succedendo la stessa cosa anche in America?

Walter Robinson: Il giornalismo di inchiesta negli Stati Uniti è come un malato terminale. Il web ha preso quasi tutti i fondi disponibili e molti posti sono andati perduti. È fondamentale che qualcuno spinga in questa direzione, altrimenti il giornalismo di inchiesta scomparirà del tutto.

Michael Keaton: Per farvi un esempio pratico il quotidiano di Pittsburgh ha una sezione di sole sei pagine e purtroppo non fa un lavoro approfondito. Questa realtà porta che casi di inquinamento come quelli di Flint restino aperti. Se ci fossero dei giornalisti disposti a tutto per indagare, le cose potrebbero cambiare.

Come si è preparato per interpretare Walter Robinson e che impatto avrà il film in Italia?

Michael Keaton: Forse non dovrei dirlo ma non è stato difficile interpretare Walter. Ho trascorso molto tempo con lui a chiacchierare di tante cose, non solo delle inchieste ma anche dei numerosi casi che ha seguito nella sua carriera. Gli ho fatto tante domande e ho cercato di cogliere l’essenza della sua persona. Per quanto riguarda poi l’impatto del film sono sicuro che verrà accolto bene anche Italia. Quest’opera non punta il dito contro la religione. Ho avuto una formazione cattolica e rispetto il credo religioso come rispetto il credo di tutti. Questa situazione non riguarda solo l’arcidiocesi di Boston ma tutto il mondo. Il film critica quegli individui che abusano del loro potere. L’impatto di un’opera come questa va al di là del tema religioso. Io poi sono un semplice attore, sono i giornalisti i veri eroi.

Che effetto le ha fatto vedere Michael Keaton vestire i suoi panni?

Walter Robinson: Sono molto onorato di essere stato interpretato da Michael Keaton, è uno dei più grandi attori del mondo. Quando ho scoperto che sarebbe stato proprio lui a vestire i miei panni sono stato felicissimo. Anche perché nel 1994 avevo amato la sua interpretazione in Cronisti di assalto di Ron Howard. Michael Keaton è un attore straordinario e professionale, ha colto qualsiasi possibilità per rappresentare la mia immagine con il massimo livello di realismo.

Che cosa pensa della Chiesa Cattolica?

Walter Robinson: Ho grande rispetto per Papa Francesco e grandi speranze per quello che sta facendo. Ad esempio, tra le sue prime azioni, c’è stata limitare l’uso delle limousine per rispetto nei confronti dei fedeli. Ma ciò non toglie che la Chiesa sia sempre più una società clericalista che esiste per il solo beneficio dei vescovi e dei sacerdoti. Il Papa sta cercando di cambiare le cose ma, malgrado gli sforzi, non ha ancora fatto qualcosa di definitivo al riguardo.

Che cosa pensa del boicottaggio di questa edizione degli Oscar di molte celebrità di Hollywood?

Michael Keaton: Darò una risposta breve per vari motivi. Innanzitutto non sono bravo con le dichiarazioni e poi è un argomento che riguarda tutte le tipologie di discriminazione nel mondo. Non conosco bene i meccanismi dell’Academy e non sono molto informato sugli Oscar di quest’anno perché sono in giro per il mondo per presentare Il Caso Spotlight. Quello che voglio dire è che in questo film ho fatto solo il mio lavoro. L’arte è importante ma chi ha fatto veramente la differenza sono i giornalisti.