Il 25 Marzo arriva al cinema “Non lasciarmi”, film sospeso tra dramma e fantascienza, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo best seller di Kazuo Ishiguro. Diretto da Mark Romanek, questo film racconta la triste ed emozionante storia di tre ragazzi legati da sentimenti contrastanti, ed uniti a causa di un comune destino. Fin da piccoli crescono insieme in un collegio inglese chiamato Hailsham, dove la vita sembra spensierata e uguale a qualsiasi altro istituto di istruzione di quegli anni in Inghilterra. Ma, in realtà, i bambini che frequentano Hailsham sono speciali, ovvero sono stati creati per aiutare gli altri, con delle donazioni di organi già programmate negli anni.

Ishiguro ha voluto raccontare una storia di fantascienza storica, che tratta il tema della clonazione tra gli anni 50 e 80, soffermandosi sui fattori in base ai quali ognuno di noi si può definire umano. Infatti, Kathy, Tommy e Ruth (Keira Knightley, Andrew Garfield e Carey Mulligan) sono esseri umani, con le loro passioni, le loro debolezze, le loro gelosie e provano amore, odio ed invidia come tutti gli altri. Emerge da questa storia la fragilità umana e l’importanza di passare momenti con le persone che amiamo, quando il tempo è poco. Sembra strano che questi ragazzi, una volta conosciuta la verità, accettino senza riserve il loro destino, senza pensare minimamente ad una fuga da quel mondo grigio e freddo, avvolto da un senso di angoscia e mistero. Romanek ha spiegato però in un’intervista che i tre protagonisti non hanno un posto dove andare, hanno timore di un mondo esterno che non conoscono e sono stati educati fin da piccoli al dovere e alla loro vita per gli altri, quindi non nasce nemmeno l’idea nelle loro menti di fuggire da tutto quello.

Alla storia comunque avrebbe giovato un cambio di rotta e l’introduzione di un elemento sorpresa o di un po’ di azione, per rompere un ritmo comunque troppo lineare e piatto, in cui gli interpreti sono molto bravi e coinvolgenti, ma l’atmosfera statica e una colonna sonora ripetitiva che incontrano una scenografia cupa fatta di grigi e verdi pallidi, tiene lontano il pubblico che rimane solo incuriosito dal conoscere il finale dell’intera vicenda. Un film dolce – amaro che rimane come un tentativo non riuscito di portare al cinema una storia che, sarebbe stata più bella e completa con scene più incisive ed emozionanti. Romanek non è riuscito ad andare oltre, e ha semplicemente reso sullo schermo una storia d’amore difficile, tralasciando un po’ tutto il resto e questa grande verità nascosta, che comunque ha mantenuto un suo mistero, poiché a parte i tutori di Hailsham, rimangono senza volto coloro che sono dietro all’intero progetto, dietro a quel bip rosso che registra le uscite e le entrate dei ragazzi dalle loro case e controlla la loro vita fino al completamento, ovvero la morte.