Spesso ci si chiede se anche per gli artisti, dopo aver versato anni di “contributi”, arrivi prima o poi il momento della pensione. Probabilmente la produzione che ha caratterizzato la loro attività “lavorativa” non cesserà mai, ma esiste senza dubbio una maniera più o meno dignitosa per ritirarsi a vita privata. In un panorama musicale mainstream nel quale regna il mero profitto – come se il comporre canzoni fosse fabbricare il nuovo paio di scarpe – tenuto in vita da musici ebbri di guadagno, c’è anche chi decide di chiudere i battenti a testa alta come i Rem. La band statunitense dopo trent’anni di gloria ha deciso di salutare i propri fans con un greatest hits di quaranta brani, diviso in doppio cd: Part Lies, Part Heart, Part Truth, Part Garbage 1982-2011.

Un titolo sincero per un album probabilmente  desiderato più dalla loro Warner Bros. Records che dalla stessa band, ma che ripercorre indubbiamente e fedelmente una peculiare attività musicale. A questo sommario retrospettivo sono state aggiunte tre nuove composizioni: A month of saturdays, Hallelujah e We All Go Back To Where We Belong (primo singolo estratto in stile Bacharach), registrate ad Atene nel corso dell’estate insieme al produttore Jacknife Lee. Ovviamente non potevano mancare dei classici divenuti evergreen come Losing My Religion, ma anche le primissime ed esordienti Gardening at night e Radio Free Europe uscite con la I.R.S Records, ed ancora successi più recenti dei quali Imitation of life e Bad days sono degni portabandiera.

Insomma un piacevole album che ci permette di ripercorrere i tratti essenziali della band capitanata da Michael Stipe, che nel corso degli anni non ha mai ceduto alle tentazioni commerciali delle mode del momento, ma che ha proseguito con determinazione la propria strada.