Quando mancano solo poche ore all’apertura ufficiale del Festival Internazionale del Film di Roma 2011, la stampa ha assistito ad una sorta di pre apertura con un incontro con i protagonisti del film in lavorazione “Venuto al mondo” tratto dall’omonimo libro di Margaret Mazzantini. Nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica erano presenti Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini, Emile Hirsch e Penelope Cruz per raccontare questa loro esperienza che si sta svolgendo in giro per il mondo.

Questo film sarà molto forte poiché racconta un forte dolore, dato che racconta l’atroce assedio di Sarajevo. Io descrivo una donna che appare come un animale primitivo, è miserabile e poi diventa una dea. Penelope ormai è come una persona di famiglia, mentre Emile è un eroe romantico, ha una sua luce interna con la quale illumina ogni cosa. Siamo tutti stanchi ma nello stesso tempo coinvolti, persino la troupe” afferma la Mazzantini. Penelope Cruz ha espresso la sua felicità di lavorare con Emile Hirsch e la coppia Mazzantini – Castellitto dicendo simpaticamente:  “è come se avessi vinto alla lotteria“, e rispondendo alla domanda su come si trovasse in particolare a lavorare in particolare con Castellitto ha risposto: “è interessante lavorare con un regista che è anche attore da molti anni. Poi lui lascia molto liberi gli attori che dirige, ma vede tutto ed è sempre presente. Non so come riesce a fare bene le due cose, attore e regista, uscendo e rientrando nel personaggio mille volte al giorno come se fosse semplicissimo. Credo che alla fine di ogni giorno non può che sentirsi distrutto. Ho molto rispetto per lui”.

Emile Hirsch per il ruolo di Diego è sempre stata l’idea originaria di Castellitto e della Mazzantini, che fin dal primo giorno non hanno mai voluto altri al posto suo: “Gli occhi di Diego sono gli occhi di Emile e anche Penelope era entusiasta della nostra idea” ha affermato Castellitto. Hirsch ha confermato anche lui di essersi trovato benissimo a lavorare con questa squadra, soprattutto grazie a Margaret che è così attenta ai dettagli e fa molto bene il suo lavoro “Ho visto Non ti muovere e l’ho trovato bellissimo, pieno di passione, ma non eccessivamente sentimentale” ha detto.  La Mazzantini ha deciso di raccontare Sarajevo, dopo una visita di appena tre giorni sul posto, poiché è un posto che ti lascia rabbia e disperazione quando torni a casa. E, a quanto afferma Castellitto a conclusione dell’incontro, il film racconta non la guerra dei carri armati ma i bambini che muoiono sulla neve, una città che vuole ricominciare ed è in una sorta di fuori sinc.

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