A comparire sul grande schermo è il nome della Blumhouse, la casa di produzione a cui si devono alcuni degli horror più iconici di questa decade, ma a vedere Scappa – Get out non si può non pensare ad una “house” diversa, quella grindhouse che negli anni ’70 era il simbolo del cinema di serie b. Il primo lungometraggio da regista del comico statunitense Jordan Peele (noto per i lavori in coppia con Keegan-Michael Key) sembra provenire proprio da quella blaxploitation da cui nacquero fenomeni come Blacula.

“Ma loro lo sanno che sono nero?”. Dalla domanda che Chris (Daniel Kaluuya) pone alla sua compagna Rose (Allison Williams), che ha deciso di presentarlo ai genitori nella loro villa di campagna, prende il via questo gioiello di tensione. Scappa – Get out comincia con la trovata più pigra che si possa immaginare, la scena di un incidente causato da un cervo, per diventare dopo poco una strana creatura che gioca nel campo del grottesco e della satira sociale. Jordan Peele viene dal mondo della commedia, quella americana del non sense e dello humor demenziale, e ciò spiega la sadica e feroce ironia che permea ogni linea di dialogo.

Scena dal film Scappa – Get Out

L’ipocrita borghesia americana

La forza di Scappa – Get out è quella di fare leva sugli stereotipi più beceri (anche questi retaggio di un certo di tipo di cinema), come quelli sulle presunte doti sessuali degli uomini di colore, per mettere in scena in maniera esagerata e caricaturale il razzismo che quotidianamente emerge dalle battute velenose e dalle considerazioni inopportune che ci capita di ascoltare per strada. Ma a tutte queste osservazioni non richieste e spesso volgari Chris replica con un educato sorriso, perché abituato alla discriminazione di una società non così diversa da quel covo di matti in cui è precipitato.

Il regista statunitense riesce a coniugare la critica più aspra nei confronti della borghesia americana falsamente ipocrita, quella che “vorrebbe rivoltare per la terza volta Obama” ma che cede alla convenienza personale, con le classiche atmosfere da b-movie. Peele non cerca di smussare gli spigoli o di edulcorare la narrazione, e segue con tenacia una chiara idea di cinema di genere.

Una versione thriller-horror di Indovina chi viene a Cena

Lo scorso anno ad indagare su ciò che si nasconde nelle pieghe delle convenzioni sociali era stato Karyn Kusama con il suo The Invitation, in cui una banale serata tra amici si trasformava in qualcosa di più misterioso. Ma pare anche di rivedere una scena presa di peso da It Follows di Robert Mitchell, quando il giardiniere Walter comincia a correre verso lo spaventato Chris durante il suo “allenamento” notturno. Persino le trovate visive di Under the skin sono riprese in questo lavoro ancorato ad un passato che è stato di Gordon e Yuzna ma sempre attento al presente del genere.

Questo moderno Indovina chi viene a cena ? è un horror che non ha paura di sporcarsi le mani, pur mantenendo quella lucida sagacia propria di chi proviene dalla commedia americana fuori dai binari delle produzioni canoniche. Scappa – Get out è una di quelle preziose mosche bianche che ci ricordano di tanto in tanto che il cinema di genere si può ancora fare, anche in territori che non sono quelli del citazionismo esasperato e dei grandi franchise commerciali.

Scappa - Get out, la recensione dell'horror acclamato in America
4.0Da non perdere
Regia
Cast
Sceneggiatura
Colonna sonora
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