Fu proiettato per la prima volta il 5 Febbraio 1936 ed è diventato un cult della storia del cinema, considerato uno dei dieci film più belli dell’anno dal National Board of Review of Motion Pictures. Stiamo parlando di Tempi Moderni, il primo film a sfondo sociale interpretato, diretto e prodotto dall’indimenticabile Charlie Chaplin, che cerca di dare voce al problema crescente della disoccupazione e all’avanzare dirompente dell’automazione nelle fabbriche, soprattutto in Europa in quel periodo storico.

TempiModerniWEB

Charlot è un operaio che lavora dalla mattina alla sera in una fabbrica, tenendo un ritmo di produzione eccessivo che lo porta all’esaurimento. Quando guarisce, il mondo del lavoro non ha più posto per lui e le forze dell’ordine lo arrestano con l’accusa di essere il capo di un gruppo di rivoltosi. La vita in prigione però non gli sembra così male, visto il letto e il cibo assicurati e cerca di restarci il più a lungo possibile, ma la buona condotta gioca a suo sfavore e così, ben presto, si ritrova per strada senza grandi prospettive. Solo quando conosce una gamine in fuga, rinasce in lui la determinazione di riconquistare una vita e una dignità e quindi trovare un nuovo lavoro. Dopo tanto impegno, entrambi vengono assunti in un ristorante, ma hanno alcuni finanziatori alle calcagna che rovinano i loro piani, riportandoli alla miseria. Questo film è la prima occasione per Paulette Goddard di lavorare con Chaplin, in seguito diventato suo marito. In questa nuova illustrazione di FuoriScena, gli artisti Giovanni Manna e Laura Manaresi si soffermano in particolare sulla scena finale del film, avvolta in quella dolce poeticità tipica dei film di Chaplin, spesso caratterizzati da un mix originale di comicità e spunti drammatici. Sullo sfondo gli ingranaggi che ricordano le atmosfere industriali di un periodo storico freddo e grigio sono sfumati e fanno risaltare le figure di Charlot e la bella gamine che camminano sotto braccio verso il futuro con un sorriso e la speranza di vivere nuove avventure serene e piacevoli. La prima sceneggiatura del film prevedeva un finale diverso da quello che poi è stato portato sul grande schermo, con il personaggio del vagabondo che si allontanava da solo e la ragazza che si faceva suora per scappare dalle minacce della società. Ma Chaplin ha cambiato tutto all’ultimo momento, vertendo il messaggio del film verso l’ottimismo: Niente è perduto, si può sempre sperare in un futuro migliore, soprattutto se si affronta la vita con il sorriso. Messaggio rafforzato dalle parole di Laura Manaresi in quest’opera, che sottolineano l’importanza della leggerezza d’animo, la solarità che aiuta ad affrontare più facilmente le difficoltà della vita.

SCENA DEL FILM

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