Quando il lavoro uccide
3.5Overall Score
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Il cinema si interessa del potere, non della quotidianità”. Con queste parole Daniele Vicari, il controverso regista di Il mio paese e Diaz, presenta al Festival del Cinema di Roma il suo ultimo film, Sole Cuore Amore.

Interpretato da Isabella Ragonese, Francesco Montanari ed Eva Grieco, Sole Cuore Amore racconta la tragica storia di due giovani donne unite da un’amicizia inossidabile. Eli (Isabella Ragonese) ha quattro figli, un marito disoccupato e un lavoro difficile da raggiungere. Vale (Eva Grieco) è single e, per sopravvivere, fa la danzatrice in serate alternative. Quando Eli va a lavoro, Vale va a dormire ma il legame non cessa mai, fortificato da un affetto che supera le difficoltà della vita. Le stesse fragilità che, esasperate, avranno delle tragiche conseguenze…

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Un cast straordinario

Sole Cuore Amore è un’opera di struggente autenticità. Un dramma che, come Diaz, colpisce prepotente il cuore e invita alla riflessione. Isabella Ragonese è Eli, una madre di quattro figli costretta a svegliarsi alle quattro e trenta per tirare avanti. Una donna che, quando torna a casa, ha un sorriso e un pensiero per tutti. La sua esistenza sfiancante non le ruba il buon umore ma qualcosa di più prezioso: “È un personaggio tra il sacro e il reale – ha rivelato la Ragoneseè la mia eroina quotidiana”.

Eva Grieco è Vale, una ballerina che sopravvive esibendosi nelle discoteche. Criticata dalla madre e innamorata dell’unica persona che non potrà mai conquistare, Vale balla per dimenticare. Ed è proprio nella danza, costruita sulle splendide interpretazioni di Isabella Ragonese ed Eva Grieco, che Sole Cuore Amore trae la sua più grande forza. Un’umanità sincera di due eroine che meritano tanto ma non ottengono niente in un Paese in cui le difficoltà della vita ci rubano qualsiasi briciolo di speranza.

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Un dramma quotidiano

Nonostante lo sguardo disilluso di Vicari, Sole Cuore Amore racconta una realtà che purtroppo esiste: “Questo film non parla degli ultimi ma di molti. Il novanta per cento delle persone fa questa vita”. Un dramma che, mettendo in scena la quotidianità di Eli, ci svela la sua routine tra viaggi in pullman, lavori sfiancanti e inevitabili problemi di salute. Un ciclo che, ripetendosi, ingloba le sue eroine in un’esistenza che purtroppo nessun barlume di positività può migliorare. La realtà messa in scena da Vicari fa male perché su quel pullman ci sono tante anime come lei, intrappolate in lavori che non possono abbandonare.

La fragilità di Sole Cuore Amore è la sua più grande forza: raccontare un solo lato della medaglia. Un’estremizzazione del dolore che, diventando auto-flagellazione, configge con la realtà che non è solo dramma. Ciò che manca nel racconto di Vicari è un briciolo di positività, annientata da uno sguardo compiaciuto nel provocare disincanto e commiserazione. Un giornalista ha definito Vicari un regista che non accarezza ma picchia duro ma, tra la messa in scena del lato tragico della quotidianità e l’esasperazione del dolore, c’è un confine e Sole Cuore Amore lo passa dimenticando che, nel cinema italiano come nella realtà, abbiamo bisogno di speranza.