Si è tenuta questa mattina al Salone d’Onore del Coni di Roma la conferenza stampa di Race – Il colore della vittoria, il biopic sul campione olimpico a Berlino nel 1936 Jesse Owens. Diretto da Stephen Hopkins e interpretato da Stephan James, Jason Sudeikis e Jeremy Irons, Race racconta l’emozionante storia di Jesse Owens (Stephan James), l’atleta che affrontò le tensioni razziali dell’America della post-depressione. Guidato dal coach Larry Snyder (Jason Sudeikis), Jesse entrò nella squadra olimpica e divenne il simbolo della lotta contro il razzismo americano e l’oppressione nazista. Potete trovare qui sotto le dichiarazioni rilasciate dal protagonista Stephan James, dal doppiatore Federico Buffa, dall’atleta Fiona May e dal distributore Andrea Goretti:

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Che cosa ha portato la Eagle Pictures a distribuire Race?

Andrea Goretti: Il nostro lavoro è comprare dei film e portarli nelle sale; un lavoro complicato perché è necessario interpretare i gusti e le attese del pubblico. Race ha qualcosa in più, lo spirito olimpico. Owens ha dimostrato che lo sport può essere più forte anche del razzismo e del nazismo.

Come è stato doppiare questo film?

Federico Buffa: Ho sempre sognato di poter doppiare un film. Lentamente ho guadagnato la fiducia del direttore del doppiaggio che mi ha insegnato come parlare con l’enfasi del ’36.

Perché ha scelto di interpretare Jesse Owens?

Stephan James: Perché non avrei dovuto? Jesse Owens non è solo un eroe americano ma mondiale. Molte persone guardano a lui come una fonte di ispirazione. Entrare nei suoi panni è stata una esperienza che mi ha cambiato la vita. Abbiamo bisogno di raccontare questa storia.

Che cosa rappresenta oggi Jesse Owens?

Fiona May: Una persona coraggiosa, un atleta incredibile e un icona mondiale. Owens ha dimostrato a tutti che non ha importanza il colore della pelle. Dobbiamo imparare da lui.

Che cosa pensa del razzismo ai giorni di oggi?



Stephan James: Owens ha vissuto nell’America razzista del ’36. La schiavitù è stata abolita solo un ventennio prima. La situazione di Owens era molto pesante e difficile. Credo sia importante, a prescindere dal colore della pelle, la capacità di ciascuno di noi di fare qualcosa. Owens ce lo ha insegnato e dobbiamo continuare a raccontare la sua storia.

Trova delle similarità tra Race e Creed?


Stephan James: Sicuramente ci sono delle somiglianze tra questi due film, ma Race è ambientato nel ’36 e tra due persone che non si conoscono. Larry Snyder ha visto in Owens la possibilità di vincere.

Come si è preparato fisicamente per interpretare Jesse Owens?

Stephan James: L’allenamento è stato una dura sfida. Ho sempre fatto sport ma mai a questi livelli. La cosa più complicata è stato il salto in lungo. Ho cercato di fare attenzione a ogni dettaglio per rappresentare Owens nel migliore dei modi.

Qualcuno l’ha paragonata a Denzel Washington e Forest Whitaker. Che cosa ne pensa?

Stephan James: Sono molto lusingato di venire paragonato a questi due grandi attori. Non sono al loro livello. Sarei onorato di raggiungere la metà del loro successo.

Race è un biopic fedele alla storia di Jesse Owens?


Federico Buffa: Non è la prima volta che Hollywood fa un biopic. Ovviamente la vita di Owens è molto più complicata dei due anni raccontati nel film. La sceneggiatura, curata da Marlene Owens, ha voluto sottolineare che il presidente americano Roosevelt non mandò mai un telegramma di felicitazioni a Owens. Bisognerà attendere oltre quaranta anni perché un presidente Usa parli di questo grande atleta.

C’è ancora del razzismo nello sport?

Fiona May: In atletica ci sono più problemi di doping che di razzismo. La cosa importante è capire che abbiamo tutti gli stessi obiettivi, successi, delusioni. Lo sport deve dare a tutti la possibilità di partecipare. Il rispetto è fondamentale. C’è chi vince e chi perde. Lo spirito è che siamo tutti uguali.

Eagle Pictures distribuirà Race in 200 copie in tutti i cinema italiani il 31 marzo 2016.