Tra i film in Concorso al Torino Film Festival oggi è stato presentato C.O.G. (acronimo di Child of God), il film diretto da Kyle Patrick Alvarez, tratto dal romanzo scritto da David SedarisJonathan Groff, giovane attore che abbiamo notato già in The Conspirator, Motel Woodstock e nella serie tv Glee, interpreta Samuel, un ragazzo di buona famiglia che decide di lasciare la sua vita comoda e ordinaria per provare a cavarsela da solo. Si trasferisce in Oregon e comincia a lavorare in una fattoria dove si coltivano delle mele, e da lì avranno inizio una serie di incontri curiosi ed esperienze più o meno educative, utili alla sua formazione e maturità. Nel cast anche Casey Wilson, Denis O’Hare, Dean Stockwell e Corey Stoll.

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Il regista alla sua opera prima, porta sullo schermo un viaggio autobiografico lungo il Nord Ovest degli Stati Uniti di un ragazzo abituato a tutte le comodità e con gli studi di Yale alle spalle, che vuole sentirsi utile e trovare una sua strada. Incoraggiato da una ragazza, Samuel trova il coraggio di fare il salto nel buio, ma dopo giorni passati in viaggio su un pullman affollato, comincia la sua nuova vita da solo, tradito dalla sua dolce metà. Il contatto con la brusca realtà della gente comune che lavora per sopravvivere e gli incontri con personaggi curiosi ed enigmatici, mettono alla prova la sua sicurezza, la sua natura e le sue idee sulla vita e sulla religione. Anche se potrebbe considerarsi una sorta di commedia on the road con spunti esplicitamente drammatici, C.O.G., che prende il titolo da un gruppo religioso in cui Samuel sarà coinvolto nella seconda parte del film, risulta un film abbastanza lineare nella struttura narrativa e nella costruzione della sceneggiatura, ma non convince del tutto.

JonathanGroff_DaleDickey_COGI dialoghi ordinari e a tratti crudi e volgari rendono i confronti tra i personaggi già visti e poco coinvolgenti, anche se il ritmo generale del film è abbastanza costante e denuncia anche una buona dose di humour, ma lo spettatore assiste alla vita e all’evoluzione del ragazzo, rimanendo alla finestra, senza un vero coinvolgimento emotivo e partecipazione attiva. Si avverte una regia poco esperta, che utilizza sempre le stesse inquadrature e gli stessi stratagemmi tecnici, ma la scelta coraggiosa di una colonna sonora fatta esclusivamente di percussioni suggestive è ottima per mantenere alta l’attenzione e raccontare il fermento interno al protagonista, la cui identità muta scena dopo scena ed esperienza dopo esperienza, fino ad una rivelazione che lo illumina e gli mostra la strada da percorrere per trovare un posto nel mondo.  Buona l’intenzione, sufficiente la forma, discreto il cast, quindi possiamo dire che C.O.G. è un film da vedere ma con riserva e senza troppe aspettative. Un ritratto esilarante ma intenso e profondo di un ragazzo alla scoperta del mondo e di se stesso.

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