Nel cinema contemporaneo capita di rado che il cinema si fondi letteralmente con la poesia e solo i più grandi registi internazionali riescono in questa impresa. Uno di loro è Terrence Malick, che riesce ad investire gli spettatori dei suoi film, attraverso un vortice di emozioni e sentimenti così intensi e metafisici, che rendono la semplice visione di un film al cinema, un’esperienza esistenziale profonda.

Con il nuovo “The Tree of Life”, in sala dal 18 Maggio, Malick racconta la storia privata di una famiglia colpita da un lutto in una cittadina del Texas, sviscerando non solo il sentimento della perdita, del dolore e della diversa natura dei legami all’interno della famiglia O’ Brien, ma prende spunto dalla realtà privata per analizzare dettagliatamente il mistero dell’esistenza, della vita, dell’amore e della morte. Si avverte durante tutto il film, l’analisi di una religiosità che fa chiedere ai personaggi il perché di ciò che accade nella loro vita, e il pubblico si interroga insieme al giovane Jack O’Brien sulla presenza o meno di un Dio che ci guarda dall’alto e sul mistero della sua volontà che spesso non appare così chiara a noi esseri umani. La trama di “The Tree of Life” non si limita a narrare una storia, ma è intervallata da scene surreali e suggestive che mostrano la natura nella sua bellezza e forza, l’universo con le sue vivide luci e la sua parte oscura, l’acqua dirompente di un oceano che ricorda il turbine di emozioni nel cuore di chi perde una persona cara all’improvviso, giochi di luci e fotogrammi accompagnati da una musica lirica e classica che fa vibrare lo spettatore, preda di una commozione primordiale e ignota.

Malick fa, con questo film, del cinema puro come non si vede spesso oggi come oggi e riesce nell’impresa nuova e difficile di far sentire il film, oltre che vederlo. L’aspetto visivo quindi è sottolineato in particolar modo in questo film, che comunque risente positivamente delle interpretazioni del cast di alto livello.
Brad Pitt, nei panni del capo famiglia severo e rigoroso, che si ferma ogni tanto a riflettere sui suoi successi e fallimenti, cerca di crescere i suoi tre figli come vincenti e futuri imprenditori di successo, calcando spesso la mano. Portando sullo schermo una delle sue migliori interpretazioni, egli è molto convincente e trasmette la reale difficoltà di essere un buon padre, e la situazione emotiva che vive quando un figlio muore prima di lui. Accanto a Pitt, una bravissima Jessica Chastain che interpreta la Signora O’Brien, permissiva e amorevole che non ha alcun potere all’interno della famiglia, ma ricopre il suo ruolo per amore dei figli. Hunter McCracken interpreta il giovane Jack che cresce con dubbi su ciò che è giusto o no e il peso di non voler essere ciò che il padre vuole.

Sean Penn interpreta il Jack adulto, figlio del signor O’Brien, che oggi è un architetto di successo ma, con la morte della madre, ricomincia a ricordare la sua infanzia con tutti gli alti e bassi che ne hanno fatto parte e il suo rapporto così complesso ed intenso con un padre padrone, che in fondo provava per lui un grande amore, espresso nella forma sbagliata. Ogni inquadratura è un gioiello sia visivamente che emotivamente, e il film riesce a descrivere le gioie e i dolori di una vita terrena, analizzando l’assoluto, la nascita e la morte come un inizio di due vite diverse. Sembra di vedere un “2001: Odissea nello spazio”, che si svolge all’interno del cuore di una famiglia alle prese con l’immenso dolore della perdita di un suo componente. Un film davvero alto e difficile da non apprezzare, anche se per capirne il reale significato bisogna essere pronti ad affrontarlo senza riserbe e freni, permettendo al regista di scavare dentro lo spettatore con l’aiuto di una cinepresa sensibile e avvolgente, che sembra essere un vero e proprio protagonista del film.