Lo hanno preceduto colleghi illustri: Botticelli, Antonello da Messina, Bellini, Caravaggio, Lorenzo Lotto e, ultimo in ordine di apparizione, Filippino Lippi. Ma tra meno di un mese sarà la volta di Jacopo Robusti, più noto come il Tintoretto. Dal 25 febbraio al 10 giugno, infatti, le Scuderie del Quirinale di Roma verranno invase dai colori densi e pastosi del grande pittore veneziano che visse la grande stagione del Cinquecento, in una mostra, intitolata appunto Tintoretto, curata da Vittorio Sgarbi con la grande novità rappresentata dai testi di sala scritti da Melania Mazzucco che ha dedicato al Tintoretto due romanzi straordinari, La lunga attesa dell’angelo e Jacopo Tintoretto e i suoi figli. Biografia di una famiglia veneziana. Questa delle Scuderie del Quirinale è una mostra che rappresenta sicuramente un unicum eccezionale dal momento che il pittore non aveva mai avuto sinora una mostra monografica significativa in Italia. L’attività di Tintoretto, da sempre ritenuto il rivale di Tiziano, ruota intorno a tre grandi tematiche: quella religiosa, quella mitologica e quella ritrattistica.

Proprio su questi tre nuclei si articolerà l’allestimento di Sgarbi che si aprirà e chiuderà con i due autoritratti, quello giovanile proveniente dal Victoria & Albert Museum di Londra e quello senile dal Louvre di Parigi. Non sarà una mostra affollata di dipinti, infatti ve ne saranno una quarantina, a cui si affiancheranno alcune opere degli artisti contemporanei di Tintoretto. Accanto ai grandi teleri, fatti di ombre e di tensioni drammatiche, i visitatori potranno ammirare opere uniche: dal Miracolo dello schiavo, opera realizzata per la Scuola Grande di San Marco che lo impose sulla scena artistica veneta come uno dei protagonisti assoluti dell’epoca, alla Deposizione al sepolcro, l’ultima opera di mano del pittore, passando per il Gesù tra i dottori fino ai capolavori celebri come la Madonna dei Tesorieri e il Trafugamento del corpo di San Marco. Considerato a tutti gli effetti il precursore dell’arte barocca per le sue prospettive ardite e per l’uso della luce fatta di pathos e di intensità, Tintoretto venne descritto da Longhi, illustre critico d’arte, come “di natura geniale, grande inventore di favole drammatiche da svolgersi entro coreografie di luci ed ombre vibranti….. Uno spettacolo continuo”. Longhi, critico e storico dell’arte acuto, seppe descrivere perfettamente l’artista Tintoretto, autore di audaci peripezie cromatiche e prospettiche, ultimo grande pittore del Rinascimento italiano. Tintoretto, il Furioso dell’arte.