L'Ultima Parola - La vera storia di Dalton Trumbo, recensione in anteprima
4.3Overall Score
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Se Leonardo Di Caprio non dovesse vincere a tutti i costi l’Oscar per riparare agli errori del passato dell’Academy, Bryan Cranston sarebbe insieme a Michael Fassbender il legittimo proprietario dell’ambita statuetta. Come raramente accade, le cinque (straordinarie) stagioni di una serie televisiva di successo come Breaking Bad non hanno per nulla intaccato la credibilità cinematografica di Cranston. Da Walter White a Dalton Trumbo: il film di Jay Roach racconta la vera storia di uno degli sceneggiatori hollywoodiani più talentuosi degli anni Quaranta e Cinquanta (suoi gli script di Ben Hur, Vacanze romane e Spartaco) e vincitore di ben due premi Oscar.

Trumbo, all’epoca lo screenwriter più pagato d’America, subì un feroce ostracismo a causa delle proprie idee politiche, affrontò un processo poiché ritenuto un “pericoloso comunista” e fu per questo condannato a scontare diversi mesi di prigionia. Frustrato e umiliato, Trumbo continuò a scrivere sceneggiature sotto falso nome non arrendendosi mai di fronte a minacce e pressioni di vario genere anche grazie alla protezione e al supporto di grandi produttori e registi, da Otto Preminger a Kirk Douglas. Inaspettatamente, il regista di film demenziali come Austin Powers, Mi presenti i tuoi? e Candidato a sorpresa sforna il miglior lungometraggio della sua carriera: L’Ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo è emozionante, ironico e incalzante. La lodevole sceneggiatura di John McNamara ci consegna il ritratto di un personaggio a tutto tondo e non solo di una vittima, di uno sceneggiatore brillante e prolifico quanto di un uomo tenace sì, ma anche arrogante, avido e spesso egoista nei confronti della propria famiglia. La scene in cui lo vediamo scrivere nudo nella vasca da bagno, l’unico posto dove dice di trovare ispirazione, sono tra le più spassose di un film che trova invece gli attimi di maggiore tensione nel difficile rapporto con la figlia Niki.

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Il cast sbalorditivo (da Helen Mirren a John Goodman, da Diane Lane e Elle Fanning a Louis C.K.) recita sempre all’altezza della propria reputazione supportando a dovere la performance del mattatore Cranston. Roach e McNamara optano per delle interpretazioni talvolta al limite del caricaturale in armonia con un film che declina una storia emblematica in modo convenzionale ma mai ordinario. Sebbene la regia porti con sé ben pochi elementi di originalità sono i toni altisonanti e non lo stile a rendere il film un evento imperdibile: Cranston è talmente comunicativo da stabilire un dialogo accattivante con il pubblico in sala. Le semplificazioni da un punto di vista storico, imputate dai critici statunitensi, non sono necessariamente una diminutio ma agiscono piuttosto in favore di quella conversazione fittizia tra interprese e spettatore. La bellezza di un film scoppiettante come questo sta difatti nella denuncia di un ingiusto sistema persecutorio non troppo distante da noi nel tempo così come nell’omaggio ad una straordinaria stagione del cinema hollywoodiano. Non a caso L’ultima parola: la vera storia di Dalton Trumbo uscirà nelle nostre sale l’11 febbraio, precedendo di qualche settimana la consegna dei premi Oscar dalla cui corsa sono stati clamorosamente escluse quest’anno le minoranza, attori afroamericani in primis.

Questo è solo uno dei tanti aspetti su cui riflettere guardando Trumbo, che ridicolizza il fanatismo e l’ipocrisia di parte dell’industria cinematografica strappando lacrime e risate a volontà. L’arte, la politica,l’amore: pur non rappresentando l’eccellenza del cinema del nuovo millennio Trumbo è un film significativo e appassionante che, tra i tanti meriti, può vantare la definitiva consacrazione di un attore di immenso talento come Bryan Cranston.

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