Approdato nelle sale italiane giovedì 17 marzo, Truth – Il prezzo della verità è il nuovo film di James Vanderbilt, già autore del tesissimo thriller Zodiac di David Fincher. Protagonisti di questa nuova pellicola sono Cate Blanchett, nel ruolo della produttrice televisiva Mary Mapes e Robert Redford, nei panni di Dan Rather, storico anchorman del network televisivo americano CBS. La pellicola narra la storia che ruota attorno al duro servizio mandato in onda dai due qualche anno fa in cui veniva messa in discussione l’ambigua appartenenza dell’allora presidente americano George W. Bush alla Guardia Nazionale Aerea durante la guerra nel Vietnam. La pellicola, sulla linea di recenti opere quali Il caso Spotlight e del travolgente successo televisivo di The Newsroom, si focalizza ancora una volta sul mestiere del giornalista di inchiesta, e del suo rapporto con i poteri forti della politica e delle lobby statunitensi. La critica internazionale ha espresso un giudizio particolarmente positivo, specialmente riguardo la sceneggiatura e le ottime interpretazioni dei due attori protagonisti.

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Entusiasta il New York Observer, che definisce Truth come il “miglior film sul giornalismo dai tempi di Tutti gli uomini del Presidente”, elogiando le “credibili” interpretazioni di Robert Redford e Cate Blanchett, oltre che la sceneggiatura “esaustiva e ben scritta”. Applausi anche da parte del celebre Hollywood Reporter, che si complimenta con Vanderbilt per la certosina ricerca storica e di archivio e per aver confezionato una pellicola “di gran lunga migliore al più popolare e semplice Il caso Spotlight”. Positivo il parere del Time, che definisce Truth un film intelligente e maturo, in grado di analizzare il quadro complessivo circa il rapporto tra politica e giornalismo, andando oltre la semplice narrazione della vicenda alla sua base. Nonostante un giudizio più che lusinghiero, però, il settimanale americano critica la scelta del regista di relegare Elisabeth Moss in un ruolo decisamente secondario, non riuscendo così a valorizzare a pieno le sue capacità attoriali.

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Molto più freddi sono invece i giudizi provenienti dal The Guardian e da Empire. Se il primo accusa il regista di non aver semplicemente raccontato la storia di Rather, bensì di averne “divinizzato” la figura, Empire definisce il film “incapace di far fronte alle sue stesse ambizioni”. Il Guardian, inoltre, pur riconoscendo la bravura di scrittura di Vanderbilt, ne sminuisce le capacità registiche, definendo la sua prima opera “priva di sfumature” e non paragonabile “al più riuscito Spotlight”. Decisamente negativo è invece il giudizio di The Wrap, che critica le interpretazioni dei due protagonisti, definendole come “il tentativo di due celebrità (Redford e Blanchett, ndr) di vestire i panni di altre due celebrità, senza mai riuscire a immedesimarsi coi propri personaggi”.