Si è tenuta ieri la Conferenza Stampa de L’Ultimo Terrestre primo film da regista di Gian Alfonso Pacinotti, noto fino ad ora, principalmente per la sua carriera da fumettista. La storia ambientata durante l’ultima settimana prima dell’arrivo di una civiltà extraterrestre sulla terra, segue gli extraterrestri che si vedono accolti da un paese stanco e disilluso, in crisi economica conclamata e gravissima. Le reazioni delle persone alla venuta dei particolari ospiti, vanno dalla reazione razzista (Adesso ci ruberanno il lavoro, come hanno fatto i cinesi prima di loro!) ad interpretazioni mistico religiose strampalate. La chiave di lettura rimane particolarissima e ce ne hanno parlato il regista accompagnato dal cast artistico composto da Luca Marinelli, Roberto Herlitzka, Anna Bellato e Gabriele Spinelli, insieme ai produttori Domenico Procacci (Fandango) e Paolo Del Brocco (Rai Cinema).

 

 

Hai fatto il tuo esordio alla regia con il fumetto di un altro, pubblicato da una casa editrice particolare, un collettivo di Bologna. Secondo me è stato molto importante, anche per far venire alla luce questa realtà, molto vasta e sconosciuta in Italia, c’hai pensato a questi risvolti prima di fare il film?

–          Gian Alfonso Pacinotti: No, non ci ho pensato. Il fatto che volessi bene ad autore e casa editrice è una cosa secondaria, m’è semplicemente piaciuta la storia ed ho voluta trasporla cinematograficamente.

Sono rimasta  colpita da Daniele Spinelli, so che non era un attore prima di questo film, è quindi all’esordio. Come sei arrivato a Pacinotti, qual è il tuo percorso fino a qui?

–          Daniele Spinelli: Sono arrivato a Pacinotti per distanza geografica, nel senso che abitiamo vicini. Ci siamo conosciuti per caso ed entrambe apprezzavamo le cose realizzate. Ci siam trovati bene, abbiamo iniziato a lavorare con lui, facendo le cose in maniera casalinga, abbiamo girato diversi cortometraggi, poi due lungometraggi, le cui copie sono state distrutte (era meglio non farle girare troppo). Poi ha fatto questo percorso da fumettista e ci siamo visti più raramente ma ci siamo risentiti per la proposta di questo film visto di cui Fandango aveva chiesto i diritti, io non pensavo neanche di fare l’attore ma qualcosa di più tecnico, invece mi ha chiesto di tornare davanti la macchina da presa, io c’ho pensato, da un po’ di anni non mi interessava più ma abbiamo fatto delle prove ed ho accettato, pensavo stessimo andando nuovamente a fare una cosa in amicizia ed infatti così è stato. Sul personaggio, è un po’ particolare, molto psicologico, abbiamo mantenuto la recitazione minimale per evitare errori.

Per il regista, i giornali oggi sono pieni di titoli a caratteri cubitali, fischi alla comencini, come sei arrivato in questa arena?

–          Gian Alfonso Pacinotti: Guarda, mi chiedi se ho paura perché menano? No, non ho paura perché menano.

C’è questo finale in cui è auspicabile un momento sociale politico in cui venga fuori un fine vista la situazione in cui viviamo, visto che il protagonista è legato anche a questo.

–          Gian Alfonso Pacinotti: Il personaggio è pessimista ed ottimista allo stesso tempo, aspetta un cambiamento forse in maniera passiva ma lo vuole. Le scelte stilistiche non sono state decise in precedenza, ho semplicemente seguito la curva che s’è venuta a creare girando le scene. Non ho mai fatto differenza tra i diversi toni, le parti comiche e drammatiche si mescolano sempre.

Volevo sapere se c’era stato nella preparazione del suo film uno storyboard e se ci sarà un’evoluzione del progetto.

–          Gian Alfonso Pacinotti: Non c’è stato uno storiboard prima ma durante, durante lo svolgimento del film

–          Gian Alfonso Pacinotti: Non credo ci sarà un dopo, penso che questo lavoro sia chiuso qui, con il film. Poi se tra dieci anni mi tornerà la voglia, chi lo sa!

Per Herlitzka, qual’è stato il suo contatto con Pacinotti? E come mai questo prestito dal teatro al cinema?

–          Roberto Herlitzka: Cinema e teatro sono due attività che fanno bene a convivere, sennò finiamo per fossilizzarci in uno di questi due stili molto diversi fra loro, è bene farli coesistere

–          Roberto Herlitzka: Quanto a Pacinotti mi ha offerto questa parte, io ho letto la sceneggiatura, mi ha coinvolto e sono stato molto contento di recitare con lui, specialmente perché apprezzo il fumetto, permette una totale libertà, che noi abbiamo avuto in questo film.

Per Procacci, volevo sapere con che criterio un produttore sceglie i vari script che gli vengono fatti visionare?

–          Domenico Procacci: Guardi, penso che ognuno abbia il proprio modo di agire ma questo film nasce da altro, da un incontro con Gianni che mi ha fatto vedere i suoi lavori da fumettista ed i suoi cortometraggi, ci incontrammo a Lucca in occasione di un festival e parlammo, pensavo sarebbe andato a pescare una delle sue storie, ed invece mi ha sorpreso che si orientasse verso un lavoro di un altro autore, nei suoi corti gli alieni erano già stati trattati. Insomma, l’interesse è nato da questo lavoro, dal fumetto e dalla proposta diretta di Pacinotti.

In italia di oggi chi potrebbe essere l’alieno che fa scoppiare le contraddizioni?

–          Gian Alfonso Pacinotti: Io a questa domanda non so rispondere, nel mio film il personaggio scopre la compassione, vabè ma è una roba mistica mia. In Italia la vedo dura che possa succedere una cosa del genere..

Come  è stato costruito il personaggio?

–          Gian Alfonso Pacinotti: Un giorno mi squilla il telefono e mi viene proposto questo ruolo perquesto trans, mi è stata proposta la sceneggiatura e mi sono innamorato del personaggio, vedevo i suoi sentimenti, c’è stato il provino ed arrivare alla fandango truccato, ecco è stato imbarazzante ma superata la porta del provino è stato come un tempo fermo, però poi sono stato scelto ed il personaggio è stato veramente emozionante, ho conosciuto persone meravigliose, bella esperienza.

Paolo Del Brocco, in veste di rappresentante di Rai Cinema, come mai la scelta di sposare il progetto?

–          Paolo Del Brocco: Era  un progetto diverso dal  normale, delicato, questa storia ha affascinato per tema e stile e la reputavamo necessaria per il genere.

Anna e gli alieni, parlaci del film!

–          Anna Bellato: è un personaggio che ho amato fin dall’inizio, forse per i punti in comune, questa speranza che con l’arrivo degli alieni possa cambiare qualcosa, una situazione che non le piace. Questi alieni, non so se veramente ne abbia paura, ma sicuramente è qualcosa di esterno che potrebbe cambiare la sua vita

A Domenico Procacci chiedo di parlare di numeri. Allora Ruggine è già uscito in sala, Gipi ed i suoi alieni escono al cinema domani, quest’anno puntate molto di più sulla distribuzione Fandango, quali sono le aspettative e come verrà distribuito Gipi e soprattutto come mai questo desiderio di distribuire film dati ai partner come Rai Cinema?

–          Domenico Procacci: Io produrrei volentieri i film di Ozpetec, Muccino, Garrone ma non è stato possibile distribuire i nostri film. La produzione italiana negli ultimi anni è progredita su questo genere, come la fine è il mio inizio o il pranzo di ferragosto, ecco quelli hanno cambiato la nostra visuale, penso ci sia la possibilità di distribuire un certo tipo di prodotto. Ruggine è un certo tipo di film che ha bisogno di attenzione, di piùà cura, è meno d’impatto. Forse una struttura come noi può seguirlo da vicino. C’è anche qualche altro film non nostro che stiamo prendendo in distribuzione.