Si è tenuta oggi a Venezia la conferenza stampa di Dark Horse, nuova interessante pellicola scritta e diretta da Todd Solondz. Il film che annovera tra i protagonisti Justin Bartha, Selma Blair, Mia Farrow, Jordan Gelber e Christopher Walken racconta la storia di Abe (Jordan Gelber),  trentenne perennemente indeciso tra il divenire adulto e il restare sempre bambino, tema già affrontato nell’esilarante Tanguy di Etienne Chatillez.

Nel corso del film Abe cercherà con scarso successo di riscattare la sua patetica vita conoscendo Miranda (Selma Blair), una sorta di suo alter ego femminile, ma il segreto che custodisce la ragazza spaventerà il povero trentenne sovrappeso, incapace ormai di divenire il vero uomo che anagraficamente già è. Potete trovare le domande rivolte a Selma Blair, Jordan Gelber e al regista Todd Solondz qui sotto:

Che tipo di film è Dark Horse?

Todd Solondz: Per quanto possa essere considerata una commedia si ride davvero poco in Dark Horse, questo è un film pieno di dolore e di malinconia. Il protagonista ha tantissimi problemi ed è colpito da tante sventure; possiamo vedere le cose attraverso il punto di vista della protagonista femminile in modo da comprendere che cosa prova realmente per Abe. Si prova tenerezza per il protagonista e per la sua difficile situazione.

Dark Horse è un’opera diversa dai film precedenti di Todd Solondz?

Jordan Gelber: Non è diverso, è solo che qui la storia è guidata da un unico personaggio mentre nei suoi film precedenti c’erano sempre storie collegate tra loro, in questo caso Todd è tornato un pò allo stile del suo primo film Welcome to the Dollhouse.

Per quale motivo Dark Horse?

Todd Solondz: E’ un termine che sta ad indicare qualcuno che potrebbe arrivare al trionfo, al successo ma che alla fine non ci riesce. E’ uno sforzo commovente e triste; il padre del protagonista ha sempre visto suo figlio come un fallito e questo mi commuove.

Questo è un film politico?

Todd Solondz: Non do mai una ricetta per una interpretazione giusta o sbagliata dei miei film, in ogni caso c’è sempre un punto di vista politico. Il protagonista è di proprietà della sua collezione di giocattoli e questo è collegabile alla sua infanzia, un evidente risultato di una società consumistica in cui tutto viene reso infantile.

Che cosa vi ha interessato di più di questo film?

Jordan Gelber: La cosa che mi ha interessato è proprio il conflitto per cui il protagonista non è mai cresciuto veramente, alla sua età sono tutti sposati con famiglia, mentre Abe vive ancora con i genitori e questo deriva dal fatto che vuole rimanere un bambino pur essendo adulto.

Todd Solondz: Ho cercato di avere accesso alla vita interiore del personaggio per parlare del conflitto reale della sua vita.

Le donne dei suoi film hanno sempre una espressione particolare, come mai?

Todd Solondz: Sinceramente non me ne sono mai reso conto. Inizio sempre il film con un atteggiamento molto esuberante ma alla fine cerco di catturare il momento di sconnessione dei personaggi della storia.

Selma Blair: Credo che la gente quando non viene osservata e non si sente in imbarazzo ha un volto diverso, non pensavo di avere una espressione particolare. In questo caso la storia è molto reale, più il film è tecnico e più ho una espressione particolare, Todd ha il dono di riuscire a capire quando non riesco a recitare veramente. La cosa bella di questo film è che c’è qualcosa di molto reale nel mio personaggio, Todd ci rende come siamo veramente.