Si è tenuta oggi a Venezia la conferenza stampa del film “Shame” co-scritto (insieme ad Abi Morgan) e diretto dal regista inglese Steve McQueen, da non confondere col celebre attore americano scomparso nel ’80. Il film che vede come protagonisti Michael Fassbender (Brandon) e Carey Mulligan (Sissy) tratta della controversa esistenza di quest’uomo sulla trentina che vive a New York ed è totalmente incapace di gestire la propria vita sessuale. Quando la sorellina ribelle si stabilisce nel suo appartamento, Brandon perde sempre più il controllo del proprio mondo. Shame è un’analisi stringente e attuale della natura del bisogno, del nostro modo di vivere e delle esperienze che plasmano la nostra esistenza.

 

Quest’anno Mr McQueen è a Venezia in ben due ambiti, Fuori Concorso ed ai Giardini con la sua esposizione artistica, è stato un bel riconoscimento da parte della Mostra.

Steve McQueen: è un onore essere riconosciuto qui a Venezia è una di quelle cose che mi rendono onorato per il lavoro al quale ho dedicato una vita, entrambi i due processi sono simili, è sempre arte.

 

Stessa domanda per lei, Michael, è arrivato al Lido per presentare ben due film uno Fuori Concorso (Shame, per l’appunto) ed uno in Selezione Ufficiale (A Dangerous Method di Cronenberg), come ha preso le due selezioni?

Michael Fassbender: È un privilegio ed un onore essere qui con ben due film, è fantastico essere qui con entrambe i cast ed i registi, per presentare due opere alle quali ho creduto fino in fondo.

 

Com’è stato fare un film su di un personaggio come questo, che sembra essere al di la di qualsiasi possibile redenzione?

Steve McQueen: Mi piace Brandon ma è un personaggio difficile, mette a dura prova, non è molto diverso da tutti noi, non è cattivo. Vive nell’attuale con tutte le difficoltà, certo, in quanto personaggio Brandon ci è molto famigliare, non distante o repellente.

 

Mr. Fassbender, nelle scene più particolari si è sempre sentito a suo agio o c’è stato qualche ciak che l’ha messa in difficoltà?

Michael Fassbender: Sì le scene del sesso. Non ero proprio a mio agio, ma le ho dovute fare, la cosa importante è che tutti fossero a proprio agio e così è stato, le abbiamo girate bene alla fine.

Steve McQueen: Per le scene di sesso devo dire che Michael e Didi, gli attori, hanno fatto un ottimo lavoro, ottima recitazione, per quanto riguarda i dettagli, sono rimasto soddisfatto, gli attori sono stati veramente eccezionali.

 

Perché New York e non Londra, perché non la scelta di un accento londinese?

Abbie Morgan: Steve ed io siamo rimasti molto affascinati da NY, siamo rimasti colpiti e ne abbiamo parlato a lungo, a me piace tantissimo che siano state girate sull’Hudson molte scene e che ci sia l’acqua. È una città nella quale ci si può sentire soli ed al contempo essere in mezzo ad una moltitudine di persone, NY era ben intrecciata con la trama ed i personaggi.

Steve McQueen: è una città che vive 24 ore su 24 e si capisce che Brandon doveva vivere lì, è il posto dell’eccesso, il suo habitat naturale. Per me NY stessa è un personaggio del fillm, dà sostegno a tutto il resto.

 

Questo è il vostro secondo film insieme (rivolta a McQueen e Fassbender) dopo Hunger, nel frattempo Michael ha fatto una carriera strabiliante, questo è il suo anno. Come si è evoluta la vostra collaborazione?

Steve McQueen: Per quanto riguarda la collaborazione con Michael, è una storia d’amore, oramai è una relazione, è stato un colpo di fulmine. Se fosse stato reciproco, allora tanto meglio e lo è stato. Per me sarebbe difficile fare un film senza di lui, ma dal momento in cui ci siamo incontrati è stato amore, siamo stati fortunati perché è successo.

 

In Italia non ha trovato distribuzione questo film, come le hanno giustificato questa scelta?

Steve McQueen: Per quanto riguarda la mancata distribuzione, m’è stato detto che era stato per via  della nudità dell’uomo, se fosse stata una donna ad essere nuda, immagino sarebbe stato differente.

Per la sceneggiatrice Abi Morgan, crede sia possibile un corrispettivo della storia, reso al femminile?

Abi Morgan: Se il tempo è maturo per il personaggio al femminile, questo non lo so. A me piace Brandon, un uomo che ha totalmente perso la sua bussola morale, potrebbe valere anche nei panni di una donna ma penso sia tatuata su un uomo, io mi innamorai del personaggio e l’ho visto nelle vesti di un uomo.

 

Steven, il titolo, Shame, si pensava che sarebbe stato riferito ad un incesto che alla fine non c’è stato, da dove è derivata l’idea?

Steve McQueen: le persone sono simili a Brandon che abbiamo seguito ed osservato per parecchio tempo, hanno continuato a ripetere questa parola ed alla fine è diventata il titolo. È ovvio che questi individui provino vergogna.

 

Per Fassbender, lei è qui con due film e due ruoli molto forti, Jung (in A Dangerous Method)  Brandon, entrambi con una vita sessuale tormentata e piena di lati oscuri. Che differenza c’è di approccio tra un personaggio realmente esistito (Jung) ed uno creato dal niente come
Brandon?

Michael Fassbender: Essenzialmente il lavoro è lo stesso, prima di tutto lavoro sulla sceneggiatura e la storia, lavoro tanto e se è esistito davvero, bene, attingo alla sua biografia, se non c’è la scrivo io la invento. Il lavoro è lo stesso, si è al servizio della storia, del personaggio, certo se c’è il materiale storico si può usare quello, sennò dovrai ricrearti in mente una tua biografia del personaggio.

 

Nel primo film (Hunger), che era molto politico e rappresentava in una società sia mondiale che locale gli anni 80, in cui la politica interessava molto l’individuo in particolare in Inghilterra ma anche nel resto delle nazioni, c’era una forma di violenza da parte dello Stato verso gli individui. In questo film invece si ragiona sui rapporti umani, sulle affettività violente di individui che comunicano tramite violenza sessuale. C’è un’analisi che mira al passaggio tra le due forme di violenze?

Steve McQueen: Anche questo film riguarda la politica, Hunger parlava dell’Irlanda del Nord, qui si parla della politica attuale. Quanto si parla di politica adesso. Tramite internet la nostra vita è cambiata sessualmente, è cambiata la maniera in cui interagiamo.

 

Come mai questo personaggio? È realmente esistito? Lo ha letto in un libro o ha attinto a riferimenti
personali?

Steve McQueen: penso sia ovvio, con quello che succede oggi riguardo alle dipendenze da droghe ed alcol mi hanno portato a creare un personaggio come quello di Brandon

Abi Morgan: No, questa non è una persona realmente esistita. Abbiamo incontrato tanta gente con una vita simile a quella di Brandon ma non esiste nello specifico. Questa è stata la fonte di ispirazione,  le emozioni che abbiamo provato quando entravamo in contatto con quel mondo.

 

Ci hai detto che in Hunger una delle scene del film derivava da una notizia che lei aveva mutuato dalla sua adolescenza, in Shame, ci sono altri richiami al suo passato

Steve McQueen: No, devo dire che mi sono sentito libero di creare, in Hunger, la situazione vedeva quest’uomo in prigione, qual’era l’opposto? Una persona libera con accesso a tutto quello che desiderava ed ovviamente l’elemento sessuale interviene ed entrambe i film sono accomunati. Come tanta libertà in questo possa diventare una prigione. Si ha l’idea di un parallelo in cui i due personaggi, nel primo caso il primo intrappolato in una prigione fisica, riesce comunque a che governare la sua libertà, mentre il secondo con troppa libertà fisica si crea una prigione mentale.

 

Perché ha voluto aggiungere anche la scena della droga, quando comunque il perno del film e della sregolatezza appartiene alla sfera del sesso?

Michael Fassbender: Avevamo discusso la scena della cocaina, avevamo pensato se aggiungerla o meno, volevamo parlare degli eccessi che si stimolano l’un l’altro e la coca piuttosto che il bere, fa si che si alzi il telefono e si chiami una prostituta per sesso, sono dipendenze collegate, vanno di pari passo. Sono intrecciate.