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Interviste

29° TFF: Intervista al regista Tom McCarthy (Win Win – Mosse Vincenti)

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Tom McCarthy era presente a Torino per presentare il suo  “Win Win – Mosse Vincenti” e questo è quello che ci ha raccontato.

Secondo lei come la caldaia di Mike in avaria, sta scoppiando anche l’America?

Spero di no anche se è difficile dirlo. Questo film parla proprio del fatto
che le cose non miglioreranno per un bel po’ di tempo non solo negli Stati Uniti ma anche in altri paesi. La sfida che ci aspetta in questo momento è imparare a vivere con la consapevolezza di questa mancanza di miglioramento rispetto alla situazione in cui ci troviamo oggi, cercando un modo per andare avanti lo stesso. Non è mai facile dover abbassare il proprio standard di vita ovunque. Ora negli Stati Uniti stiamo optando per cercare di mantenere quello che abbiamo ed è una prospettiva che comunque spaventa e terrorizza in alcuni casi le persone e proprio quando sono spaventate le persone rischiano di fare scelte pessime e in questo senso il mio film è una sorta di ammonimento.

Il personaggio di Leo?

Leo è l’esempio di una generazione che nella sua esistenza non ha fatto altro che risparmiare perchè in molti casi ha vissuto in modo semplice, anche arrivando a vivere al di sotto di quanto i rispettivi introiti gli consentivano. Oggi è diverso il tipo di vita che noi conduciamo. Non era giusto quel modo di quella generazione, ma oggi se da un lato è vero che i problemi in cui ci troviamo sono causati per lo più dalle banche e assicurazioni, dall’altro è anche responsabilità nostra  che come cittadini, abbiamo creduto a quello che ci hanno fatto credere. Rateizzare, pagare dopo o mai, ci siamo comprati le case senza avere i soldi per poterlo fare grazie ai mutui che ci offrivano le banche. Situazione in cui siamo responsabili in prima persona e dobbiamo assumercene la responsabilità.

Il suo cinema si è andato piano piano attenuandosi nei toni, da Station Agent, L’Ospite Inatteso e poi questo Win win. Perchè questa dolcezza maggiore nel raccontare le storie?

Non lo so, non mi è facile autoanalizzarmi. Spesso non rifletto su alcune cose finchè qualcuno non mi fa una buona domanda e vorrei avere accanto il mio strizzacervelli per rispondere…Comunque quando ho iniziato a lavorare a questo film, all’inizio c’era l’idea di fare un film sulla lotta libera nei licei, poi una riflessione sulle regole personali che uno di dà e i principi morali di ognuno. Intanto in tv e per radio non facevo altro che sentire della pessima situazione in cui ci troviamo e gli errori di tutti, e mi sono chiesto chi vorrebbe andare a vedere un film che parla delle stesse cose e andare al cinema per trovare una storia che già senti tutti i giorni al telegiornale. Quindi ho deciso di dare un manto più accettabile ad una tematica così complessa per cercare di dire delle cose ma allo stesso tempo farle dimenticare, cercando di indurre la riflessione. Quindi il tono di questo film è diverso. La storia riflette la nostra società, il percorso di scelte sbagliate.

Come ha scelto Paul Giamatti?

Con Paul ci conosciamo fin dai tempi dell’ Università. Comunque è vero che lui ha avuto poche occasioni fino ad oggi di interpretare un uomo che ama la vita, che sta bene con se stesso. Mi ricordo la prima volta che abbiamo parlato di questo personaggio e io gli ho detto: Sai che c’è un ostacolo? e lui ha risposto: sì, il mio personaggio è felice…e ci siamo messi a ridere. Lui fa fatica a sorridere e avere un’espressione serena e  il tema del sorriso è centrale nel film. Non tutti hanno la capacità di sorridere naturalmente. Veste orrida giacca da sci in saldo, un fondo di magazzino, proprio per fare ritratto della classe media che vive nelle zone periferiche ma non esprimere alcun giudizio sulla relatà suburbana, nè con atteggiamento accondiscendente, nè condannarle come spesso accade, nè atteggiamento sentimentalista. Non volevo nè abbellirla, nè rovinarla.

Il ruolo centrale sembra il ruolo femminile della moglie di Mike?

E’ vero. ma in realtà all’inizio quello che lei suggerisce è continua a mentire, ovvero ‘riusciremo a farla franca se vai avanti così’ e in quel momento Mike si rende conto dello sfaldamento del suo codice morale e di tutti i suoi principi. Quando la moglie fa questo suggerimento, cade l’ultimo velo e lui sente di doversi far carico e assumersi la responsabilità di quello che ha fatto, cosa che noi ancora non stiamo facendo nella vita reale, come il governo degli stati uniti, la chiesa cattolica etc…Nessuno sarebbe in grado di andare di fronte al tribunale e assumersi le responsabilità di ciò che ha fatto. Alla fine è quello che Mike e la moglie fanno insieme a fine film.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Ancora più Bello: le video interviste esclusive a tutto il cast

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Ancora più Bello arriva al cinema dal 16 settembre in 350 copie, distribuito da Eagle Pictures. Si tratta del secondo capitolo della trilogia dedicata alle avventure sentimentali di Marta, adolescente affetta da una malattia che affronta con grande dose di ottimismo, e del suo gruppo di amici. (Qui la recensione del film)

Diretto da Claudio Norza, da un’idea di Roberto Proia, che lo ha anche sceneggiato insieme con Michela Straniero – si svolge esattamente un anno dopo i fatti raccontati nel primo capitolo (Sul più bello, diretto da Alice Filippi). Nel cast Ludovica Francesconi, Giancarlo Commare, Gaja Masciale, Jozef Gjura, Jenny De Nucci, Diego Giangrasso che abbiamo incontrato a Roma. Qui sotto le video interviste realizzate da Sabrina Colangeli per MadRog Cinema, il nostro canale youtube ufficiale.

Ancora più Bello: la sinossi del film

Dopo dodici mesi, la storia tra Marta (Ludovica Francesconi) e Arturo è finita. “In amore gli opposti si attraggono ma alla fine si lasciano”, si ripete Marta, che giura a se stessa di voler rimanere da sola per un po’ e continua a convivere con ottimismo con la malattia che da sempre l’accompagna. Ma quando arriva Gabriele (Giancarlo Commare), un giovane disegnatore tanto dolce e premuroso quanto buffo e insicuro, Marta riconosce che potrebbe essere lui l’anima gemella che non riusciva a trovare in Arturo. Ma prima di farsi coinvolgere del tutto in una nuova storia, è sempre meglio aver chiuso definitivamente con quella precedente.

Approfittando di un temporaneo trasferimento di Gabriele a Parigi, Marta cerca di schiarirsi le idee anche grazie all’aiuto dei suoi amici di sempre Federica (Gaja Masciale) e Jacopo (Jozef Gjura). Mentre ormai è sempre più convinta a lasciarsi andare alla storia con Gabriele, il ragazzo in preda alla gelosia commette un errore imperdonabile, che li farà separare. Quando tutto sembra andare storto arriva però una telefonata dall’ospedale che cambia le priorità di tutti: c’è un donatore compatibile per Marta. 

Il resto sarà svelato nel terzo capitolo della trilogia, Sempre più bello, in uscita nelle sale cinematografiche nel 2022.

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Cinema

Venezia 78 | Old Henry, video intervista a Tim Blake Nelson, Scott Haze e il regista Ponciroli

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Con il nuovo Old Henry, presentato fuori concorso a Venezia 78, Potsy Ponciroli confeziona un rigoroso western minimalista, o un microwestern, come amano chiamarlo i suoi interpreti, segnato dall’eccezionale contributo attoriale di Tim Blake Nelson – capace di dire tutto sul suo personaggio anche solo attraverso il modo in cui impugna la pistola – e dal tentativo di aggiornare il rapporto fra realtà e leggenda, ampliando una mitologia western cinematograficamente antichissima (un’operazione cercata di recente solo da Andrew Dominik con L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford).

Abbiamo avuto l’occasione di parlare del film con gli interpreti Tim Blake Nelson e Scott Haze e con il regista Potsy Ponciroli.

Ponciroli riesce a trarre vantaggio dalle ristrettezze di budget per realizzare un western in cui si sparano le ultime pallottole di un genere ormai al tramonto: in cui si possono contare i colpi esplosi dalle pistole e si riesce a tenere traccia di quanti ancora ne rimangono nel tamburo.

Non c’è nessuna voglia di spettacolarizzazione, nessun desiderio di mettere in scena l’ennesimo action caotico e frastornante: Old Henry aggiorna una trama classica – l’irruzione di uno straniero in casa che rompe gli equilibri di una famiglia e riporta a galla eventi rimossi del passato – e allo stesso tempo riesce a dire qualcosa di estremamente interessante sul genere di riferimento.

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Cinema

Venezia 78 | Il Silenzio Grande, video intervista ad Alessandro Gassmann

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Dopo aver diretto con successo il testo di Maurizio De Giovanni a teatro, Alessandro Gassmann ne propone adesso una rinnovata versione per il grande schermo, conservandone l’impianto ma sfruttando tutti gli strumenti a disposizione del regista cinematografico per ampliarne il senso e arricchire la sceneggiatura di nuove sfumature.

Abbiamo avuto modo di parlare con Alessandro Gassmann del suo terzo film da regista, delle sfide affrontate nel processo di trasposizione del testo dal teatro al cinema e di come immagina il suo prossimo futuro nel cinema.

Il Silenzio Grande: intervista ad Alessandro Gassman

Il Silenzio Grande, presentato come evento speciale delle Giornate degli Autori nel corso della 78esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, permette a Gassmann di utilizzare una dimora reale come scenografia della sua Villa Primic – non solo ambiente, ma personaggio fondamentale del racconto – e di lavorare sulla fotografia per suggerire visivamente allo spettatore cose che il testo solo parzialmente suggerisce. 

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