Connettiti a NewsCinema!
gettyimages 1145337999 gettyimages 1145337999

Cinema

I 10 migliori ruoli di Brad Pitt

Pubblicato

:

Chi non si è preso una cotta per Brad Pitt da quando ha esordito al cinema nel cult Thelma & Louise, interpretando il ruolo del cowboy autostoppista nel 1990? Il fascino del classico bravo ragazzo, faccia pulita, profondi occhi azzurri e labbra che hanno fatto sognare milioni di donne unite al talento, hanno reso Brad Pitt uno degli uomini e attori più desiderati e apprezzati del mondo. A differenza di altri colleghi di Hollywood, spesso è sulle copertine di tabloid e giornali di gossip anche per la sua vita amorosa. Dopo due anni di fidanzamento è stato sposato con l’attrice Jennifer Aniston dal 2000 al 2005 ed è stato uno dei matrimoni più seguiti e reali, in un mondo così artefatto come quello di Hollywood. Impossibile non ricordare un cameo nell’ottava stagione di Friends, nel quale Pitt interpretava un amico di college di Ross, profondamente arrabbiato e pieno di rancore proprio contro Rachel Green, che all’epoca era sua moglie.

Durante le riprese del film Mr. & Mrs. Smith ha conosciuto Angelina Jolie con la quale ha realizzato il sogno di sempre: creare una famiglia. Dopo aver adottato due figli, nel 2006 è diventato padre della sua prima figlia naturale. Non content i due hanno adottato un bimbo vietnamita, per poi allargare ancora di più la loro famiglia nel 2008 con un parto gemellare della Jolie. Purtroppo, nonostante l’amore per i figli, dopo alti e bassi, i due hanno deciso di porre fine alla loro relazione. Nonostante le illazioni che vedrebbero Pitt nuovamente vicino alla Aniston, pare che non sia legato sentimentalmente a nessuno…o almeno ufficialmente! Per celebrare la sua carriera, ricordando l’uscita a settembre del film C’era una volta a… Hollywood! di Quentin Tarantino, ho scelto 10 titoli che mostrano le diverse sfaccettature del biondo più amato del mondo del cinema. Qual è il vostro film preferito di Brad Pitt?

Leggi anche: La recensione in anteprima di C’era Una Volta a…Hollywood!

brad

Intervista con il vampiro(1994) di Neil Jordan

Film particolarmente consigliato a chi ama i film con i vampiri e ama le atmosfere dark e gotiche. Fu uno dei film più apprezzati – non solo al boxoffice – di quell’anno. La coppia Brad Pitt e Tom Cruise, sebbene non convinse molto la critica, conquistò il pubblico per l’aspetto e il look curatissimo. Nonostante tutto, questo film riuscì a ricevere diverse nomination ai Golden Globe e agli Oscar. Pitt in questo film interpreta Louis de Pointe du Lac, ricco proprietario terriero e rimasto solo dopo aver perso moglie e figlio, viene trasformato in vampiro da Lestat de Lioncourt (Tom Cruise). A differenza sua, Louis dimostra di essere sensibile come un essere umano, impedendogli di mostrare e uccidere la gente per soddisfare la sua sete. Quando decide di lasciar prevalere la sua nuova natura, lo fa ai danni della piccola Claudia, la quale viene “salvata” da Lestat rendendola a sua volta una vampira.

Vento di passioni (1994) di Edward Zwick

In questo film, Pitt fece perdere la testa alle donne – e non solo – di tutto il mondo. Capello lungo, biondo, classico modo di fare di chi è sicuro di sé e l’aspetto selvaggio sono l’identikit del bel Brad in questo lungometraggio. Pitt interpreta uno dei tre figli cresciuti da solo dal colonnello William Ludlow (Anthony Hopkins), il giovane Tristan Ludlow. A seguito dello scoppio della prima guerra mondiale, Samuel fidanzato con Susannah (donna amata da entrambi i fratelli) muore durante un conflitto a fuoco con due soldati tedeschi, Tristan riesce a vendicarsi e riesce a ottenere il permesso di tornare tutti nella fattoria di famiglia. Proprio a casa, si crea una forte rivalità tra lui e il fratello Alfred  (AidanQuinn) per conquistare il cuore della bella Susannah.
Bisogna ammettere che non fu solo il look a portare il successo all’attore, dato che venne nominato come miglior attore in un film drammatico ai Golden Globe.

Seven (1995) di David Fincher

Accolto dalla critica in maniera entusiasta per aver raccontato in maniera ineccepibile, una storia così brutale, violenta e con un finale inquietante. Brad veste i panni di David Mills, giovane detective dal carattere impulsivo che viene affiancato dal detective che sta per andare in pensione, William Somerset (Morgan Freeman). I due poliziotti si trovano a lavorare sulle tracce di un serial killer, il quale era solito uccidere le proprie vittime prendendo spunto dai sette vizi capitali. Pitt a causa di un infortunio al braccio che lo costrinse ad un’operazione chirurgica – che fu inserita nella sceneggiatura – Pitt terminò le riprese con il braccio fasciato. Fu un vero e proprio successo, anche dal punto di vista degli incassi. Costato 33 milioni di dollari, riuscì a guadagnare ben 327 milioni di dollari, classificandosi come uno dei film più visti in Italia tra il 1995 e il 1996.

Brad Pitt e Bruce Willis nel film L’esercito delle 12 scimmie

L’esercito delle 12 scimmie (1995) di Terry Gilliam

Il film ambientato nel futuro, vede la presenza di Bruce Willis come protagonista il quale interpreta James Cole, un detenuto condannato all’ergastolo mandato periodicamente sulla superficie terrestre per raccogliere insetti da analizzare, a causa di un virus che aveva sterminato l’umanità. In questa clinica, Cole incontra Jeffrey Gones (Brad Pitt), paziente affetto da una grave forma di schizofrenia. Insieme a lui verrà a conoscenza dell’esercito delle 12 scimmie, un’organizzazione che tra il 1996 e il 1997 causerà la morte di 5 miliardi di persone. Film acclamato dalla stampa cinematografica, tanto che Pitt riuscì a vincere il Golden Globe come miglior attore non protagonista e venne candidato con la stessa nomination agli Oscar per la prima volta per aver interpretato un animalista schizofrenico. Tale è stato il suo impegno da essere andato alcune settimane nel reparto psichiatrico dell’ospedale della Temple University.

Fight Club (1999) di David Fincher

Ancora oggi, la tipica frase: “Prima regola del Fight Club? Non parlare del Fight Club”, a volte viene utilizzata come similitudine, per non citare espressamente qualcosa. Il protagonista del film incontra Tyler Durden (Brad Pitt) durante uno dei suoi viaggi di lavoro. Durden è un eccentrico produttore e venditore di saponette, il quale andrà in aiuto del protagonista (nome mai rivelato) quando perderà la sua abitazione a causa di un’esplosione. Saranno proprio loro due a dar vita al Fight Club, circolo segreto in cui si svolgono violenti combattimenti. Da quel momento avviene una rapida conseguenza di azioni violente a causa di alcuni problemi psicologici. Grazie a questo film, Pitt riuscì ad entrare nella Hall Of Fame dei migliori attori di Hollywood e venne presentata alla Mostra del cinema di Venezia. Sebbene la critica non fu per nulla clemente con questo film, ci pensò il pubblico a consacrarlo come un film cult, quando uscì in Dvd.

Vi presento Joe Black (1998) di Martin Brest

Pitt si palesa in questo film in una doppia veste. Joe Black è un giovane ragazzo che perde la vita a causa di un incidente stradale nel quale viene investito da diverse auto. Poco prima che morisse ad un bar aveva incontrato una giovane dottoressa, Susan. La sua vita però viene presa proprio dalla Morte, venuta sulla Terra perchè incuriosita dall’amore decantato da un magnate delle telecomunicazioni che aveva tutto nella vita, William “Bill” Parrish (Anthony Hopkins). Joe entrerà in contatto con Bill e tutta la sua famiglia, in particolar modo con la figlia Susan (Claire Forlani), la stessa ragazza conosciuta nel bar, prima che morisse nell’incidente. Quando la Morte è ormai convinta di tornare nell’aldilà con Bill e Susan, qualcosa cambia all’ultimo minuto. Una delle interpretazioni più intense, convincenti, sensuali e toccanti di Brad Pitt. Nonostante la presenza di Anthony Hopkins e Claire Forlani, la critica si è trovata a discutere su alcuni punti, quali la notevole lunghezza del film, la lentezza in alcune parti e la sceneggiatura.

Troy (2004) di Wolfgang Petersen

Ambientato nel 1200 a.C Agamennone, re della Grecia, schiera il possente e valoroso Achille (Brad Pitt) per combattere contro l’esercito della Tessaglia guidato da Triopa. Dopo la storia che tutti conosciamo tra Paride e Elena, un ruolo fondamentale dell’assalto a Troia lo ricoprì proprio Achille con i suoi guerrieri, contrastando l’esercito guidato da Ettore (Eric Bana) fratello di Paride (Orlando Bloom).  Mai come in questo caso, la frase il “resto è storia” cade a pennello. Fu un bel banco di prova per l’attore, soprattutto dal punto di vista fisico, visto che nei mesi precedenti all’inizio delle riprese, insieme ad Eric Bana si dedicarono ad un duro allenamento fisico e Pitt smise perfino di fumare. Sfortunatamente per lui è accaduto qualcosa che può essere considerato un infelice scherzo del destino. Pitt che interpretava Achille, durante le riprese ha subito l’infortunio proprio… al tendine d’Achille.

mr mrs smith v1 494258

Brad Pitt e Angelina Jolie nel film Mr. & Mrs. Smith

Mr & Mrs. Smith (2005) di Doug Liman

È proprio il caso di dire che galeotto fu il set che gli cambiò la vita. Nel film di Liman in cui divide la scena con Angelina Jolie, azione e sentimento sono i due elementi che legano i protagonisti. John e Jane Smith i quali dopo essersi incontrati in Colombia, decidono poco dopo di sposarsi. A quanto pare però il loro matrimonio è in crisi, dato che si trovano da un consulente matrimoniale. Tra le cose non dette nella coppia, c’è il fatto che entrambi sono due serial killer, che vengono ingaggiati da due clienti diversi per uccidersi a vicenda. Dopo essersi picchiati nella loro casa, capiscono che non possono uccidersi e che questa situazione sta risanando il loro matrimonio. Forse non tutti sanno che inizialmente, Pitt aveva abbandonato il progetto per precedenti impegni, e per tanto la scelta sarebbe ricaduta su Johnny Depp o Will Smith.

L’assassinio di Jesse James (2009) di Andrew Dominick

Considerata da molti come una delle migliori interpretazioni di Pitt. Ad avvalorare questa considerazione, la vittoria durante la 64^ Mostra del cinema di Venezia nel 2009 della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. Il rapporto tra Jesse James (Pitt) e Robert Ford (Casey Affleck) è di profonda ammirazione di quest’ultimo nei confronti del capo della banda di cui fa parte. Nonostante tutto, Jesse non si fida dell’amico e questo renderà Bob molto turbato. Tant’è vero che quando gli chiederanno di uccidere Jesse non si sottrarrà.

Bastardi senza gloria (2009) di Quentin Tarantino

In questo film Brad Pitt interpreta Aldo Raine, un tenente e combattente della resistenza americana, chiamato a combattere i nazisti che avevano occupato la Francia. Nel 1944 Raine recluta una squadra di otto soldati ebrei che erano stati soprannominati Bastardi appartenenti alle diverse unità delle forze armate americane. Il soprannome era stato dato dai soldati tedeschi per i continui massacri che Raine e il suo gruppo erano soliti fare. Tale è la loro fama da essere noti anche ad Adolf Hitler. La situazione si complica notevolmente quando grazie all’aiuto dell’attrice tedesca Bridget Von Hammersmark (spia degli Alleati) voleva eliminare i leader del Terzo Reich. Presentato a Cannes nello stesso anno, ottenne un grande successo di pubblico e critica, restando fedele al genere splatter del regista.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

Clicca per commentare

Lascia qui il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

Cinema coreano | 5 cult da recuperare dopo aver visto Parasite

Pubblicato

:

parasite

Il clamoroso, tanto meritato quanto inaspettato – almeno per ciò che concerne la statuetta più importante – trionfo di Parasite agli Oscar ha acceso l’attenzione del grande pubblico sul cinema coreano, da sempre confinato ad una, comunque folta, schiera di appassionati dei film provenienti dall’estremo Oriente.

Ma dalla Corea del Sud è dall’inizio del nuovo millennio che arrivano opere importanti, veri e propri capolavori diventati di culto e alcuni dei quali distribuiti anche nelle sale nostrane ottenendo il rango di moderni cult. In questo periodo dove stare a casa è una regola che tutti dobbiamo seguire, vi proponiamo una lista di titoli da recuperare per allietare le vostre giornate di reclusione, nella speranza di aprirvi le porte ad un universo capace di regalare grandi emozioni.

Old Boy (2003)

old boy

Old Boy

Il secondo capitolo della trilogia della vendetta firmata da Park Chan-wook, una saga tematica legata esclusivamente dal tema della vendetta ma di cui ogni episodio è fruibile singolarmente, è uno dei revenge-movie più intensi e incisivi dello scorso decennio, tale da attirare il plauso incondizionato di Quentin Tarantino. La situazione che vede protagonista Oh Dae-su, imprigionato per quindici anni in una stanza senza sapere il motivo della sua detenzione, e la successiva ricerca da parte dell’uomo dei responsabili di tale crudeltà è al centro di un film enigma che si svela minuto dopo minuto, con una serie di rivelazioni e colpi di scena crudi e crudeli ma dall’indubbio fascino. Una regia dinamica e originale, con un piano sequenza stilisticamente impareggiabile nel quale il protagonista affronta in un corridoio, armato di martello, decine di avversari, è entrato nella storia del cinema tutto e la magistrale performance di Choi Min-sik è di quelle che lasciano il segno.

The Host (2006)

the host

The host

Quattordici anni prima dell’Oscar, Bong Joon-ho utilizza il monster-movie per tracciare una commedia/drammatica sui legami familiari e un thriller distopico sui pericoli delle derive autoritarie che uno stato può prendere in situazioni di emergenza nazionale: il mostro reale è così una sorta di metaforico specchio di uno Stato che toglie le più comuni libertà ai propri cittadini e dove il contiguo diffondersi di una presunta epidemia peggiora ulteriormente le cose.

Al pari del successivo connazionale The flu – Il contagio (2013), le svolte narrative risultano lucide nello sguardo profetico con cui hanno involontariamente fotografato il nostro immediato contemporaneo, ma qui l’atmosfera più amara si mescola a sani istinti di genere e ad uno spettacolo a tema delle grandi occasioni, condito con ottimi effetti speciali. Quando la giovane Hyun-seo viene rapita dalla creatura, la sua famiglia (padre, zio e zia e nonno) cerca in tutti i modi di salvarla dovendosi scontrare con insidie molto più umane e terrene, iniziando una partita sacrificale dopo la quale niente sarà più come prima sia per i diretti protagonisti che per la società intera.

Leggi anche: Memorie di un assassino | la recensione del film di Bong Joon-ho

Il buono, il matto, il cattivo (2008)

il buono il matto il cattivo

Il buono, il matto, il cattivo

Quando si pensa al cinema western, difficilmente ci si rivolge a Oriente. E invece uno dei titoli del filone più incisivi e abbaglianti del nuovo millennio proviene proprio dalla Corea del Sud, per la regia di quel Kim Ji-woon che da sempre ha dimostrato di sapersi adattare ad ogni genere, dall’horror di Two Sisters (2003) al revenge-movie di Bittersweet Life (2005).

Il regista tenta una rivisitazione che coniuga elementi sia del filone spaghetti che del classico cinema di frontiera USA, con il classico di Leone citato già nel titolo quale maggior fonte di ispirazione, duello finale a tre incluso. Violenza e divertimento prendono forma in uno spettacolo roboante, con sequenze d’azione d’eccellente qualità e varietà e un inseguimento a cavallo nel torrido deserto che ha pochi eguali, con immagini e musica (la scelta di Don’t Let Me Be Misunderstood come accompagnamento è gasante a livelli inimmaginabili) che regalano una delle scene a tema più belle di sempre. E il cast che vede nei ruoli principali le star nazionali Jung Woo-sung, Song Kang-ho e Lee Byung-hun è assolutamente perfetto per coniugare fascino e comicità in un messa in scena così larger than life.

Train to Busan (2016)

train to busan

Train to Busan

Reinventare un filone spezzo inflazionato da produzioni mediocri con un titolo ambizioso, un blockbuster realizzato sulla scia dell’hollywoodiano World War Z (2013) ma ricco di una maggior carica melodrammatica e di soluzioni originali. Spettacolo ed emozioni convivono in egual misura in questo zombie-movie made in Corea, nel quale un’epidemia che trasforma gli infetti in morti viventi affamati di carne umana colpisce in prima istanza un treno diretto, come suggerisce il titolo, a Busan.

Sul mezzo viaggia anche un padre con la figlia piccola e proprio loro due saranno i principali protagonisti di un cast corale, popolato da personaggi ottimamente caratterizzati alle prese con risvolti sempre più dolorosi e inquietanti che metteranno a nudo i lati più oscuri dell’essere umano. L’enorme numero di comparse, con scene di massa di inusitata potenza visiva, una tensione costante che sfrutta al meglio l’ambientazione – così come fatto solo tre anni prima da Bong in Snowpiercer (2013), e una componente splatter a prova di grande pubblico rendono le due ore di visione un viaggio trascinante, con un sequel di prossima uscita (Peninsula), un prequel d’animazioe (Seoul Station) e un remake hollywoodiano in cantiere a confermare l’impatto e il successo del film.

Burning (2018)

burning

Burning

Lee Chang-dong ha firmato in carriera opere memorabili del calibro di Secret Sunshine (2007) e Poetry (2010), ma in quest’adattamento di un racconto dello scrittore giapponese Haruki Murakami (seguitissimo anche in Italia) trova un’inedita chiave di lettura per portare magnificamente le pagine dell’autore nipponico. Burning espande quanto narrato nell’opera originaria e si instrada sul percorso di un torbido thriller drammatico dove nulla è come sembra, permeato da un’ambiguità di fondo che trova il suo crudo apice nell’epilogo che non ti aspetti, perfetta quanto diabolica chiusura di un cerchio amarissimo.

Il menage a trois al centro della vicenda, con la bella Shin Hae-mi “contesa” da due ragazzi assai diversi per carattere ed estrazione sociale, si apre così a sfumature intrinseche sulla deriva di un Paese e della propria gioventù. Un anno prima di Parasite, il film è stato candidato agli Oscar come miglior film straniero ed è entrato nella shortlist ma non nella cinquina finale.

Continua a leggere

Cinema

Il buco | La recensione del film horror su Netflix

Pubblicato

:

the platform

Le regole sono semplici, quanto crudeli e immutabili. In una tecnologica prigione che si sviluppa in verticale per duecento piani e forse più, i prigionieri sono stanziati in coppia di due per ogni livello e a seconda dell’altezza in cui si trovano possono cibarsi degli avanzi lasciati dai “vicini” di sopra. Dalla cima di questa machiavellica struttura viene infatti mandata ogni mattina una piattaforma (ogni piano ha uno spazio rettangolare vuoto al centro proprio per permetterne l’arrivo) carica di pietanze di ogni genere che, come ovvio nella sua discesa, si svuota inesorabilmente sosta dopo sosta, costringendo i reclusi dell’ultimo livello ad un digiuno forzato o alle più infinitesimali rimanenze.

Goreng si è offerto come volontario e alla fine di un periodo di sei mesi otterrà l’atteso attestato di permanenza ma con lo scorrere dei giorni, e l’incontro-scontro con diversi compagni di cella, scoprirà fin dove può spingersi l’animo umano in condizioni di estrema necessità nella quale la sopravvivenza di uno può dipendere da quella dell’altro.

Il buco dell’animo

antonia san juan

Antonia San Juan

Premiato e candidato in diversi festival, tra cui quelli di Torino e Toronto, arriva direttamente online nel catalogo di Netflix l’esordio dietro la macchina da presa del regista spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia. Il buco è un film crudo e crudele, ennesima incursione nel cinema distopico che si colloca a metà tra le claustrofobiche atmosfere di Cube – Il cubo (1997) e la scala sociale di Snowpiercer (2013): gli spazi limitati e i crocevia morali riportano alla mente proprio il cult di Vincenzo Natali mentre la lotta per cambiare la situazione e l’esplorazione dei vari livelli è più affine al titolo di Bong Joon-ho. Nonostante tutto quest’opera prima possiede una vibrante personalità, in grado di mantenere alto l’interesse anche nelle fasi apparentemente più statiche e di intessere un interessante quadro psicologico sulle derive che la mente può raggiungere quando si trova alle prese in una lotta per la sopravvivenza che mette tutti contro tutti, senza distinzione di sesso, razza o religione.

Leggi anche: Cam, la recensione dell’horror Netflix sulle cam-girls

Una magra democrazia

emilio buale e ivan massagué

Emilio Buale e Ivan Massagué

Se l’esperimento si contamina di riflessi psicologici in una sorta di utopistica ricerca dell’equilibrio, mettendo a nudo i limiti dell’intera razza umana nella concezione di una solidarietà irrealizzabile nella totale complessità, non mancano delle sane influenze di genere con l’horror che fa capolino in più occasioni non solo dal punto di vista introspettivo ma anche in uno splatter dal taglio realistico (ma mai eccessivamente gratuito, con sequenze più disturbanti nel nascondersi che nel mostrarsi) che caratterizza alcuni dei passaggi chiave, e un’atmosfera mystery permeante il substrato narrativo che spinge lo spettatore ad incuriosirsi sul destino dei protagonisti e di cosa possa nascondersi sul fondo della discendente prigione.

La scelta di un cast piacevolmente “normale”, privo di sex symbol o figure sopra le righe, offre un senso di amara verosimiglianza – ovviamente contestualizzata al metaforico approccio scenico – e a parte la forzata scelta dei dialoghi introduttivi atti all’esposizione del relativo background, la sceneggiatura si muove con grottesca lucidità nel procedere sempre più macabro e tensivo degli eventi, fino ad un epilogo che si concentra più sull’importanza del messaggio che su una chiusura ad effetto: ennesimo punto di forza di una visione forse non originalissima ma incisiva al punto giusto.

Il buco | La recensione del film horror su Netflix
3.4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
Continua a leggere

Cinema

Sarah Jessica Parker | I 55 anni della star di Sex and the City

Pubblicato

:

sarah jessica parker

Una bellezza spigolosa e un carattere frizzantino la hanno consacrata come attrice di culto, adorata in particolar modo dal pubblico femminile che ha seguito con ardore tutti i 94 episodi della serie Sex and the City, andata in onda per sei stagioni (dal 1998 al 2004) con uno straordinario successo sul piccolo schermo tale da garantire la realizzazione di due, successivi, film destinati alla sala, anch’essi capaci di ottenere un ottimo riscontro ai botteghini seppur poco apprezzati dalla critica. Sarah Jessica Parker compie oggi cinquantacinque anni e per l’occasione abbiamo scelto di celebrarla ricordando insieme a voi le scene più iconiche della fortunata produzione HBO, dove l’attrice interpretava l’iconico personaggio di Carrie Bradshaw.

Le donne, il sesso e gli uomini (1×01)

kim cattrall sarah jessica parker kristin davis e cynthia nixon

Kim Cattrall, Sarah Jessica Parker, Kristin Davis e Cynthia Nixon

Non potevamo che partire dalle origini, ossia dal primo episodio nel quale vengono presentate le quattro amiche al centro della storia. Carrie, giornalista trentenne, gestisce uno spazio dove parla a 360° di sesso e sfrutta spesso le esperienze delle sue compari per affrontare l’eros in maniera sagace e ironica. Nel pilot spunta anche, in un incontro fortuito, la preponderante figura maschile di Mr. Big, con il quale vi sarà un lungo tira e molla che durerà per l’intero arco narrativo delle sei stagioni.

Single è bello? (2×04)

In seguito ad una serata di festeggiamenti andata per le lunghe, Carrie è protagonista di un servizio fotografico sulle trentenni single nel quale, contro la sua volontà, viene immortalata struccata mentre sta fumando una sigaretta. Le diapositive vengono così utilizzate dalla rivista in maniera del tutto opposta al previsto, con l’intento di spingere le lettrici a sposarsi il prima possibile pur di non ridursi come la “sfortunata modella”: il volto di Carrie tappezza le edicole della Grande Mela.

Ex: la terza dimensione (2×18)

Nella puntata finale della seconda stagione ha luogo uno dei tanti battibecchi tra Carrie e Mr. Big. Da poco i due amanti avevano deciso di rimanere amici – nonostante le esperienze vissute assieme – ma la donna va su tutte le furie quando scopre che l’uomo, da sempre contrario al matrimonio, ha invece intenzione di sposarsi con Natasha, una ragazza conosciuta da poco. Saranno scintille.

Sfide al femminile (3×03)

Per la serie se son rose fioriranno, Mr. Big è effettivamente convolato a nozze con la più giovane Natasha, scatenando l’ira e la gelosia di Carrie già citata nel precedente paragrafo. In questo episodio assistiamo alla sua reazione dopo aver letto un articolo sul romantico matrimonio che ha avuto luogo soltanto qualche giorno prima, con tutte le conseguenze del caso…

Chi la fa l’aspetti (3×17)

sarah jessica parker e chris noth

Sarah Jessica Parker e Chris Noth

Carrie ha provato ad andare avanti e a dimenticare Mr. Big, iniziando anche una relazione con un ragazzo, ma non riesce a nascondere i suoi sentimenti. Lo stesso novello sposo sembra provare lo stesso e i due cominciano a frequentarsi come amanti, venendo scoperti dalla moglie tradita che, durante un inseguimento concitato, cade rovinosamente dalle scale…

Leggi anche: Sex and the City compie 20 anni: 5 rivoluzioni a tinte rosa

Scrittrice in passerella (4×02)

Carrie deve sfilare in passerella per una kermesse di beneficenza ma finisce per cadere impietosamente davanti al pubblico, con la nota modella Heidi Klum che la scavalca, aumentando le risate di scherno degli astanti. La protagonista non si butta giù di morale e si rialza ridendo, dimostrando che dopo ogni caduta vi è una risalita e guadagnandosi il plauso della folla.

Diritto alle scarpe (6×09)

Durante una festa organizzata per celebrare l’arrivo di un nascituro, Carrie è vittima del furto delle sue amate scarpe di marca: l’organizzatrice dell’evento pensa di rimborsarla per l’inconveniente, ma quando scopre il prezzo degli indumenti cambia idea ritenendo che spendere una cifra così alta sia solo per ostentare la propria ricchezza. Nonostante tutto la Nostra riuscirà a cavarsela comunque grazie alla sua astuzia.

Un’americana a Parigi (6×20)

sarah jessica parker 2

Sarah Jessica Parker

L’ultimo episodio, quello che ha commosso milioni di telespettatrici, chiude infine il lungo cerchio: Carrie e Mr. Big, last minute, si mettono finalmente insieme, Samantha ha anch’essa una relazione stabile, Miranda è in pace nella sua situazione familiare e Charlotte adotta una bambina cinese. Un lieto fine che non è una definitiva conclusione, in quanto le quattro amiche faranno il loro ritorno nelle già citate pellicole per il grande schermo.

Continua a leggere

Iscriviti al nostro canale!

Film in uscita

Marzo, 2020

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Aprile

Nessun Film

Pubblicità

Facebook

Recensioni

Nuvola dei Tag

Pubblicità

Popolari

X