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Cinema

I 10 migliori ruoli di Brad Pitt

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Chi non si è preso una cotta per Brad Pitt da quando ha esordito al cinema nel cult Thelma & Louise, interpretando il ruolo del cowboy autostoppista nel 1990? Il fascino del classico bravo ragazzo, faccia pulita, profondi occhi azzurri e labbra che hanno fatto sognare milioni di donne unite al talento, hanno reso Brad Pitt uno degli uomini e attori più desiderati e apprezzati del mondo. A differenza di altri colleghi di Hollywood, spesso è sulle copertine di tabloid e giornali di gossip anche per la sua vita amorosa. Dopo due anni di fidanzamento è stato sposato con l’attrice Jennifer Aniston dal 2000 al 2005 ed è stato uno dei matrimoni più seguiti e reali, in un mondo così artefatto come quello di Hollywood. Impossibile non ricordare un cameo nell’ottava stagione di Friends, nel quale Pitt interpretava un amico di college di Ross, profondamente arrabbiato e pieno di rancore proprio contro Rachel Green, che all’epoca era sua moglie.

Durante le riprese del film Mr. & Mrs. Smith ha conosciuto Angelina Jolie con la quale ha realizzato il sogno di sempre: creare una famiglia. Dopo aver adottato due figli, nel 2006 è diventato padre della sua prima figlia naturale. Non content i due hanno adottato un bimbo vietnamita, per poi allargare ancora di più la loro famiglia nel 2008 con un parto gemellare della Jolie. Purtroppo, nonostante l’amore per i figli, dopo alti e bassi, i due hanno deciso di porre fine alla loro relazione. Nonostante le illazioni che vedrebbero Pitt nuovamente vicino alla Aniston, pare che non sia legato sentimentalmente a nessuno…o almeno ufficialmente! Per celebrare la sua carriera, ricordando l’uscita a settembre del film C’era una volta a… Hollywood! di Quentin Tarantino, ho scelto 10 titoli che mostrano le diverse sfaccettature del biondo più amato del mondo del cinema. Qual è il vostro film preferito di Brad Pitt?

Leggi anche: La recensione in anteprima di C’era Una Volta a…Hollywood!

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Intervista con il vampiro(1994) di Neil Jordan

Film particolarmente consigliato a chi ama i film con i vampiri e ama le atmosfere dark e gotiche. Fu uno dei film più apprezzati – non solo al boxoffice – di quell’anno. La coppia Brad Pitt e Tom Cruise, sebbene non convinse molto la critica, conquistò il pubblico per l’aspetto e il look curatissimo. Nonostante tutto, questo film riuscì a ricevere diverse nomination ai Golden Globe e agli Oscar. Pitt in questo film interpreta Louis de Pointe du Lac, ricco proprietario terriero e rimasto solo dopo aver perso moglie e figlio, viene trasformato in vampiro da Lestat de Lioncourt (Tom Cruise). A differenza sua, Louis dimostra di essere sensibile come un essere umano, impedendogli di mostrare e uccidere la gente per soddisfare la sua sete. Quando decide di lasciar prevalere la sua nuova natura, lo fa ai danni della piccola Claudia, la quale viene “salvata” da Lestat rendendola a sua volta una vampira.

Vento di passioni (1994) di Edward Zwick

In questo film, Pitt fece perdere la testa alle donne – e non solo – di tutto il mondo. Capello lungo, biondo, classico modo di fare di chi è sicuro di sé e l’aspetto selvaggio sono l’identikit del bel Brad in questo lungometraggio. Pitt interpreta uno dei tre figli cresciuti da solo dal colonnello William Ludlow (Anthony Hopkins), il giovane Tristan Ludlow. A seguito dello scoppio della prima guerra mondiale, Samuel fidanzato con Susannah (donna amata da entrambi i fratelli) muore durante un conflitto a fuoco con due soldati tedeschi, Tristan riesce a vendicarsi e riesce a ottenere il permesso di tornare tutti nella fattoria di famiglia. Proprio a casa, si crea una forte rivalità tra lui e il fratello Alfred  (AidanQuinn) per conquistare il cuore della bella Susannah.
Bisogna ammettere che non fu solo il look a portare il successo all’attore, dato che venne nominato come miglior attore in un film drammatico ai Golden Globe.

Seven (1995) di David Fincher

Accolto dalla critica in maniera entusiasta per aver raccontato in maniera ineccepibile, una storia così brutale, violenta e con un finale inquietante. Brad veste i panni di David Mills, giovane detective dal carattere impulsivo che viene affiancato dal detective che sta per andare in pensione, William Somerset (Morgan Freeman). I due poliziotti si trovano a lavorare sulle tracce di un serial killer, il quale era solito uccidere le proprie vittime prendendo spunto dai sette vizi capitali. Pitt a causa di un infortunio al braccio che lo costrinse ad un’operazione chirurgica – che fu inserita nella sceneggiatura – Pitt terminò le riprese con il braccio fasciato. Fu un vero e proprio successo, anche dal punto di vista degli incassi. Costato 33 milioni di dollari, riuscì a guadagnare ben 327 milioni di dollari, classificandosi come uno dei film più visti in Italia tra il 1995 e il 1996.

Brad Pitt e Bruce Willis nel film L’esercito delle 12 scimmie

L’esercito delle 12 scimmie (1995) di Terry Gilliam

Il film ambientato nel futuro, vede la presenza di Bruce Willis come protagonista il quale interpreta James Cole, un detenuto condannato all’ergastolo mandato periodicamente sulla superficie terrestre per raccogliere insetti da analizzare, a causa di un virus che aveva sterminato l’umanità. In questa clinica, Cole incontra Jeffrey Gones (Brad Pitt), paziente affetto da una grave forma di schizofrenia. Insieme a lui verrà a conoscenza dell’esercito delle 12 scimmie, un’organizzazione che tra il 1996 e il 1997 causerà la morte di 5 miliardi di persone. Film acclamato dalla stampa cinematografica, tanto che Pitt riuscì a vincere il Golden Globe come miglior attore non protagonista e venne candidato con la stessa nomination agli Oscar per la prima volta per aver interpretato un animalista schizofrenico. Tale è stato il suo impegno da essere andato alcune settimane nel reparto psichiatrico dell’ospedale della Temple University.

Fight Club (1999) di David Fincher

Ancora oggi, la tipica frase: “Prima regola del Fight Club? Non parlare del Fight Club”, a volte viene utilizzata come similitudine, per non citare espressamente qualcosa. Il protagonista del film incontra Tyler Durden (Brad Pitt) durante uno dei suoi viaggi di lavoro. Durden è un eccentrico produttore e venditore di saponette, il quale andrà in aiuto del protagonista (nome mai rivelato) quando perderà la sua abitazione a causa di un’esplosione. Saranno proprio loro due a dar vita al Fight Club, circolo segreto in cui si svolgono violenti combattimenti. Da quel momento avviene una rapida conseguenza di azioni violente a causa di alcuni problemi psicologici. Grazie a questo film, Pitt riuscì ad entrare nella Hall Of Fame dei migliori attori di Hollywood e venne presentata alla Mostra del cinema di Venezia. Sebbene la critica non fu per nulla clemente con questo film, ci pensò il pubblico a consacrarlo come un film cult, quando uscì in Dvd.

Vi presento Joe Black (1998) di Martin Brest

Pitt si palesa in questo film in una doppia veste. Joe Black è un giovane ragazzo che perde la vita a causa di un incidente stradale nel quale viene investito da diverse auto. Poco prima che morisse ad un bar aveva incontrato una giovane dottoressa, Susan. La sua vita però viene presa proprio dalla Morte, venuta sulla Terra perchè incuriosita dall’amore decantato da un magnate delle telecomunicazioni che aveva tutto nella vita, William “Bill” Parrish (Anthony Hopkins). Joe entrerà in contatto con Bill e tutta la sua famiglia, in particolar modo con la figlia Susan (Claire Forlani), la stessa ragazza conosciuta nel bar, prima che morisse nell’incidente. Quando la Morte è ormai convinta di tornare nell’aldilà con Bill e Susan, qualcosa cambia all’ultimo minuto. Una delle interpretazioni più intense, convincenti, sensuali e toccanti di Brad Pitt. Nonostante la presenza di Anthony Hopkins e Claire Forlani, la critica si è trovata a discutere su alcuni punti, quali la notevole lunghezza del film, la lentezza in alcune parti e la sceneggiatura.

Troy (2004) di Wolfgang Petersen

Ambientato nel 1200 a.C Agamennone, re della Grecia, schiera il possente e valoroso Achille (Brad Pitt) per combattere contro l’esercito della Tessaglia guidato da Triopa. Dopo la storia che tutti conosciamo tra Paride e Elena, un ruolo fondamentale dell’assalto a Troia lo ricoprì proprio Achille con i suoi guerrieri, contrastando l’esercito guidato da Ettore (Eric Bana) fratello di Paride (Orlando Bloom).  Mai come in questo caso, la frase il “resto è storia” cade a pennello. Fu un bel banco di prova per l’attore, soprattutto dal punto di vista fisico, visto che nei mesi precedenti all’inizio delle riprese, insieme ad Eric Bana si dedicarono ad un duro allenamento fisico e Pitt smise perfino di fumare. Sfortunatamente per lui è accaduto qualcosa che può essere considerato un infelice scherzo del destino. Pitt che interpretava Achille, durante le riprese ha subito l’infortunio proprio… al tendine d’Achille.

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Brad Pitt e Angelina Jolie nel film Mr. & Mrs. Smith

Mr & Mrs. Smith (2005) di Doug Liman

È proprio il caso di dire che galeotto fu il set che gli cambiò la vita. Nel film di Liman in cui divide la scena con Angelina Jolie, azione e sentimento sono i due elementi che legano i protagonisti. John e Jane Smith i quali dopo essersi incontrati in Colombia, decidono poco dopo di sposarsi. A quanto pare però il loro matrimonio è in crisi, dato che si trovano da un consulente matrimoniale. Tra le cose non dette nella coppia, c’è il fatto che entrambi sono due serial killer, che vengono ingaggiati da due clienti diversi per uccidersi a vicenda. Dopo essersi picchiati nella loro casa, capiscono che non possono uccidersi e che questa situazione sta risanando il loro matrimonio. Forse non tutti sanno che inizialmente, Pitt aveva abbandonato il progetto per precedenti impegni, e per tanto la scelta sarebbe ricaduta su Johnny Depp o Will Smith.

L’assassinio di Jesse James (2009) di Andrew Dominick

Considerata da molti come una delle migliori interpretazioni di Pitt. Ad avvalorare questa considerazione, la vittoria durante la 64^ Mostra del cinema di Venezia nel 2009 della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. Il rapporto tra Jesse James (Pitt) e Robert Ford (Casey Affleck) è di profonda ammirazione di quest’ultimo nei confronti del capo della banda di cui fa parte. Nonostante tutto, Jesse non si fida dell’amico e questo renderà Bob molto turbato. Tant’è vero che quando gli chiederanno di uccidere Jesse non si sottrarrà.

Bastardi senza gloria (2009) di Quentin Tarantino

In questo film Brad Pitt interpreta Aldo Raine, un tenente e combattente della resistenza americana, chiamato a combattere i nazisti che avevano occupato la Francia. Nel 1944 Raine recluta una squadra di otto soldati ebrei che erano stati soprannominati Bastardi appartenenti alle diverse unità delle forze armate americane. Il soprannome era stato dato dai soldati tedeschi per i continui massacri che Raine e il suo gruppo erano soliti fare. Tale è la loro fama da essere noti anche ad Adolf Hitler. La situazione si complica notevolmente quando grazie all’aiuto dell’attrice tedesca Bridget Von Hammersmark (spia degli Alleati) voleva eliminare i leader del Terzo Reich. Presentato a Cannes nello stesso anno, ottenne un grande successo di pubblico e critica, restando fedele al genere splatter del regista.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Cinema

Nowhere Special | il regista Uberto Pasolini ci racconta il suo nuovo film

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John è un trentaquattrenne gentile e silenzioso, che di mestiere fa il lavavetri, in giro per Belfast. La sua esistenza terrena è condannata ad esaurirsi a brevissimo termine, per colpa di un male incurabile. Nel poco tempo che gli rimane, deve fare la cosa più importante della sua vita: trovare una famiglia per il suo bambino di quattro anni, Michael, dal momento che la madre li ha lasciati entrambi poco dopo la sua nascita. Mentre visitano le coppie disponibili e selezionate per l’adozione, John e Michael passano insieme la loro giornata, trasformando ogni gesto quotidiano in una memoria preziosa.

Torna di nuovo sul tema della fine, Uberto Pasolini, pronipote di Visconti, che nel 2013 aveva convinto tutti con il premiatissimo Still Life, in cui Eddie Marsan era un impiegato ossessivamente meticoloso incaricato di trovare i parenti di chi moriva in solitudine. Il suo nuovo Nowhere Special, sottotitolo italiano “Una storia d’amore”, arriva in sala con Lucky Red dall’8 dicembre dopo essere stato presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia lo scorso anno. 

Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Uberto Pasolini del suo nuovo film. Ecco cosa ci ha raccontato.

Il film è tratto da una storia vera. Come l’ha scovata e cosa l’ha colpita in particolar modo?

Tutto è partito da un articolo di giornale, dove ho trovato la storia e ne sono rimasto affascinato. Sono genitore anche io, per cui mi ha attratto l’idea di questo padre che avverte l’obbligo di trovare una soluzione alla vita del figlio e al tempo stesso la necessità di spiegargli una situazione difficile. Ho contattato i servizi sociali dell’epoca, ma non ne ho saputo molto di più rispetto a quanto avevo già letto: l’uomo era un padre single, senza famiglia, che aveva deciso di dedicarsi completamente da solo al bambino. Dalla curiosità iniziale, ho provato a capire cosa volesse dire mettersi nei suoi panni. E mi sono interrogato sulla forza di questa unione separata dal resto del mondo.

Quindi ho fatto numerose ricerche sull’adozione, dal punto di vista pratico ed emotivo, contattando gente coinvolta nella questione. Come si cerca, come si identifica la famiglia giusta? Ho provato a ricreare il viaggio psicologico e pratico di un padre.

Cosa ha scoperto di queste persone che ha incontrato?

Io ho pochissima immaginazione, quindi ho dovuto rubare alla realtà le loro intenzioni, i loro modi di avvicinarsi, che è poi ciò il padre deve analizzare e valutare. Attraverso il viaggio di conoscenza e incontri, c’è un’evoluzione che porta l’uomo a domandarsi quale sia la cosa giusta e ad abbandonare le sue certezze. Penso che l’amore si basi sulla curiosità. Senza di essa perdiamo l’opportunità di capire e amare veramente le persone che abbiamo accanto. Questo è il vero viaggio d’amore. Un viaggio di scoperte, durante il quale le debolezze devono essere accettate.

Tutti arrivano alla decisione di adottare con ragioni diverse, non esiste una regola e non esiste la famiglia perfetta. Tutte quelle che incontra John avrebbero potuto offrire una buona vita a Michael, sono tutte speciali a modo loro. Il film non vuole giudicare, non vuole dare risposte. Il cinema non dovrebbe dare lezioni, almeno io non lo concepisco così. È la condivisione di un viaggio, delle esperienze, di dubbi ed emozioni.

Come ha trovato il piccolo e bravissimo Daniel Lamont?

Per fortuna, o grazie agli Dei del Cinema, non so… Avevo poche richieste: doveva essere un bambino che non avesse mai lavorato con nessun altro, nemmeno con la maestra di scuola, che scoprisse giorno per giorno come diventare un professionista. Ho provinato circa cento bambini a Belfast, ma appena ho incontrato Daniel ho visto in lui qualcosa di speciale. Ho ritrovato un po’ quello che avevo scritto in sceneggiatura, questa capacità di osservazione e silenzio.

Ho chiesto a James (Norton, ndr.) di passare del tempo con lui, per creare una certa confidenza. Alla fine ci ha passato giornate intere, creando e facendo nascere una vera amicizia. L’affetto che voi vedete sullo schermo è vero, credibile. Ma la qualità del film non è l’aver creato nel montaggio qualcosa di falso, ma di aver catturato una realtà, una vera emotività. Se ci fate caso, le scene più importanti tra padre e figlio sono piani sequenza, lunghi, vissuti nella realtà. James ha capito che la forza del film si sarebbe basata sull’unicità di questo rapporto padre e figlio.

Cosa l’ha convinta a scegliere James Norton?

Principalmente due ragioni. Avevamo bisogno di un attore in grado di comunicare una vita interiore, molto profonda, senza dialogo, senza grandi momenti di recitazione. E io sapevo che James era capace di fare questo. Il padre del film non ha amici, da qui anche la decisione di scegliere il mestiere di lavavetri, che si può fare da soli, senza colleghi. Colleghi che sarebbero stati possibili interlocutori con cui confrontarsi sulla situazione e sulle proprie emozioni.

È un padre che ha dedicato la sua intera esistenza al figlio, che non ha creato altri rapporti al di fuori del rapporto col figlio. Si tratta di una situazione che trova la sua forza nell’uso di un attore come James, che è bello, prestante, giovane e forte. Lo spettatore, consciamente o inconsciamente, può immaginarselo in un’altra vita, in altri rapporti, con donne, amici. Questo giovane, in questa fisicità così attraente, ha una sola vita, un solo amore, un solo affetto, che è il figlio. La tecnica, la capacità, la profondità della recitazione che James può offrire, mi hanno fatto pensare che fosse la scelta giusta.

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Cinema

Bob Marley | tutti i dettagli del biopic diretto da Reinaldo Marcus Green

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Grandi novità per il biopic dedicato a Bob Marley diretto dal regista Reinaldo Marcus Green. Il cineasta ha confermato non solo che sta per dirigere un film sul re del reggae, ma ha rivelato anche alcuni dettagli. L’occasione si è presentata durante un’intervista rilasciata in esclusiva per King Richard con Steven Weintraub di Collider.

Questo significa che il progetto non solo è reale, ma che è in fase di sviluppo per poter rappresentare al meglio la vita dell’iconico cantante e attivista politico. Marley è passato alla storia per essere uno dei pionieri del reggae, riuscendo a incantare il mondo con i suoi talenti musicali e a far conoscere e diffondere la cultura giamaicana. Ma il buon Bob, era anche noto per il suo esplicito sostegno alle riforme sociali democratiche, usando spesso la sua musica per diffondere i suoi ideali politici.

Le dichiarazioni del regista Reinaldo Marcus Green

Alla domanda sullo sviluppo del film biografico su Bob Marley, Green ha affermato che attualmente sta lavorando a una sceneggiatura insieme a Zach Baylin ( King Richard ) e che il figlio maggiore di Bob Marley sta producendo e controllando il progetto: “Ziggy Marley è, giusto, il mio punto di contatto per il film e il produttore del progetto. Quindi siamo a tutto vapore. Ho chiamato Zach Baylin per aiutarmi a scriverlo, il che è fantastico per riunire il nostro team. Speriamo di avere una sceneggiatura molto presto. Sono davvero entusiasta di quello.”

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Cosa vedremo nel biopic dedicato a Bob Marley?

La mancanza – temporanea – della sceneggiatura, non ha di certo scoraggiato Green dal dichiarare cosa verrà mostrato nel biopic. Le sue idee lo porteranno ad esplorare la prolifica carriera del cantante. “Il nostro film inizia nel ’76 e in realtà riguarda la realizzazione di ‘Exodus’” dice Green, riferendosi al nono album in studio di Bob Marley and the Wailers. Un progetto musicale registrato dalla band dopo che Bob Marley è sopravvissuto a un tentato omicidio e lasciato la Giamaica per trasferirsi a Londra.

Sarebbe davvero interessante guardare la vita di Bob Marley da questa finestra, in un periodo in cui l’artista non solo è stato costretto a riflettere sulle sue radici, ma anche sulla portata internazionale del suo messaggio d’amore all’umanità.

Chi interpreterà il ruolo del cantante raggae?

Non poteva mancare la domanda cardine sul biopic: chi potrà interpretare il ruolo di Bob Marley sul grande schermo? Il ruolo verrà affidato a uno dei membri della famiglia del cantante? A tal proposito, il regista ha risposto che il casting non è ancora iniziato e che chiunque può candidarsi per la parte.

Poiché la musica è una parte importante dell’eredità di Marley, un grande film biografico non potrebbe esistere senza alcune delle sue canzoni iconiche. Quando gli è stato chiesto se avesse i diritti musicali per il film biografico, Green ha detto: “Abbiamo i diritti per la musica, per un po’ di musica, di sicuro.”
Dal momento che il film biografico su Bob Marley è ancora in fase di pre-produzione, potrebbe volerci un po’ di tempo prima di avere notizie più dettagliate.

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Cinema

Matrix Resurrections non sarà un semplice sequel | le parole del produttore

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A volte neanche ci rendiamo conto di quanto sia impietoso il tempo, nel suo scorrere così velocemente. E pensare che ‘solo’ 18 anni fa al cinema era uscito il film Matrix Revolutions, terzo capitolo della saga fantascientifica con protagonista Keanu Reeves. Adesso che siamo a poche settimana dal rilascio del quarto film Matrix Resurrections, a parlare è stato il co-sceneggiatore David Mitchell.

Come molti di voi ricorderanno, comprese le sorelle Wackowski, il pubblico (e non solo) non era stato molto clemente nei loro riguardi. Alla luce dell’imminente uscita del quarto capitolo, che riporterebbe in vita i protagonisti, la domanda sorge spontanea: cosa dovremmo aspettarci? Accadrà qualcosa di totalmente inaspettato o sarà un semplice sequel, che magari risulterà anche poco necessario ai fini della storia di Neo?

Cosa accadrà nel film Matrix Resurrections?

Il co-sceneggiatore di Matrix Resurrections , David Mitchell, che ha preso il posto di Lilly Wachowski nel progetto, ha rilasciato delle dichiarazioni molto interessanti a To Vima (tramite CBR ) e spiegato cosa non vedremo nel film. In particolar modo, il produttore ha spiegato che non sarà paragonabile ad altri blockbuster e sequel:

“Ho visto il film a Berlino a settembre. È molto buono. Non posso dirvi di cosa parla, ma potrei spiegarvi cosa non è. Non è certo un altro sequel, ma qualcosa di autonomo che contiene comunque i tre Matrix che lo hanno preceduto in maniera davvero geniale. È una creazione molto bella e strana. Raggiunge anche un paio di cose che non vediamo nei film d’azione, il che significa che sovverte le regole dei blockbuster.”

Leggi anche: Matrix 4 | Primissimi video e foto dal set del film

Leggi anche: Matrix 4, tutto quello che sappiamo della nuova avventura di Neo

La reazione del pubblico alle parole del produttore

Sebbene sia a dir poco azzardato e prematuro esprimere un parere dopo queste parole, a quanto pare Hollywood non la pensa allo stesso modo. A preoccupare tutti – nessuno escluso – sembra essere il fatto che Matrix Resurrections non sarà solo un altro reboot o sequel nella fase di revival. Fin ora le varie teorie lanciate dagli appassionati della saga non fanno altro che rincorrersi sui social, ma sta di fatto che al momento di concreto e affidabile non c’è nulla.

Il momento della verità arriverà solo quando il film sarà nelle sale cinematografiche e si saprà realmente come stanno le cose. Quello che per ora sembra una certezza, è il grosso problema legato a un piccolo dettaglio: Neo e Trinity dovrebbero essere morti. Del resto in Matrix, niente sembra essere impossibile, e la teoria che i primi 3 film siano solo dei videogiochi che si svolgono nel quarto film, sta prendendo sempre più piede.

Siamo tutti d’accordo che sia qualcosa di assolutamente folle e sconvolgente, ma forse Lana Wachowski e David Mitchell sono riusciti a trovare un modo per farlo apprezzare al pubblico.The Matrix Resurrections uscirà in Italia il 1° gennaio, giusto in tempo per iniziare il nuovo anno con un grande titolo cinematografico.

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