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Bunker, recensione: Florian Zeller chiude Bardem e Cruz in una casa di vetro pronta a crollare

Florian Zeller torna con un dramma psicologico che mette Bardem e Cruz davanti alle paure di un mondo sempre più isolato

Dopo The Father e The Son, Florian Zeller torna dietro la macchina da presa (e in scrittura) con Bunker, dramma psicologico presentato in concorso alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al centro del film ci sono Javier Bardem e Penélope Cruz, coppia nella vita e marito e moglie sullo schermo, affiancati da Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger.

In 126 minuti, il regista costruisce una storia che intreccia crisi sentimentale, paura del futuro, disuguaglianze sociali e ossessione per la sicurezza. Un racconto ambientato tra lusso, isolamento e inquietudine, nel quale il bunker diventa molto più di un rifugio: la metafora di una società che sembra avere sempre più paura del mondo esterno.

Di cosa parla Bunker

Girato quasi interamente a Madrid ma ambientato a Londra, il film racconta di un architetto intento ad accettare un incarico controverso, progettare un bunker destinato a proteggere un ricchissimo magnate della tecnologia da un possibile futuro catastrofico. Il rapporto con la moglie inizia a incrinarsi. Dopo diciassette anni di matrimonio, lei comincia a interrogarsi sulle fondamenta della loro relazione.

Javier Bardem e Penélope Cruz sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia 2026
Javier Bardem e Penélope Cruz sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia 2026 (Foto: Ufficio stampa La Biennale di Venezia) – newscinema.it

Bunker è un dramma con sfumature thriller che racconta le tensioni sentimentali e i conflitti morali di una coppia alle prese con le inquietudini di un’epoca sempre più instabile. Attraverso paure, sospetti e dilemmi etici, il film riflette sulle ansie del presente e sul modo in cui la crescente incertezza può trasformare profondamente i rapporti umani.

Javier Bardem e Penélope Cruz: una coppia formidabile

Sarà il loro legame nella vita, sarà l’enorme capacità attoriale, ma il feeling che si respira in scena è esattamente il punto cardine che serve al film.“Ho scritto Bunker per Penélope Cruz e Javier Bardem, che sono stati il punto di partenza e ispirazione per questo progetto”, queste le parole di Florian Zeller che evidentemente ha visto nella coppia quell’appiglio ideale per raccontare, attraverso loro, questo tragico stallo esistenziale.

I due riescono infatti ad appropriarsi della tematica, stimolando continue suggestioni mentali nello spettatore. Grazie alla loro completa simbiosi, questo attualissimo dramma psicologico diventa fibra umana da sfilacciare e ricomporre. Un esame di coscienza, un’analisi per tutti noi, una profonda verità su una società di esseri umani che sono tutto tranne che umani.

Il cast di Bunker e il regista Florian Zeller sul red carpet di Venezia 83
Il cast di Bunker e il regista Florian Zeller sul red carpet di Venezia 83 (Foto: Ufficio stampa La Biennale di Venezia) – newscinema.it

Bunker è un groviglio di ansie e timori

Lo scrittore e regista francese Florian Zeller, premio Oscar per The Father, firma un’opera completa, intensa, di quelle che iniziano nell’idillio, innescano fratture, le elaborano egregiamente e, infine, lasciano lo spettatore a reagire mentalmente, iniettando però un leggero ma essenziale motivo di speranza.

Come ha dichiarato lo stesso Zeller: “ho pensato a questo articolo che avevo letto tempo fa e mi è parso un paradosso folgorante: l’uomo che aveva edificato la propria fortuna sull’idea di connettere le persone [leader di un app social, Ndr] si stava preparando all’isolamento”.

La critica ai grossi nomi del pianeta è chiara. Senza citarli esplicitamente Zeller punta il dito contro quei ricchi, pieni di potere ma tanto distaccati dalla realtà, talmente gonfi di egoismo e supremazia da essere quasi certi dell’immortalità.

Lo fa anche con un parallelismo perfettamente calzante, li paragona ai faraoni, parlando appunto del bunker in termini di progetto faraonico. I faraoni, coloro che inseguivano l’immortalità, edificavano piramidi immense e distruggevano le prove (umane) per sicurezza e segretezza.

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Il regista, attraverso metafore e spunti stratificati, ci parla dunque della paura del futuro e del timore di cosa ci attende, dell’ansia di rendersi conto che tra una manciata di anni (speriamo il più possibile) di noi non rimarrà traccia e, infine, del costante e sempre più smodato individualismo.

I colori veicolano concetti chiave

Come solo i più grandi sanno fare, coloro che hanno piena padronanza del cinema in quanto forma d’arte pura ed elevata, in questo Bunker ogni elemento scenico diventa narrativo. Il rosso è un colore insistente nell’estetica del film. Dall’abito che inizialmente Sofia sfoggia, e che verso la fine vediamo invece appeso all’armadio abbandonato, fino alla parete rosso fuoco che accende alcune scene determinanti.

Javier Bardem e Penélope Cruz in una scena di Bunker
Javier Bardem e Penélope Cruz in una scena di Bunker (Foto: Ufficio stampa La Biennale di Venezia) – newscinema.it

Altro colore che emerge dominante è il blu, non a caso proprio dietro a Jeremy Gray, lo scrittore interpretato da Patrick Schwarzenegger. Blu, simbolo universale di calma e fiducia, viene posizionato da Zeller esattamente sullo sfondo durante l’intervista a questo personaggio, e proprio nel momento in cui riflette sul suo libro e sulle consapevolezze umane che risvegliano e imprigionano. Le stesse che fanno da specchio alla protagonista.

Inoltre, il colore blu evoca la vastità del cielo come quella del mare e c’è proprio una frase durante il film che rimanda a questo, viene detto che il cielo è l’unico vero limite. Il regista usa dunque oggetti, scenografie, costumi e ogni elemento della scena per evocare chiavi di lettura narrative, nutrendo così il film di un tessuto sociale e umano denso e totalizzante.

La casa di Bunker esiste davvero? Il significato di questa location

Per rispondere subito alla domanda, diciamo di no, la dimora della famiglia non esiste realmente, il set è stato ricostruito in studio. Ciò non toglie però che la finzione scenica, quando è realizzata al meglio, porti in ugual misura al risultato sperato.

Ancor più degli elementi visivi e degli oggetti scenici, ciò che diventa un vero comprimario dei protagonisti è infatti questa casa. L’imponente abitazione veicola ogni frattura della coppia, ogni distacco, fragilità e sensazione. La casa è simbolo del rapporto e in senso ancora più ampio della società.

All’apparenza solida e dal design brillante è per buona parte di vetro e dunque tanto fragile da rischiare di crollare. Lo stesso vale per la privacy, quel concetto che diventa un vera ossessione per il Miguel interpretato da Bardem. La tutela della riservatezza da occhi indiscreti, che tanto brama e su cui si impunta, è in primis già tradita dai proprietari stessi vista la totale trasparenza delle mura e in secondo luogo, si trasforma in un preoccupante e istintivo segnale di chiusura, di isolamento, di mancanza solidale verso il prossimo.

Bunker è senza dubbio uno dei titoli più interessanti di questa Mostra del Cinema di Venezia 2026 e uscirà prossimamente al cinema con Notorious Pictures.

Lorenzo Usai
Lorenzo Usaihttps://www.instagram.com/madraine8/
Contraddistinto da una passione cinefila quasi maniacale, cresciuta in me come una vocazione, cerco ogni giorno che passa di scoprire sempre di più, farmi esperienza, parlare e scrivere di questo magico mondo. Fin da piccolo sono sempre rimasto incantato dal cinema, la sala, l’enorme schermo davanti a me e tutte le storie che mi portano dentro ad infiniti mondi, vivendo esperienze come in prima persona. Insomma i film emozionano, insegnano, confortano, incoraggiano, divertono, sono una potenza reale e concreta, per me non sono un passatempo ma un vero stile di vita.

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