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Festival di Venezia

VENEZIA 68: Conferenza stampa di Poulet Aux Prunes

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Oggi, a Venezia, si è tenuta la conferenza stampa del nuovo film di Marjane Satrapi, Poulet aux prunes, ispirato all’omonimo romanzo a fumetti scritto dalla regista nel 2004. Questa volta la regista ha scelto rispetto al suo primo film, Persepolis (nomination all’Oscar e Premio della Giuria al Festival di Cannes) lungometraggio d’animazione, un cast di personaggi in carne ed ossa.

La vicenda, si svolge durante il novembre 1958, in Iran. Protagonista è Nasser Ali Khan (Mathieu Amalric), un famosissimo suonatore di tar, che decide di lasciarsi morire dopo che la moglie (Isabella Rossellini), adirata, rompe il suo prezioso strumento musicale. Dietro il suo dolore in realtà si cela la frustrazione di un matrimonio forzato e di una storia d’amore delusa nonché la nostalgia per una società scomparsa. Il titolo deriva dalla pietanza preferita dal protagonista, il cui rifiuto diventerà simbolo della scomparsa di ogni residuo gusto e piacere nella sua vita. Il romanzo è una grande metafora della disperazione dei progressisti iraniani di fronte al mutamento del loro Paese.

Alla conferenza hanno partecipato oltre che la regista ed il co-sceneggiatore Vincent Paronnaud, anche parte del cast come Maria de Medeiros, Golshifteh Farahani ed il protagonista, Mathieu Amalric.

Il protagonista del film suona il Tar, strumento musicale tipico dell’Iran, ma nel lungometraggio è stato sostituito da un violino, come mai questa scelta? Certo `uno dei pochissimi cambiamenti rispetto al fumetto anche se in questo caso, rispetto a Persepolis, ha deciso di girare un vero e proprio film sul romanzo ad illustrazioni, come mai?

M. Satrapi : abbiamo deciso di non usare il Tar, per quanto tipico iraniano, in quanto è uno strumento grande e di particolare fascino e non volevamo che la sceneggiatura, come l’attenzione dello spettatore si concentrasse su quello, bensì sulla storia, per questo abbiamo optato per un più classico violino.

Per quanto riguarda la decisione di trasporre cinematograficamente il fumetto, piuttosto che un nuovo film d’animazione, la risposta è semplice, volevamo sperimentare e per quanto Persepolis ci ha permesso di astrarre la narrazione, con questo film abbiamo voluto sperimentare altri percorsi.

Due anni fa, a Cannes, aveva detto che questo suo secondo film sarebbe stata una dichiarazione d’amore per il cinema, lo ha realmente inteso in questo senso?

V. Paronnaud : l’unico problema che ci siamo trovati di fronte è stato quello del budget, ma il film è sicuramente un omaggio al cinema anni 50, entrambe (si riferisce alla Satrapi), non ci poniamo limiti, abbiamo sempre trovato la maniera per riuscire ed anche in questo caso il risultato è stato raggiunto.

M. Satrapi : certo, è una dichiarazione d’amore per il cinema, è arte nell’arte, un fine ultimo ecco, un insieme artistico volto a celebrare l’amore che entrambi abbiamo per questo campo

Dopo il grande successo di Persepolis, ci eravamo tutti chiesti quale sarebbe stato il futuro dei suoi film, ora? Cosa è cambiato? Ci sará più un film d’animazione?

M. Satrapi : abbiamo appena finito con questo secondo progetto quindi non le so dire con certezza, certo è che tutto è iniziato dai disegni e sicuramente ci saranno, come costante.

Lei parla dell’Iran pur non essendo potuta più rimpatriare nel suo Paese, a quali immagini attinge?

M. Satrapi : quando studiavo a Teheran ho avuto modo di vedere e di vivere la mia cittá, molte cose le ricordo ancora, ovviamente ci sono state foto e video ai quali ho attinto per rinfocolare la memoria ma fondamentalmente l’Iran che raccontiamo è un’Iran immaginato, un Paese ricostruito attraverso le nostre impressioni, con un nostro linguaggio comune.

Guardando il suo ultimo film, si può notare un duplice registro di tono, da un lato profondamente nichilista, dall’altro forse piú speranzoso, è giusta questa lettura?

M. Satrapi : oh bhè è certamente nichilista per la vita lo è. Se invece cerca in qualche modo la speranza nel mio film, bhè non la troverá perché nella vita non c’è speranza ed il film parla della vita. Noi viviamo, celebriamo la vita.

Mathieu Amalric, che ne pensa del suo personaggio, come lo ha vissuto, come ha vissuto l’uomo che ha dovuto interpretare?

M. Amalric : il protagonista, non è un uomo, semmai un fantasma dell’uomo. Per Marjane, ed è vero, se si fosse onesti, non si potrebbe sopravvivere ad un trauma amoroso come questo. Nella vita cerchiamo di farlo ed il piú delle volte andiamo avanti ma non è certo un’impresa semplice. Quest’uomo perde il suo piú grande amore, la musica, dopodiché morirá.

Domanda all’attrice Golshifteh Farahani: come è stato per lei girare un film sull’Iran?

G. Farahani : quando ho letto la sceneggiatura ho pensato, questo Iran è quello vero, quello che abbiamo perso e che non esiste piú e tutto per colpa della corsa al petrolio. Questo film diviene quindi un simbolo. Per me è stato meraviglioso poter lavorare con Marjane, un’altra iraniana come me, essere l’Iran, quell’Iran perduto. La ringrazio di cuore per avermi scelta.

Come è stato girare un film con attori in carne ed ossa piuttosto che d’animazione, sono state deluse le aspettative?

M. Satrapi : no no, è stato piú che soddisfacente, avere attori in carne ed ossa come questi è stata una fortuna. Avevamo immaginato una storia e la sua possibile trasposizione in immagini e loro sono riusciti a renderla alla perfezione, hanno letteralmente dato corpo all’immaginazione.

V. Paronnaud : io ho temuto il peggio, avevo paura del risultato ma mi sono dovuto ricredere, quando ho visto il risultato mi sono commosso e sorpreso allo stesso tempo e mentre guardavo le scene, mi sono completamente dimenticato che fossero state girate su un set, vedevo solo i personaggi.

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Cinema

The Rossellinis | video intervista ad Alessandro Rossellini sul documentario che racconta la sua famiglia

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Alla Settimana Internazionale della Critica, durante la 77esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato The Rossellinis, documentario diretto dal primo nipote del regista di Roma città aperta. Alessandro, al suo esordio con un lungometraggio cinematografico dopo una lunga carriera come fotografo, torna al Lido dopo aver presentato il cortometraggio Viva Ingrid! nel 2015. The Rossellinis è un ritratto ironico, allo stesso tempo affettuoso e sardonico, di una delle famiglie più chiacchierate del cinema. Internazionale e numerosissima.

The Rossellinis | intervista ad Alessandro Rossellini

La famiglia che scandalizzò la società degli anni Cinquanta, nel documentario di Alessandro, viene mostrata per la prima volta “dall’interno”, rappresentata su schermo ribaltando l’immaginario che i rotocalchi ne hanno fatto negli anni. Il regista cerca quindi di andare oltre quel “circo mediatico” nato intorno alla figura di nonno Roberto e alla sua famiglia, ma anche oltre il mito inscalfibile del maestro venerato dagli appassionati di cinema.  

Nella nostra intervista, Alessandro Rossellini ci racconta della “rossellinite”, ovvero di quella sindrome di cui sono stati “affetti” per anni lui e gli altri componenti della famiglia, e del lavoro, lungo anni, fatto sul film.

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Cinema

Venezia 77 | Pietro Castellitto presenta I Predatori: “Senza Nietzsche forse non avrei fatto il regista”

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“Mio padre ad un certo punto si era messo in testa di voler recitare la parte del padre del mio personaggio nel film. Allora io l’ho preso in disparte e gli ho detto: ma tu ci tieni al mio futuro o no?”. Così Pietro Castellitto, figlio di Sergio, presenta in conferenza stampa il suo esordio alla regia. I Predatori è in concorso Orizzonti durante la 77esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un film pregno di cattiveria, cinismo e coraggio di andare sopra le righe, mettendo in scena dei personaggi appartenenti a due famiglie solo superficialmente differenti per estrazione sociale e comportamenti, ma accomunate dalla stessa ferocia e disperazione. Nel cast del film figurano Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Pietro Castellitto, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli e Marzia Ubaldi.

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Venezia 77 | I Predatori di Pietro Castellitto

Pietro Contento Castellitto, nato nel 1991, ha debuttato nel cinema a tredici anni in una piccola parte nel film Non ti muovere (2004), diretto dal padre. Dopo altri piccoli ruoli da attore, Pietro ha abbandonato per diversi anni la recitazione per dedicarsi alla carriera universitaria, laureandosi in filosofia. Da qui anche la centralità della figura di Nietzsche nel suo film (“se non ci fosse stato Nietzsche probabilmente non avrei fatto il regista”).

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“Agli inizi sentivo di andare incontro ad una ferocia immotivata, ad un pregiudizio su di un attore che ancora non aveva dimostrato nulla. Mi convinsi allora che non ero in grado di fare quel mestiere. Spesso va così, si reagisce alle ingiustizie convincendosi di meritarsele”, ha spiegato Pietro Castellitto. Adesso il giovane interprete e regista è pronto per tornare come attore in produzioni importanti come Freaks Out di Gabriele Mainetti e nella serie su Francesco Totti in cui interpreterà il leggendario capitano della Roma.

Un film antiborghese

Ma anche l’esordio da regista non è stato facile. “Ho scritto la sceneggiatura de I Predatori quando avevo 22 anni. Ma all’epoca non avevo credibilità lavorativa. Scrivevo cose e le facevo leggere a gente che prima mi faceva i complimenti e poi scompariva, non richiamandomi mai. Domenico Procacci è stato il primo ad avermi dato fiducia. Quando sono entrato nei loro uffici mi sono detto: ecco, si stanno sbagliando, questi mi fanno fare un film per davvero”.

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Un film che alcuni potrebbero giudicare “antifascista”, ma che, come spiega il suo stesso autore, è in realtà un film antiborghese: “Un film antifascista avrebbe avuto senso sono durante il Ventennio. Ma allora non te lo facevano fare. I fascisti del mio film sono colorati e sfarzosi, come quegli animali dai pigmenti colorati che fanno finta di avere in corpo un veleno letale che in realtà è esaurito da tempo”.

Manomettere il mondo

Ne I Predatori torna centrale il tema delle classi sociali, dimostrando la differenza tra un classe (quella del proletariato) “che ha bisogno delle armi per essere dei predatori” e quella opposta (la borghesia), che ha invece strumenti molto più raffinati e funzionali a propria disposizione dei fucili e delle pistole. “Quasi tutte le opere scritte dai giovani nascono da un disagio o da un sentimento da voler comunicare. Non dalla volontà di imporre un messaggio. Federico è l’unico personaggio un po’ autobiografico e per questo lo interpreto io nel film. Come me appare impacciato anche quando è sicuro di sé. Ha la voglia di reinventare la modernità, di manomettere il mondo”. 

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Cinema

Guida romantica a posti perduti | la nostra intervista con il cast e la regista del film

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Giorgia Farina, a cinque anni dalla black comedy Ho Ucciso Napoleone, torna dietro la macchina da presa per Guida Romantica a Posti Perduti, road movie quieto e malinconica con protagonisti due personaggi “sbagliati”, interpretati da Jasmine Trinca e Clive Owen, che perseverano nei propri errori ma cercano allo stesso tempo di dare al mondo, attraverso la tv o il web, un’immagine di sé che non corrisponde alla realtà. 

Il film, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 77 (e al cinema dal 24 settembre), segna il passaggio per la regista Giorgia Farina dalla commedia pura ad un cinema dai tempi più dilatati e dai ritmi meno concitati. Abbiamo chiesto a lei e a due degli interpreti principali, Andrea Carpenzano e Irène Jacob, quali nuove sfide ha posto la realizzazione di questo atipico film “on the road”.

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