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Hamburgo, la recensione del film con Denver de La casa di Carta

In concorso alla 43esima edizione del Torino Film Festival, Hamburgo riporta sullo schermo uno dei protagonisti de La casa di carta.Dopo aver smesso i simpatici panni di Denver nella serie fenomeno targata Netflix, Jaime Lorente è il protagonista della pellicola firmata da Lino Escalera, al suo secondo lungometraggio. Omaggiando il genere noir e mettendo in campo le lezioni di un certo tipo di cinema, il regista spagnolo confeziona un’opera senza sbavature nè buonismi, cruda e delicata al tempo stesso, ancorata alla realtà della quale fa un ritratto preciso e doloroso.

Hamburgo | La trama del film in concorso al Torino Film Festival

Alina (Ioana Bugarin) è entrata a far parte di un giro di prostituizione nella Costa del Sol. Lontana dalla sua terra natale, la Romania, la giovane vende il suo corpo in attesa di riuscire a saldare i suoi debiti. Nel frattempo, trascorre le sue giornate in compagnia delle altre ragazze e di Radu (Rares Andrici), un conterraneo con cui inizia una storia d’amore. Germán (Jaime Lorente) lavora invece come autista, spostando le ragazze da un luogo a un altro a seconda delle esigenze dei clienti.

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Una scena di Hamburgo (Foto: ufficio stampa) – Newscinema.it

Ed è così che conosce Alina, con cui si scontra subito, ma nella quale riconosce una sorta di spirito affine. Il seme della ribellione scorre in entrambi, sebbene abbiano pochi modi di metterla in atto. Una sera, un colpo organizzato in gran segreto e finito male, spingerà Germán a pensare fuori dagli schemi, coinvolgendo Alina nel suo piano.

Tra vuoti esistenziali e vie di fuga che hanno il nome di una città

Hamburgo fa dell’atmosfera il suo punto di forza. Tra luci stroboscopiche, pasti in comune e desideri nascosti. Avvolti e attratti da questo ambiente tossico, dove il crimine e la malavita la fanno da padroni, i protagonisti sognano la via di fuga. A volte sembrano addirittura intraprenderla, fermandosi però a pochi passi da essa. Alina e Germán condividono un vuoto esistenziale, frutto di un passato difficile, le cui cicatrici e i rimpianti sono visibili ancora adesso. E si fanno sentire. Nonostante la determinazione della prima e la sobrietà del secondo, nulla va mai per il verso giusto. Anzi. La ricerca di riscatto si trasforma ogni volta in una trappola.Il loro rapporto è fatto di pochi piccoli gesti: l’incontro segna un inizio, ma la conclusione rimarrà aperta, a suggerire un differente futuro possibile (?). Costretti dalla vita a fare delle scelte di cui, probabilmente, già sapevano si sarebbero pentiti per sempre, i due cercano di mantenere un briciolo di umanità. Lo cercano dove possono. Alina nei suoi clienti, alcuni dei quali si legano a lei, andando oltre la pura e semplice apparenza. Germán nell’amicizia con Cacho (Roger Casamajor), con cui si confida e lavora da tanto tempo.

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Una scena di Hamburgo (Foto: ufficio stampa) – Newscinema.it

Le relazioni umane in Hamburgo hanno un’importanza cruciale, sebbene si parli soprattutto di individui singoli, soli. Nelle esistenze di questi personaggi, infatti,la solitudine risucchia tutta l’aria, impedendo agli orizzonti di aprirsi e di mostrare qualcosa di diverso. Mentre la città tedesca diviene una meta da raggiungere per dare il via a un nuovo inizio.

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