In concorso alla 43esima edizione del Torino Film Festival, nella sezione dei documentari, Land with no rider di Tamar Lando pone sotto la luce dei riflettori una realtà semplice e affascinante.Protagonisti di questa realtà sono gli ultimi cowboy del New Mexico, alle prese con l’inesorabile avvicinarsi del progresso e con l’eredità che lasciano ai posteri. Una malinconia sottile percorre tutta la narrazione, mentre le voci di chi per una vita intera ha vissuto della terra e dei suoi animali danno la loro testimonianza. Dal 1598, quando i coloni spagnoli hanno posto radici nel New Mexico, passando per il Novecento, sino ad arrivare ai giorni nostri, Land with no rider fornisce uno spaccato appassionato e sincero di un’umanità in via d’estinzione.
Land with no rider racconta i cowboy in via d’estinzione
Il documentario d’esordio firmato da Tamar Lando, fotografa e docente di filosofia alla Columbia University, si compone di immagini che restituiscono le sensazioni di un’epoca e di un mondo agli sgoccioli. L’arrivo inesorabile del progresso sta per cancellare ogni traccia di questi uomini che hanno ancora tutti i tratti dei cowboy originali.
Sebbene ai cavalli abbiano sostiuito le mucche, il loro legame atavico con la terra li rende una specie a parte. Segnati dalle difficoltà di una vita fatta di fatiche e di duro lavoro, dove le soddisfazioni arrivano da madre natura e dai frutti che essa concede, i protagonisti temono per chi verrà dopo di loro. In fondo chi raccoglierà l’eredità? Chi proteggerà le terre e gli animali?

Il wild feeling – così lo chiamano – ovvero il sentimento nei confronti di un selvaggio west, dove la libertà è un concetto fondamentale, continua a vivere dentro di loro. E mai si spegnerà. Nonostante la siccità, il rimpicciolimento dei possedimenti, lo sviluppo dei macchinari che cancella la vecchia e antica manodopera. I ricordi rischiano di sbiadire, anche se le voci dei cowboy si fanno sentire forte e chiaro. Non solo nelle serate dei karaoke.
Il fascino intramontabile della terra
Ed è così che anche la musica entra a piene mani all’interno della narrazione. Vibrante ed emozionante, la colonna sonora di Land with no rider si guadagna un posto speciale nel cuore del pubblico.
Andando anche a raccontare ciò che smuove i protagonisti, alle prese con eventi che caratterizzano la loro quaotidinaità. Un ruscello completamente prosciugato, una quercia di 400 anni, una vitellina morta, una mucca salvata. La morte e la vita si mescolano senza soluzione di continuità, in un ciclo che non si interrompe mai.

Il paradiso non è solo quello in cielo, ma è anche l’idea di morire nel proprio ranch. Dove ogni ettaro ha un suo significato e uno scopo. Che sia dedicato al pascolo o al cimitero di famiglia. La terra ancora oggi popolata dai pochi cowboy rimasti ha i tratti epici dei migliori classici e non accenna a diminuire il suo intramontabile fascino.


